Comunicato stampa
Rome Future Week
Il settore culturale, tra innovazione tecnologica e sviluppo digitale:
presentato alla Rome Future Week il paper di Fondazione Kainòn ETS, Associazione Civita e PTS
Il paper “To BE: il futuro digitale della cultura. Visioni, strategie e parole chiave
per il Web 3” esplora trend e opportunità della trasformazione digitale nella cultura
Roma, 20 settembre – L’evoluzione del settore culturale nel nostro Paese sta attraversando una nuova fase caratterizzata dalla trasformazione digitale della cultura: un processo in atto di cui si sono già evidenziate sfide, opportunità e strategie che portano a una nuova personalizzazione delle esperienze culturali, a nuovi modelli di interazioni tra gli utenti e a una fruizione della cultura più inclusiva e sostenibile, anche attraverso l’intelligenza artificiale.
Queste tematiche sono state approfondite in occasione della Rome Future Week e descritte nel paper “To BE: il futuro digitale della cultura. Visioni, strategie e parole chiave per il Web 3”, realizzato da Fondazione Kainòn ETS in collaborazione con il curatore dei contenuti Claudio Calveri, e presentato presso l’Associazione Civita. Una pubblicazione che rappresenta la sintesi delle riflessioni emerse durante un ciclo di incontri organizzati in collaborazione con Associazione Civita, PTS (società di consulenza strategica e direzionale,), e con il sostegno di ICOM Italia, nell’ambito del progetto “To BE. Conversazioni sul futuro digitale della cultura”.
Il paper offre una sintesi di visioni, direzioni di sviluppo di strategie e rappresenta uno strumento per gli operatori culturali che vogliano meglio comprendere e approfondire gli impatti presenti e futuri dell’evoluzione del Web3 sui propri modelli culturali, educativi, relazionali, gestionali ed etici.
In particolare, il Web3 si riferisce alla generazione di Internet costruita sulla tecnologia blockchain e su protocolli decentralizzati. Lo scopo di queste ambientazioni digitali è quello di essere più aperto, sicuro e incentrato sull'utente. Un impatto rivoluzionario è ad esempio quello che potrebbe avere sull’istruzione: il Web3 potrebbe favorire una nuova personalizzazione dell'apprendimento, rafforzare l'inclusione e consentire agli studenti di avere maggiore controllo sui propri percorsi di apprendimento.
Il Web3 promette di democratizzare l'accesso all'educazione e alla cultura, mettendo l'utente stesso al centro dell'esperienza digitale, anche attraverso esperienze di fruizione della cultura coinvolgenti e interattive.
In tal senso, come approfondito nel paper, elementi come la realtà virtuale, la realtà aumentata, la narrazione interattiva, la gamification e l’interazione sociale stanno già giocando un ruolo chiave per il miglioramento dell’esperienza culturale, sempre più dinamica e partecipativa per le persone che la vivono.
In questo scenario, il paper esplora anche il concetto di realtà “phygital”: termine che si riferisce alla fusione di esperienze fisiche e digitali in vari aspetti della vita, compreso il mondo culturale. Di questa convergenza del regno fisico e di quello digitale sono state quindi esplorate le nuove possibilità di espressione culturale, consumo, conservazione e accessibilità.
“To BE: il futuro digitale della cultura. Visioni, strategie e parole chiave per il Web 3” rappresenta quindi un’analisi che esplora le potenzialità del Web3 e delle nuove tecnologie nella definizione del futuro digitale della cultura: una risorsa a supporto di operatori e stakeholder culturali che vogliono sfruttare le capacità delle nuove piattaforme e soluzioni digitali, per una fruizione della cultura al passo con l’evoluzione tecnologica e digitale.
Il paper è diviso in sei capitoli corrispondenti ai sei talk del ciclo di incontri, ognuno focalizzato su un tema specifico:
Ogni incontro ha offerto visioni su buone pratiche e progetti, stimolato riflessioni su futuri possibili attraverso i contributi di rappresentanti di istituzioni culturali nazionali e internazionali, figure del mondo dell’innovazione tra imprese, centri di ricerca, studiosi e ricercatori sui temi della digital transformation e del Web3.
"Il nostro impegno in questo progetto riflette la nostra visione di un futuro dove la cultura e la tecnologia si integrano per creare nuove esperienze e opportunità – ha dichiarato Angela Tibaldi, Associate Partner di PTS. Siamo orgogliosi di aver contribuito a questo paper e al ciclo di incontri da cui è nato: siamo convinti che possano offrire a operatori culturali e istituzioni strumenti concreti per affrontare le sfide del Web3 nel settore culturale”.
“La Fondazione Kainòn ETS crede che la relazione tra innovazione e settore culturale non solo sia importante, ma che debba essere al centro dello sviluppo sociale ed economico del Paese – ha commentato Emanuela Totaro, Segretario Generale Fondazione Kainòn ETS. Questo è possibile a nostro avviso solo facilitando la comprensione reciproca tra i soggetti che abitano e alimentano entrambi i settori. Il paper To BE: il futuro digitale della cultura. Visioni, strategie e parole chiave per il Web 3 vuole quindi essere per entrambi uno strumento di visione ma allo stesso tempo molto concreto, per stimolare una maggiore comprensione delle dinamiche presenti e delle traiettorie future alla base della cultura digitale, che possono rappresentare leva di sviluppo per le istituzioni culturali”.
"Il futuro digitale della cultura, al centro del paper To BE, si configura come straordinaria opportunità per espandere i confini della conoscenza e della partecipazione culturale. Superata la fase nella quale il trend dominante fra le istituzioni culturali era legato al metaverso e alle tecnologie immersive, ciò che oggi sta influenzando il processo di digital transformation dei luoghi della cultura è sicuramente l’esplosione dell’IA, con le sue enormi potenzialità in termini di efficientamento gestionale, creazione di servizi personalizzati, potenziamento dell’accessibilità ai contenuti culturali e supporto all’inclusività.” – ha affermato Simonetta Giordani, Segretario Generale dell’Associazione Civita – “Questo scenario pone anche diverse questioni aperte, non solo in termini etici e di governance, ma anche rispetto alla sopravvivenza di alcune professioni culturali e alla necessità di sviluppo delle competenze fra gli operatori di questo settore, in risposta ai reali fabbisogni del mondo culturale e creativo."
Il paper è stato presentato ieri, il 19 settembre, nel corso del talk “Il futuro digitale della cultura”, organizzato da Fondazione Kainòn ETS, Associazione Civita e PTS nell’ambito della Rome Future Week.
“To BE: il futuro digitale della cultura. Visioni, strategie e parole chiave per il Web 3” è scaricabile gratuitamente dal sito di Fondazione Kainòn ETS, mentre è possibile rivedere ogni incontro sul canale ufficiale YouTube della Fondazione.
***
Fondazione Kainòn ETS
La fondazione Kainòn ETS è un ente privato nato per facilitare l’incontro tra innovazione digitale e settore culturale. Lo fa attraverso quattro linee di attività: awareness delle organizzazioni culturali sull’innovazione digitale; sostegno ai talenti e alla formazione di competenze; supporto alle sperimentazioni; povertà educativa e disagio sociale. Ha attivato diversi progetti tra cui: “Verso un museo del futuro. Un laboratorio aperto di riflessione” (2022/2023): percorso di empowerment e coprogettazione in partnership con ICOM Italia, con 50 player nazionali di settore coinvolti, nato per supportare la ridefinizione del ruolo dei musei nel prossimo decennio, con focus su immersività, spazi virtuali, metaverso. “ToBE. Conversazioni attorno al futuro digitale della cultura” (2023/2024), in collaborazione con Associazione Civita e PTS, un ciclo di incontri per esplorare le traiettorie future della cultura sul Web3, che ha visto il coinvolgimento di rappresentanti di istituzioni culturali nazionali ed internazionali dell’innovazione.
Associazione Civita è un’organizzazione di imprese ed enti di ricerca impegnata da oltre 35 anni nella promozione culturale, nella convinzione che lo straordinario patrimonio del nostro Paese sia la grande “risorsa capitale” da tutelare e valorizzare, come motore di un nuovo modello di sviluppo economico e sociale. Nata per recuperare l’antico borgo di Civita di Bagnoregio, opera da sempre nella ricerca di un dialogo innovativo fra i mondi della cultura, delle Istituzioni e dell’economia. Proprio nel noto borgo dell’Alto Lazio, sospeso sulla rupe tufacea a costante rischio di crollo, è nato il progetto visionario di Gianfranco Imperatori che nel tempo ha preso forma ed è diventato realtà. Tra i driver dell’associazione, oltre alla tutela e valorizzazione del patrimonio, l'Associazione Civita oggi annovera l’interesse per l’Innovazione culturale e per la Sostenibilità.
Ufficio stampa Associazione Civita
Véronique Haupt – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – cell. 327 1706878
PTS
Il gruppo PTS si occupa di consulenza strategica e direzionale, con un approccio interdisciplinare, basato su metodologie di analisi consolidate, che integra consulting, innovation, finance e communication. Il gruppo ha sviluppato diversi mercati e opera attraverso numerose industries in molteplici settori ad alto potenziale strategico: trasporti, energia, infrastrutture, cultura, turismo, PA, telecomunicazioni, PMI e sport, settore in cui è leader con assistenza prestata alle principali componenti del sistema sportivo italiano. PTS ha oltre 60 anni di esperienza nel mondo della consulenza arricchita, negli anni, dall’aggregazione di 12 società che hanno contribuito a rafforzarne il know-how. Oggi PTS ha oltre 500 clienti nazionali e internazionali e più di 200 professionisti che lavorano nelle 5 sedi principali di Roma, Milano, Verona, Genova e Trieste. Il fatturato consolidato del 2023 ha superato i 20 milioni di euro.
Press Office PTS - eos comunica
Michela Gelati - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - cell. 347 6339998
Luigi Borghi - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - cell. 392 9958934
https://www.store.rubbettinoeditore.it/rassegna-stampa/festival-della-diplomazia-scriviamo-di-cina-incontro-con-gli-autori-antonio-malaschini-marco-lupis-22-10-2019/
20 luglio 2024
UE: COLDIRETTI, AUMENTARE FONDI PAC O A RISCHIO 620 MILIARDI DEL SISTEMA AGROALIMENTARE
Prandini: “Recuperare terreno rispetto a Usa e Cina, ma risorse vadano ai veri agricoltori”
È essenziale che la nuova Commissione Ue faccia salire il budget per l’agricoltura per evitare che la produzione alimentare europea crolli, mettendo a rischio i 620 miliardi di euro del sistema agroalimentare italiano e favorendo le importazioni dai Paesi terzi. Servono più risorse per colmare il gap con Usa e Cina che garantiscono ai rispettivi settori molte più fondi. E’ l’appello lanciato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini in occasione dell’Assemblea nazionale a Roma della più grande organizzazione agricola dell’Unione, all’indomani del voto per l’elezione di Ursula Von der Leyen, confermata alla guida dell’esecutivo Ue per i prossimi cinque anni. Presenti all’appuntamento insieme alle imprese agricole provenienti da tutte le regioni italiane il segretario generale Vincenzo Gesmundo, il Presidente della Coldiretti Ettore Pradini, il vice premier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, il Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, il Ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr Raffaele Fitto, il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, il Presidente dell’Ice, Matteo Zoppas e dell’Amministratore Delegato di BF Federico Vecchioni.
La Politica agricola comune in Europa vale 386 miliardi di euro in totale fino al 2027 – ricorda la Coldiretti – di cui trentacinque miliardi di euro in Italia, un ammontare che mette le aziende agricole dell’Unione in una situazione di svantaggio rispetto al resto del mondo.
“A chi dice che la Politica agricola comune pesi troppo sul bilancio europeo serve ricordare che negli Usa il Farm bill vale 1400 miliardi di dollari in dieci anni, mentre la Cina con molto più sostegno pubblico attualmente produce il 70% in più dell’intera produzione agricola dell’Unione Europea – ha sottolineato Prandini -. Per stare al passo con la sfida geopolitica servono quindi più risorse per la Pac. Alla nuova Commissione europea chiediamo di accompagnare lo sviluppo del settore, investendo concretamente su innovazione e sostenibilità ma anche destinando una volta per tutte i fondi solo ai veri agricoltori, non ad esempio agli aeroporti con terreni”.
Produzione messa a rischio da cambiamenti climatici e tensioni internazionali. Fondi necessari per sostenere la produzione agricola – sottolinea Coldiretti - messa sempre più a rischio dagli effetti dei cambiamenti climatici e dalle tensioni internazionali che fanno esplodere i costi di produzione abbassando il reddito degli agricoltori, con il rischio di un crollo della produzione alimentare che andrebbe a danneggiare in primis le fasce più deboli della popolazione. L’aumento della dipendenza dell’estero porterebbe un netto trasferimento di ricchezza fuori dai confini dell’Unione, tagliando risorse preziose per le misure a favore del settore produttivo e dei cittadini, a partire da quelli più poveri. Le politiche sul cibo sono strettamente dipendenti dal livello di sovranità alimentare del Paese e non è un caso che lo stesso Farm bill americano destini parte delle risorse all’acquisto di buoni alimentari per gli indigenti.
Semplificazione burocratica per non gravare su aziende. Al tema delle risorse si abbina quello della semplificazione burocratica e del rispetto del principio di reciprocità. Dopo le manifestazioni pacifiche della Coldiretti a Bruxelles la Commissione ha compiuto un primo importante passo verso l’alleggerimento degli adempimenti a carico delle aziende agricole. Un passo che va ora rafforzato con una semplificazione ancora più profonda di tutte le regole della Pac che gravano su tutte le aziende, a prescindere dalla loro dimensione, considerato che oggi un agricoltore spende un terzo del suo tempo per riempire moduli e carte burocratiche. Ma anche con politiche “verdi” che valorizzino il ruolo dell’agricoltore nella tutela dell’ambiente, rispetto alle follie estremiste che hanno sino ad oggi caratterizzato l’applicazione del green deal.
Principio di reciprocità per evitare pratiche sleali. Ma in Europa – rileva Coldiretti – deve imporsi anche il principio di reciprocità: le regole imposte ai produttori europei devono valere per chi vuole vendere nell’Ue. Se così non accade si traduce in concorrenza sleale. Il tema del caporalato di cui si dibatte molto è strettamente connesso a questa emergenza. E occorre anche cambiare il codice doganale sull’origine dei cibi che consente oggi di spacciare per cibo italiano quello che italiano non è. Una battaglia che ha portato oltre diecimila agricoltori della Coldiretti alle frontiere, dal Brennero ai porti, per chiedere un cambio di passo, con l’introduzione dell’obbligo dell’indicazione del Paese d’origine in etichetta su tutti i prodotti alimentari in commercio nell’Unione Europea.
++CON EMBARGO ORE 10.30 DI VENERDI’ 19 LUGLIO++
PRATICHE SLEALI, COLDIRETTI: MAI SOTTO COSTI DI PRODUZIONE E OBBLIGO ETICHETTATURA IN EUROPA PER FILIERE EQUE
Alla nuova Commissione chiediamo un cambio di passo sulle politiche del cibo, su Nutriscore e direttiva packaging
Dall’Unione Europea è necessario un impegno per rafforzare le misure contro le pratiche sleali e tutelare così i produttori agricoli. Non solo, bisogna lavorare per filiere più eque che passi dall’obbligo di etichettatura su tutti gli alimenti in Europa, senza dimenticare di intervenire sul nutriscore e sulla direttiva packaging. Per l’occasione è stata allestita una mostra per toccare con mano le principali minacce che gravano sulla filiera agroalimentare nazionale e che rischiano si stravolgere in peggio in modelli di consumo e la dieta degli italiani.
Fermare le pratiche sleali. Coldiretti è stata l’unica organizzazione ad avere il coraggio di denunciare un colosso come Lactalis, perché aveva modificato unilateralmente gli accordi e non aveva pagato il prezzo del latte pattuito agli allevatori, costretti sino ad oggi a subire le decisioni dell’industria senza poterle contestare per paura di ritorsioni. Un impegno che va esteso a tutti i settori, poiché il cibo prodotto dai nostri agricoltori non può essere trattato come una commodity alla mercé di poche multinazionali.
Modificare il codice doganale sull’origine dei cibi. L’Europa deve inoltre modificare la norma dell’ultima trasformazione prevista dall’attuale codice doganale sull’origine dei cibi che permette ai prodotti esteri di diventare 100% italiani con lavorazioni anche minime.
L’invito alla nuova Commissione è quello di assicurare maggiore trasparenza sui prodotti alimentari in commercio all’interno dell’Unione, sostenendo la proposta di legge europea promossa dalla Coldiretti per introdurre l’obbligo dell’indicazione del Paese di origine in etichetta su tutti i cibi. Grazie alla ventennale battaglia della Coldiretti la provenienza è stata estesa a livello nazionale, anche se resta anonima l’origine dei legumi in scatola, della frutta nella marmellata o nei succhi, del grano impiegato nel pane, biscotti o grissini senza dimenticare la carne o il pesce venduti nei ristoranti.
Stop al Nutriscore che mette a rischio 13 mld di Made in Italy. Inoltre, spiega Coldiretti, va fermata la diffusione dell’etichetta a semaforo che mette a rischio 13 miliardi di euro di esportazioni di prodotti italiani che finirebbero bollati sugli scaffali europei con valutazioni negative, a partire da quelli Dop e Igp, dando la falsa sensazione ai consumatori che molte delle più note eccellenze del Made in Italy a tavola facciano male alla salute. In questo modo una merendina artificiale diventa sempre preferibile a un pezzo di parmigiano reggiano o di grana padano.
Tra i vari dossier sul tavolo del prossimo esecutivo uno dei più pericolosi per l’agricoltura tricolore e la salute dei cittadini è, infatti, quello legato al Nutriscore, il sistema di etichettatura che “recensisce” i prodotti alimentari utilizzando i colori del semaforo, giallo, rosso e verde per indicare la salubrità dell’alimento, concentrandosi solo su alcune sostanze nutritive come zucchero, grassi e sale, ma senza tener conto delle quantità assunte. Un sistema sostenuto dalle multinazionali che penalizza prodotti simbolo della Dieta Mediterranea e che è stato sino ad oggi adottato da Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, mentre il Portogallo ha fatto da poco marcia indietro, grazie anche all’azione dell’Italia.
Ma soprattutto un sistema ingannevole che marchia col bollino rosso eccellenze del made in Italy, mentre lo stesso olio extravergine d’oliva, elisir di lunga vita, “viaggia tra la “C” e la “B”. Al contrario, cibi ultraprocessati di cui spesso non è nota neppure la ricetta vengono promossi a pieni voti col bollino verde e la lettera “A”. Un evidente tentativo di un pugno di oligarchi di mettere le mani sull’alimentazione mondiale, omologandola e sostituendo specialità da secoli presenti sulle tavole con prodotti di sintesi.
Intervenire sul regolamento packaging. Un altro nodo da sciogliere è quello del regolamento packaging. Il pressing di Coldiretti e Filiera Italia ha permesso di escludere dalle restrizioni bottiglie di vino e vasi per i fiori e di aumentare la discrezionalità di applicazione da parte degli Stati nazionali. Resta però incerto il destino dell’ortofrutta di IV Gamma come insalata in busta o confezioni di pomodorini e frutta, a rischio di scomparire dagli scaffali. Potrebbe, infatti, accadere che alcuni Paesi ne autorizzino il commercio e altri no, con l’effetto che le imprese produttrici si ritroverebbero a dover differenziare il packaging a seconda della destinazione.
20 luglio 2024
PRATICHE SLEALI, COLDIRETTI: MAI SOTTO COSTI DI PRODUZIONE E OBBLIGO ETICHETTATURA IN EUROPA PER FILIERE EQUE
Alla nuova Commissione chiediamo un cambio di passo sulle politiche del cibo, su Nutriscore e direttiva packaging
Dall’Unione Europea è necessario un impegno per rafforzare le misure contro le pratiche sleali e tutelare così i produttori agricoli. Non solo, bisogna lavorare per filiere più eque che passi dall’obbligo di etichettatura su tutti gli alimenti in Europa, senza dimenticare di intervenire sul nutriscore e sulla direttiva packaging. Per l’occasione è stata allestita una mostra per toccare con mano le principali minacce che gravano sulla filiera agroalimentare nazionale e che rischiano si stravolgere in peggio in modelli di consumo e la dieta degli italiani.
Fermare le pratiche sleali. Coldiretti è stata l’unica organizzazione ad avere il coraggio di denunciare un colosso come Lactalis, perché aveva modificato unilateralmente gli accordi e non aveva pagato il prezzo del latte pattuito agli allevatori, costretti sino ad oggi a subire le decisioni dell’industria senza poterle contestare per paura di ritorsioni. Un impegno che va esteso a tutti i settori, poiché il cibo prodotto dai nostri agricoltori non può essere trattato come una commodity alla mercé di poche multinazionali.
Modificare il codice doganale sull’origine dei cibi. L’Europa deve inoltre modificare la norma dell’ultima trasformazione prevista dall’attuale codice doganale sull’origine dei cibi che permette ai prodotti esteri di diventare 100% italiani con lavorazioni anche minime.
L’invito alla nuova Commissione è quello di assicurare maggiore trasparenza sui prodotti alimentari in commercio all’interno dell’Unione, sostenendo la proposta di legge europea promossa dalla Coldiretti per introdurre l’obbligo dell’indicazione del Paese di origine in etichetta su tutti i cibi. Grazie alla ventennale battaglia della Coldiretti la provenienza è stata estesa a livello nazionale, anche se resta anonima l’origine dei legumi in scatola, della frutta nella marmellata o nei succhi, del grano impiegato nel pane, biscotti o grissini senza dimenticare la carne o il pesce venduti nei ristoranti.
Stop al Nutriscore che mette a rischio 13 mld di Made in Italy. Inoltre, spiega Coldiretti, va fermata la diffusione dell’etichetta a semaforo che mette a rischio 13 miliardi di euro di esportazioni di prodotti italiani che finirebbero bollati sugli scaffali europei con valutazioni negative, a partire da quelli Dop e Igp, dando la falsa sensazione ai consumatori che molte delle più note eccellenze del Made in Italy a tavola facciano male alla salute. In questo modo una merendina artificiale diventa sempre preferibile a un pezzo di parmigiano reggiano o di grana padano.
Tra i vari dossier sul tavolo del prossimo esecutivo uno dei più pericolosi per l’agricoltura tricolore e la salute dei cittadini è, infatti, quello legato al Nutriscore, il sistema di etichettatura che “recensisce” i prodotti alimentari utilizzando i colori del semaforo, giallo, rosso e verde per indicare la salubrità dell’alimento, concentrandosi solo su alcune sostanze nutritive come zucchero, grassi e sale, ma senza tener conto delle quantità assunte. Un sistema sostenuto dalle multinazionali che penalizza prodotti simbolo della Dieta Mediterranea e che è stato sino ad oggi adottato da Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, mentre il Portogallo ha fatto da poco marcia indietro, grazie anche all’azione dell’Italia.
Ma soprattutto un sistema ingannevole che marchia col bollino rosso eccellenze del made in Italy, mentre lo stesso olio extravergine d’oliva, elisir di lunga vita, “viaggia tra la “C” e la “B”. Al contrario, cibi ultraprocessati di cui spesso non è nota neppure la ricetta vengono promossi a pieni voti col bollino verde e la lettera “A”. Un evidente tentativo di un pugno di oligarchi di mettere le mani sull’alimentazione mondiale, omologandola e sostituendo specialità da secoli presenti sulle tavole con prodotti di sintesi.
Intervenire sul regolamento packaging. Un altro nodo da sciogliere è quello del regolamento packaging. Il pressing di Coldiretti e Filiera Italia ha permesso di escludere dalle restrizioni bottiglie di vino e vasi per i fiori e di aumentare la discrezionalità di applicazione da parte degli Stati nazionali. Resta però incerto il destino dell’ortofrutta di IV Gamma come insalata in busta o confezioni di pomodorini e frutta, a rischio di scomparire dagli scaffali. Potrebbe, infatti, accadere che alcuni Paesi ne autorizzino il commercio e altri no, con l’effetto che le imprese produttrici si ritroverebbero a dover differenziare il packaging a seconda della destinazione.
APN Publisher
IL VILLINO A ROMA
NEL PIANO REGOLATORE
E DI AMPLIAMENTO
DELLA CITTA’
1909
MAURIZIO SCARPONI
APN Publisher
All Rights Reserved
ISBN: 979-1281092044
APN Publisher
Via Ulisse Aldrovandi 16 –
00197 Roma
Roma 12 LUGLIO 2024
***
©Copyright 1996
by AP N
Publisher
Via Ulisse Aldrovandi 16 00197 Roma
All Rights Reserved
ISBN: 979-1281092044
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA "LA SAPIENZA"
FACOLTA’ DI INGEGNERIA
VI ciclo di dottorato di ricerca in Ingegneria edile
Tesi di Dottorato di Ricerca sul tema: "Il villino a Roma nel Piano Regolatore e di ampliamento della città 1909"
(I Piani Regolatore di Roma del 1873, 1882, 1906, 1909, 1926)
979-12-81092-44
PROF. Ing. Maurizio Scarponi
(Coordinatore: Prof. Ing. Enrico Mandolesi)
(Tutor: Prof. Ing. Franco Storelli)
INDICE
APN Publisher
IL VILLINO A ROMA
NEL PIANO REGOLATORE
E DI AMPLIAMENTO
DELLA CITTA’
1909
MAURIZIO SCARPONI
APN Publisher
All Rights Reserved
ISBN: 979-1281092044
APN Publisher
Via Ulisse Aldrovandi 16 –
00197 Roma
Roma 12 LUGLIO 2024
***
©Copyright 1996
by AP N
Publisher
Via Ulisse Aldrovandi 16 00197 Roma
All Rights Reserved
ISBN: 979-1281092044
IL VILLINO A ROMA NEL PIANO REGOLATORE E DI AMPLIAMENTO DELLA CITTA 1909
MAURIZIO SCARPONI
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA "LA SAPIENZA"
FACOLTA’ DI INGEGNERIA
VI ciclo di dottorato di ricerca in Ingegneria edile
Tesi di Dottorato di Ricerca sul tema: "Il villino a Roma nel Piano Regolatore e di ampliamento della città 1909"
(I Piani Regolatore di Roma del 1873, 1882, 1906, 1909, 1926)
979-12-81092-44
PROF. Ing. Maurizio Scarponi
(Coordinatore: Prof. Ing. Enrico Mandolesi)
(Tutor: Prof. Ing. Franco Storelli)
INDICE