Martedì 20 gennaio alle ore 17,00 il professore ordinario di politica economica Pier Giuseppe Morone ha tenuto una lezione: “Nuovi modelli verso una transizione”, al l’Università Unitelma, Roma.
Mutamenti climatici, migrazioni, sprechi alimentari e scarti avranno un peso sulla terra.
La ricerca di modelli per una transizione è un passo necessario.
Nei prossimi trent’anni nel 2050 si andrà verso una condizione demografica in crescita. La popolazione da otto miliardi sarà di dieci miliardi di persone.
Il trend si esaurirà fino al 2100, la popolazione sarà di due miliardi in più.
L’Europa è quasi a crescita zero, negli Stati Uniti d’America la crescita è limitata.
Si prevede una crescita fortemente concentrata in Africa.
Nel futuro nell’area Subsahariana ci sarà un raddoppio della popolazione, anche in termini migratori.
Il sud est Asiatico ha un continuo aumento della popolazione, come del resto in tutti i paesi Asiatici.
Di pari passo all’aumento demografico ci sarà un innalzamento del livello del reddito economico.
In generale, le disuguaglianze di reddito sono cresciute dopo la crisi valutaria dei primi anni ’90, per poi definirsi prima della crisi finanziaria del 2008-09 e della crisi degli anni seguenti 2011-2013. Nel periodo delle due crisi la diseguaglianza nella distribuzione del reddito è sensibilmente aumentata.
Il reddito mondiale salirà tra i vari ceti. I più ricchi avranno un reddito più alto. Si avrà un’ulteriore crescita della ricchezza mondiale ed in particolare nel Nord America e Cina. Nuovi modelli di transizione sono i pilastri dell’economia.
Nel 1975 avevamo un primo, secondo e terzo mondo. Nel 2015 è avvenuta l’esplosione del ceto medio.
In questi cinquanta anni, una fetta nuova della popolazione mondiale è cambiata.
Siamo in un’economia di consumo,
Il ceto medio è in India ed il conseguente potere di acquisto.
Una nuova accelerazione della domanda sui beni di acquisto.
La crescita demografica, economica e il nuovo ceto medio determinano problemi che diventeranno pressanti.
Si richiedono più proteine animali che provengono, in linea di massima, da allevamenti intensivi.
La produzione dei beni alimentari non sempre sufficiente per tutti.
Problema di salita economica, la società di massa si espande, il ceto medio domanda beni di consumo e manufatti
Gli effetti di questo andamento ricadono sui global e local pollutants.
Tutti questi aspetti sono la complessità del panorama che viviamo ogni giorno.
La Cina insieme a Stati Uniti d’America e India sono i tre paesi emettitori maggiori nel mondo di C02.
Se volessimo dimezzare le emissioni di C02 di India e Cina potremmo raggiungere un buon obiettivo, in linea con il livello di emissioni di C02 degli Usa.
Se volessimo usare il target per dimezzare le stesse in ogni paese del mondo, in India paradossalmente potrebbero aumentare.
Indossare abiti per tre volte e buttarli o in alternativa destinarli al Sud del mondo, una abitudine dei paesi occidentali. L ’80% dei pacchi finisce nelle discariche dei paesi più poveri.
Gli effetti delle scelte di modelli di consumo producono local and global pollutants.
Problemi nascosti si presentano.
Gli effetti della local pollutants incidono sulla salute di molte persone.
L’aria troppo inquinata da sostanze nocive. Nuove strategie per la condizione di vivibilità della città.
Razionalizzare il più possibile e difendere il ruolo della città.
La temperatura media tende salire di cinque gradi l’anno.
Un modello di consumo per una economia circolare.
Lasciare lo sviluppo del modello lineare sull’impiego dei fossili e puntare al modello dell’economia circolare delle biomasse.
Se si bruciano le bio masse si esce dal modello dello spreco,
Gli sprechi alimentari sono inquinanti.
Il maggior spreco alimentare avviene nei paesi più ricchi.
Nei paesi più poveri avviene nelle coltivazioni e nel trasporto degli alimenti avvolti nella plastica, destinati ai supermercati. alimenti impacchettati due volte fino a casa.
Ogni anno vengono gettati fino 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti.
Oltre ad un problema morale c’è un impatto enorme sull’ambiente.
Utilizzare gusci di uova, di noci e bucce di banana per ecoplastica sono strategie per migliorare lo spreco alimentare per cibo non edibile.
L’impiego del legno con oggetti ed utensili migliora l’assorbimento degli C02.
Ridurre lo spreco alimentare. Individuare le variabili del sistema.
Modello complesso che mi consente lo studio di una variabile fissa, per costruire un sistema.
Nuovi orizzonti dello studio delle variabili complesse, su adozione di una variabile semplice per limitare gli sprechi alimentari e l’impatto circa l’uso dei materiali inquinanti.
Si afferma che due variabili: A e B sono correlate quando i valori dell’una tendono a seguire i valori dell’altra. Il rapporto che ne consegue rappresenta l’adattabilità di una variabile di cambiare in funzione dell’altra.
La presenza di persone, delle istituzioni private e pubbliche che studiano e propongono modelli di transizione sostenibile induce i cittadini a comportamenti virtuosi.
Ruolo delle variabili, comportamento verso una direzione a salvaguarda del cibo contro lo spreco.
Lo studio di fattibilità e l’analisi di sostenibilità danno possibilità di nuovi scenari.
C’è sostenibilità ambientale, c’è sostenibilità economica. Situazione complessa che dà soluzioni alternative.
Dal pubblico il professore Alessandro Bianchi pone l’accento sull’uso delle bio masse come alternativa.
L’impatto sociale: ripensare la città per tentare di lenire gli aspetti negativi.
La maggior parte della popolazione vuole stabilirsi nelle città.
I dati in aumento della popolazione corrispondono ad una popolazione urbanizzata.
Nel 2050, sei miliardi di persone vivranno le città.
Le bio masse: capacità energetiche: economiche, ambientali e nelle aree periurbane.
La transizione per la sostenibilità, una società aperta alla comunità e agli interessi collettivi
Stefano Aragona, ingegnere e ricercatore in Urbanistica.
Pone a confronto le città con il territorio.
Il territorialismo una tematica aperta per una sostenibilità.
Nuovi modelli per la sicurezza dei cittadini.
Uno sviluppo di risorse non solo per l’ottimismo delle singole volontà.
In conclusione il benessere economico è non solo quello che io posseggo, soprattutto è quello di cui ho accesso.

 di Claudia Polveroni Apn Publisher

 

 

 

ASPETTI SOCIO-ECONOMICI E DI MERCATO di Alessandra Di Giovambattista 

25-01-2023

 

Abbiamo visto i pro ed i contro del sistema di tassazione proporzionale, almeno quelli che più sono stati evidenziati dalla stampa, più o meno specialistica; ma se si vuole inquadrare bene il problema occorre soffermarsi anche su altri aspetti, alcuni molto tecnici ma che si cercherà di approfondire.
Da qui una serie di considerazioni: una prima analisi va fatta con riferimento ai dati quantitativi riportati (secondo articolo) quando si sono rappresentate le motivazioni che sostengono la tesi contraria alla tassazione proporzionale; il calcolo su riportato si basa sul mero confronto delle aliquote, mentre occorre tener presente che la posizione debitoria fiscale del contribuente è la risultante del totale dei redditi percepiti al netto di tutti gli oneri detraibili e/o deducibili, per cui il contribuente presenta di fatto una posizione fiscale netta. Ciò detto da una semplice analisi dei dati tratti dal dipartimento delle entrate del Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) si evince - dal dato macroeconomico complessivo che pone a rapporto l’imposta netta (pertanto al netto delle detrazioni IRPEF) con l’ammontare del reddito complessivo (al netto della cedolare secca) - che l’aliquota media IRPEF è del 18,77%, pertanto una percentuale ben lontana da quella calcolata sull’ipotesi di reddito da lavoro dipendente di 50.000 euro (che calcola un’aliquota media del 28,8%). Inoltre si consideri che il reddito medio da lavoro dipendente è pari a circa 20.700 euro, pertanto meno della metà di 50.000 euro (rappresenta precisamente il 41,4%) su cui si è impostato il confronto. Ora la forte differenza tra il sistema progressivo IRPEF e la flat tax che presenta un’aliquota del 15% su cui riflettere è dovuta al fatto che i contribuenti che scelgono tale imposizione, in mancanza di altri redditi da assoggettare ad IREF, non avranno diritto ad alcuna deduzione/detrazione dal reddito, in quanto la flat tax si presenta come imposta sostitutiva. Quindi per essi l’aliquota sarà unica ed effettivamente del 15%, laddove per i lavoratori dipendenti, pur avendo un’aliquota media che può aggirarsi intorno al 27% (aliquota media IRPEF che spesso viene utilizzata nelle relazioni tecniche governative) si è visto che l’aliquota effettiva media scende al 18,77%.
- un approccio di natura economico/fiscale porta a dover considerare il peso delle imposte e degli oneri sociali (c.d. cuneo fiscale) che grava sui redditi da lavoro dipendente il cui dato medio se diviso per 13 mensilità porta ad un valore mensile di circa 1600 euro di reddito netto disponibile (da uno studio del sole 24ore del 18 giugno 2021 si evidenzia che una famiglia composta da genitori e due figli che vive in una grande città del nord è considerata povera se non riesce a guadagnare complessivamente almeno 1.680 euro al mese). Pertanto si rende necessario un ripensamento della fiscalità personale complessiva, così come si rende necessaria una profonda riflessione sul reddito di cittadinanza che va riconosciuto dietro stringente verifica dei requisiti che ne stabiliscono il diritto, altrimenti si cade nella trappola per cui diviene più conveniente percepire il sussidio senza alcuno sforzo lavorativo (e magari lavorando in nero) rispetto ad andare a lavorare per percepire uno stipendio netto disponibile di poco superiore al sussidio stesso (e comunque applicando uno sforzo e delle conoscenze che non vengono adeguatamente remunerate).
- L’attuale società italiana ha visto, nell’ultimo ventennio un profondo cambiamento nel mercato del lavoro dove sempre più, ai lavoratori di prima occupazione, viene chiesto di aprire la partita IVA per poter lavorare; ciò rappresenta un notevole risparmio per il datore di lavoro, mentre il lavoratore deve accollarsi una serie di oneri relativi ai contributi previdenziali ed assistenziali, alle spese amministrative di gestione, a varie forme di assicurazione professionale, nonché alle eventuali perdite per malattia e gravidanza che vanno direttamente a gravare sul lavoratore.
- Da ciò consegue che i lavoratori autonomi, specialmente all’inizio della loro attività professionale, artigianale, o imprenditoriale, devono saper far fronte al rischio d’impresa, al rischio incertezza del mercato, devono avere le capacità personali e professionali di penetrare il mercato (che peraltro con la globalizzazione presenta sempre più barriere all’entrata) e per tali motivi, almeno nei primi anni lavorativi, percepiscono redditi molto bassi. Tali aspetti pesano molto di più sul lavoratore autonomo che su quello dipendente.
- La presenza di molti lavoratori comunitari ed extra comunitari che spesso lavorano senza aprire alcuna partita IVA e che quindi, oltre ad incrementare il lavoro sommerso spingono il mercato verso il basso. Questo aspetto induce, a sua volta, i nostri giovani a guardare fuori dall’Italia per cercare mercati del lavoro più competitivi e più meritori; da qui il problema della c.d. fuga dei cervelli.
Questi solo alcuni aspetti sociali ed economico/finanziari che possono aiutare a delineare un’idea personale su quanto sia giusta o meno l’introduzione della flat tax per i contribuenti minimi. A voi l’ardua sentenza. Nel prossimo articolo vi fornirò il mio punto di vista che, è evidente, potrete del tutto ignorare in quanto avete ora a disposizione degli strumenti per poter ragionare e prendere una vostra posizione.

Alessandra Di Giovambattista 

Numero Registrazione Testata: 202/2015 2 Dicembre 2015 Editore: ONG Africanpeople - C.F.: 97788610588
Direttore Scientifico: Ing. Maurizio Scarponi
ISSN : 2283-5041



24h PRESS AGENCY AFRICANPEOPLE

AFRICANPEOPLE NEWS

SILK STREET
AFRICANPEOPLE O.N.G.


“CAMBIAMENTI CLIMATICI
E
MIGRAZIONI "

SABATO 11 febbraio 2023, ore 16,30
Sala Italia - Via Ulisse Aldrovandi 16 - 00197 Roma


 

 

 

 

 

Programma

• ore 16,30 registrazione ospiti

Proiezione del documentario di Casa Africa “Argine prima del deserto”

Saluti ed introduzione del direttore scientifico della rivista Africanpeople scientific news, ing. Maurizio Scarponi.

Ore 17:

Intervengono:


• Prof. Gianluigi Rossi, Emerito di Storia delle relazioni internazionali e Storia dell’Africa: “Cambiamenti climatici e Migrazioni: il caso dell’Africa”.


• Prof.,Alessandro Bianchi-Urbanista: “Città e migrazioni”.


Pausa ore 18,00
18,30


• Prof. Claudio Margottini, geologo: “Quando il clima cambia la storia dell’Uomo”.

 

• Colonnello Francesco Laurenzi, giornalista metereologo. di Rai1“Uno mattina in famiglia”:“Un pianeta con i nervi scoperti”.

• Dott.ssa Laura Patrioli, psicologa: “Ecoansia e meteopsiche”.

 

 

Conclusioni

Dott.ssa Emanuela Scarponi, giornalista Agenzia di stampa Africanpeoplenews: “Le pitture rupestri nel deserto del Namib”.

***

ore 19,30 Concerto per piano di Piero Marsili

ore 20,00 Brindisi in Sala affreschi

rsvp 3479812139
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Cambiamenti Climatici E Migrazioni Apn
Apn-silkstreetpress Radio Web

 

 

I pro ed i contro della flat fax.    di Alessandra Di Giovambattista 

 

24-01-2023

 Al fine di poter essere in grado di formarci un’opinione personale, ma più oggettiva possibile si evidenziano i PRO Ed i CONTRO  supportata da elementi sociali, economici e fiscali.
In prima analisi è opportuno rammentare che l’economia non è una scienza esatta e le sue teorie sono sempre soggette a presupposti e concetti di base dai quali dipende la giustezza o meno della teoria stessa. Ed infatti occorre evidenziare che non esistono ricette preconfezionate, ma ogni nazione, in ragione della congiuntura e delle caratteristiche sociali, di mercato ed economiche (legate essenzialmente alla tipologia e quantità dei fattori della produzione), dovrebbe ragionare in maniera autonoma ed indipendente, traendo piuttosto spunti di riflessione da possibili misure analoghe, implementate in paesi diversi, analizzandone gli elementi di successo o di fallimento.

Icontro sono i seguenti: da diversi soggetti, anche istituzionali (in particolare si vedano i contributi dell’ufficio parlamentare di bilancio – UPB – sul tema) è emerso come un tale sistema possa creare effetti 

distorsivi, frenare la crescita dimensionale delle imprese ed incentivare la sotto-fatturazione e l’evasione. Gli effetti distorsivi, che pongono problemi di equità, si rinvengono quando si parla di redistribuzione di risorse dai contribuenti più ricchi a quelli più poveri; tale obiettivo viene maggiormente conseguito in un sistema impositivo progressivo (così come oggi è l’IRPEF basata sull’imposizione per scaglioni di reddito). Va da sé che un sistema proporzionale così come quello della flat tax non sembra permettere di raggiungere l’obiettivo della redistribuzione, con ciò determinando un maggior peso, in termini di utilità marginale, delle imposte sui più poveri rispetto ai più ricchi.
La soglia degli 85.000 euro entro i quali si può godere del regime agevolativo sembra porre un freno alla crescita in quanto il contribuente pur di rimanere al di sotto del limite massimo può decidere di non espandere la propria attività in modo autonomo e legittimo; ma potrebbe essere anche incentivato alla sotto-fatturazione, con ciò introducendo pratiche non legali di incassi non registrati e non fatturati (c.d. incassi in nero che generano il fenomeno dell’economia sommersa) sempre al fine di non superare il limite che garantisce il regime in esame.
È evidente che in caso si verifichino tali presupposti il gettito per l’erario, a parità di condizioni diminuirebbe, con possibile contrazione delle spese pubbliche tra cui quelle a favore del walfare. Questa considerazione conduce all’aspetto più generale di possibile incostituzionalità di un sistema basato su un’aliquota proporzionale il quale non garantisce il principio per cui “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
Infine, con un semplice calcolo matematico è possibile confrontare i due regimi all’esame, quello della flat tax, cioè imposta proporzionale calcolata su un reddito forfetario (redditi di lavoro autonomo al di sotto della soglia degli 85.000 euro), e l’imposta progressiva per scaglioni (redditi di lavoro dipendente e altri redditi compresi quelli da lavoro autonomo al di sopra della soglia). Con reddito di 50.000 euro il contribuente flat tax con coefficiente di redditività del 40% pagherà IRPEF per 3.000, il contribuente con coefficiente di redditività del 78% pagherà IRPEF per 5.850 euro, mentre un lavoratore dipendente con reddito di 50.000 euro, per effetto degli scaglioni pagherà IRPEF per 14.400 euro (con aliquota media del 28,8%). Si faccia attenzione al fatto che questo semplice calcolo è basato sui soli redditi percepiti, ma guardando l’aspetto fiscale come fenomeno macroeconomico occorre tener presenti anche altre variabili, come dopo vedremo; se queste ultime non vengono considerate adeguatamente, si rischia di rappresentare in modo distorto il problema e di ingigantire il gap fiscale tra i due diversi gruppi di contribuenti.
I punti a favore sono i seguenti: gli argomenti che spingono all’utilizzo di tale tassazione proporzionale sono: una diminuzione della pressione fiscale, il contrasto all’evasione fiscale, e la semplificazione degli adempimenti.
I fautori della tassa piatta sostengono che una riduzione del carico fiscale potrebbe indurre un calo dell’evasione fiscale; in tal modo si avrebbe una compensazione tra perdite di gettito dovute alla diminuzione dell’aliquota fiscale ed incremento del gettito derivante dall’emersione di una parte dell’attuale economia sommersa (evasione fiscale). Nel merito tuttavia occorre evidenziare che le analisi empiriche hanno registrato un effetto netto di perdita di gettito.
Altro aspetto di favore è la notevole semplificazione degli adempimenti fiscali e contabili, rivolta agli imprenditori di piccole dimensioni; in questo senso occorre ricordare i limiti di accesso con riferimento al personale dipendente (20.000 euro lordi). Si ricordi anche che in tale situazione il reddito tassabile non si determina con il metodo analitico, ma applicando delle aliquote di redditività (che vanno di un minimo del 40% ad un massimo dell’86%), per cui i costi sono decurtati a forfait.
La diminuzione della pressione fiscale per famiglie e piccole imprese rappresenta uno degli obiettivi cardine del sistema; il contribuente deve percepire che lo sforzo che sostiene per contribuire alle spese dello Stato è ripagato da un livello di servizi adeguato al carico erariale sostenuto (deve essere garantito un equilibrato rapporto costi/benefici). Tale obiettivo deve però assicurare anche la progressività dell’imposta, per cui a tale diminuzione deve conseguire un ripensamento generale della fiscalità a favore dell’equità fiscale. Per tale ragione al fianco della tassa proporzionale i fautori di essa includono un sistema con una no tax area totalmente esente dall’imposizione, e sistemi di deduzione/detrazione più aderenti alle reali condizioni del contribuente.
Nel prossimo articolo fornirò degli ulteriori elementi di analisi per provare ad aiutarvi nel discernimento.

 

Alessandra Di Giovambattista 

 

 

Il mercato del lavoro di Alessandra Di Giovambattista

 26-01-2023

 

 

Il mercato del lavoro deve contare sulle forze giovani, deve cercare di fidalizzarle  al sistema Italia e forse una tassazione più generosa, almeno all’inizio dell’attività, potrebbe sicuramente aiutare al fine di consolidare il lavoro nel nostro Paese. Inoltre le attività professioni, artigianali ed imprenditoriali, creano a loro volta lavoro in quanto attività che generano strutture capaci di utilizzare fattori della produzione volti all’utilizzo efficiente ed efficace delle risorse, perché solo così l’azienda sarà capace di perdurare nel tempo.

La paura che tale regime possa incrementare l’evasione fiscale va forse ricondotta al problema molto più ampio dei controlli. Il sistema dei controlli in generale e di quelli fiscali in particolare, oggi si basa esclusivamente sulle posizioni fiscali conosciute dal fisco, mentre molto di più si dovrebbe fare analizzando il territorio, così come spesso fa la Guardia di finanza. Gli strumenti informatici e tecnologici oggi a disposizione degli uffici finanziari dovrebbero aiutare a sconfiggere le sacche di economia sommersa, così come l’elusione. Quest’ultimo aspetto induce anche ad una riflessione più profonda circa la chiarezza e semplicità, principi alla base della scienza delle finanze, che il sistema fiscale dovrebbe incarnare.

Inoltre gli uffici finanziari dovrebbero usare ed incrociare di più le informazioni che possono dedursi dai codici fiscali, dai dati INPS ed INAIL, dalle informazioni in possesso dei Comuni e del sistema sanitario. Pertanto ripensare il sistema fiscale verso un alleggerimento della pressione iniziando proprio dalle attività produttive che nascono al fine di rendere autonomi, vivi e produttivi i nostri giovani che rappresentano lo sviluppo e la crescita del Paese è, secondo me, un buon inizio e deve rappresentare un primo livello per studiare un nuovo sistema fiscale equo e più efficiente, lasciando alle spalle un sistema oggi pesante caotico e che crea disordine e sacche di elusione.

Questi aspetti riconducono alla necessità di affrontare il problema della riforma fiscale nell’ambito della tassazione personale; in particolare dovrebbe crearsi una zona no-tax per tutti i lavoratori dipendenti e pensionati, basata almeno sulla soglia di povertà, perché in caso di perdita di lavoro il problema riguarderebbe tutti i lavoratori e dovrebbero entrare in gioco delle forme di ammortizzatori sociali, mentre i pensionati per l’aumento delle difficoltà di vita vedono giocoforza diminuire il potere di acquisto delle proprie pensioni.

Alessandra Di GIOVAMBATTISTA 

LA FLAT TAX: UN APPROFONDIMENTO PER IL DISCERNIMENTO di Alessandra Di Giovambattista 

 

 23-01-2023 

 

Il regime della flat tax (tassa piatta o proporzionale) al 15% (applicabile a determinati contribuenti con redditi fino ad 85.000 euro) che prendiamo oggi in esame - e che ha dato luogo a diverse polemiche durante l’esame parlamentare della legge di bilancio per il 2023 per via delle diverse modifiche che poi vedremo nella sostanza – è nato con il preciso obiettivo, così come si legge nella relazione illustrativa al disegno di legge istitutivo contenuto nella legge di stabilità per il 2015, di favorire la nascita di nuove attività economiche e successivamente, con la legge di stabilità per il 2016, di potenziarne ulteriormente lo sviluppo. A latere si osserva che contribuisce in questa direzione l’aver creato un regime che presenta notevoli semplificazioni in materia di IVA e di imposte dirette, nonché l’aver semplificato la normativa previgente, mediante l’eliminazione dei precedenti regimi fiscali . Questa direzione è stata intrapresa anche per effetto delle direttive contenute nella delega fiscale dell’11 marzo 2014, n. 23, il cui articolo 11, comma 1, prevedeva l’introduzione di regimi semplificati per i contribuenti di minori dimensioni, nonché, per i contribuenti di dimensioni minime.

Si rammenta che la legge di stabilità per il 2015 ha introdotto il nuovo regime forfetario, a favore degli operatori economici di dimensioni piccole. Tale regime ha subito modifiche successive, in particolare con la legge di stabilità per il 2016. Tale modalità di imposizione prevede semplificazioni in termini di IVA e a fini contabili permette di determinare forfetariamente il reddito da assoggettare ad una imposta sostitutiva che prevede l’applicazione di un’unica aliquota a fronte del vigente sistema di tassazione per scaglioni per le persone fisiche (IRPEF) e con aliquota proporzionale del 24% per le imprese (IRES); agevolazioni, opzionali, sono stabilite anche in ambito contributivo per le imprese. Tale regime, che non prevede una scadenza legata ad un numero di anni di attività, è quello naturale per le persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale e purché presentino i requisiti richiesti per accedervi . Sono poi individuate diverse cause di esclusione dal regime forfetario riconducibili ad esempio, a particolari regimi speciali IVA, alla residenza dei soggetti per cui sono esclusi i non residenti in Italia, nella UE e nello SEE, all’opzione per il regime della trasparenza fiscale, ecc. E’ inoltre disciplinato il caso in cui il regime forfetario cessi di avere efficacia qualora venga meno anche uno solo dei requisiti di accesso previsti o qualora si verifichi una delle condizioni di esclusione. Al reddito, determinato utilizzando dei coefficienti di redditività differenti per ogni tipologia di attività (individuata secondo i codici ATECO) si applica un’unica aliquota di imposta sostitutiva nella misura del 15%; tale aliquota scende al 5% per i primi 5 anni di attività qualora il contribuente non abbia esercitato nei tre anni precedenti attività artistica, professionale o d’impresa, oppure l’attività non costituisca semplice prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, o l’attività rappresenti il proseguimento di un’attività svolta precedentemente da altro soggetto.

La legge di bilancio per il 2023 ha apportato delle modifiche, con anche la finalità di ridurre la pressione fiscale, in particolare:
- ha elevato a 85.000 euro la soglia dei ricavi e compensi, conseguiti nell’anno 2023, a cui si applica il regime fiscale forfetario in esame; il vecchio limite era di 65.000 euro ed era stato individuato con la modifica al comma 54 dell’originaria legge di stabilità per il 2015, contenuta nell’articolo 1, comma 9, lettera a) della legge di bilancio per il 2019 (L. 145/2018). Ai fini dell’applicazione del regime in argomento è contestualmente necessario non aver sostenuto spese per un importo complessivo superiore a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, dipendente e assimilato.
- Il regime in esame cessa immediatamente - e si rientra nel regime ordinario ed è dovuta l’IVA sulle operazioni in eccedenza rispetto al limite degli 85.000 euro - senza pertanto aspettare l’anno fiscale successivo, qualora i soggetti abbiano conseguito compensi o ricavi superiori a 100.000 euro; qualora i maggiori compensi o ricavi siano all’interno dell’intervallo compreso tra 85.001 e 100.000 euro si uscirà dal regime in esame a partire dall’anno successivo a quello di sforamento.

Rimane invariata l’aliquota del 15% sostitutiva delle imposte sui redditi, addizionali e IRAP, così come previsto dalla normativa previgente, nonché le norme relative alle cause di esclusione e di cessazione dal regime agevolato in argomento. Le semplificazioni IVA riconosciute per questo regime riguardano:
-la non applicazione dell’IVA (non si addebita l’IVA in fattura ai clienti e non si detrae l’imposta sugli acquisti);
-l’esonero dalla presentazione della dichiarazione annuale IVA e della liquidazione e versamento periodici;
-la non registrazione delle fatture emesse, dei corrispettivi e degli acquisti;
-il non obbligo di fatturazione elettronica; in caso di sola fatturazione elettronica (qualora, ad esempio, la fatturazione avvenga esclusivamente nei confronti della pubblica amministrazione) è previsto un regime premiale per il quale il termine di decadenza per gli avvisi di accertamento si riduce di un anno passando dagli attuali 5 a 4 anni.
Restano invece soggetti agli obblighi di numerazione e conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali; di certificazione dei corrispettivi; di integrazione delle fatture per le quali risultano debitori di imposta, senza diritto a detrazione; di fatturazione elettronica nei confronti della Pubblica amministrazione.
Le semplificazioni previste a titolo di imposte sui redditi, riguardano:
- esonero dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili di natura tributaria;
- esclusione dall’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA);
- esonero dall’operare le ritenute alla fonte, nonché esonero dall’assoggettamento a ritenuta d’acconto in relazione a ricavi o compensi percepiti.