Giovedi, 4 Giugno 2026

     

 

 

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14 aprile 2024 dottor Coprode di Adriano Ottaviani Zanazzo

 

 

In occasione del V anniversario della ong Apn

presso UNAR

Domenica 14 aprile 2024, ore 17,30 in Via Ulisse Aldrovandi 16a - 00195,

Roma, in Sala Roma avrà luogo la presentazione del libro “IL SALOTTO DEL

DOTTOR COPRODE” del dottor Adriano Ottaviani Zanazzo, giornalista de "Il

Tempo"

 

P R O G R A M MA-INVITO

17,00-21,00

 

17,00 (registrazione ospiti e breve presentazione di attività culturali e progetti (corso di lingua italiana per stranieri, corso di lingua inglese, francese e spagnola).

 

Concerto per piano del maestro Piero Marsili

 

presentazione e dibattito

 

 

“Il salotto del dottor Coprode è una opera letteraria scritta dal giornalista Adriano Ottaviani Zanazzo che si sviluppa in una serie di conversazioni tra due intellettuali, uno di stampo conservatore, l’altro di ispirazione «Olo-democratica, della Democrazia totale, unico movimento extraparlamentare di centro, ma con un occhio a Sinistra».

 

ore 19,00. buffet in Sala Affreschi presentato dalla socia Claudia Polveroni.

 

R.S.V.P. Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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06 Aprile 2024

Speciale “Cobweb”, vincitore della 22° edizione del FKFF di Daniela Ghilardi

Speciale “Cobweb”, vincitore della 22° edizione del FKFF

Uno dei film più attesi al Florence Korea Film Fest era Cobweb, del noto regista Kim Jee-woon con attore protagonista Song Kang-ho, conosciuto per il ruolo recitato in Parasite. Il film è stato proiettato in prima visione italiana sabato 23 marzo in prima serata, registrando uno straordinario afflusso di pubblico. Che il fortunato binomio Kim Jee-woon-Song Kang-ho, alla sua quinta collaborazione nell’arco di 27 anni, fosse oggetto di grande interesse lo si era compreso già al mattino, con il sold out della masterclass loro dedicata.

“Cobweb” è un film emblematico dello stile coreano, la cui caratteristica saliente è la capacità di alternare nello stesso film diversi registri, capacità di cui Kim Jee-woon, regista eclettico alla continua ricerca del nuovo, è maestro. Per realizzare con successo un film satirico d'epoca, che si trasforma da melodramma a thriller, da film catastrofico a horror, descrivendo la situazione ironica del protagonista, il regista ha voluto l’attore Song Kang-ho, con cui ha girato “The quiet family” (1998), “The foul King” (2000), “Il buono, il matto, il cattivo” (2008) e “The Age of Shadows” (2016).

Un sodalizio prezioso, perché, come ha spiegato il regista durante la masterclass, Song Kang-Ho ha una straordinaria capacità di gestire l’atmosfera del momento, riuscendo a “gelare con uno sguardo” una stanza per poi, subito dopo, riportare l’atmosfera a temperature più miti, e questo consente di passare brillantemente da un genere all’altro nello spazio di uno sguardo.

“Cobweb” racconta del regista Kim Yeol, il cui personaggio, ha confessato il regista Kim Jee woon, “è frutto di un assemblaggio di tanti modelli di regista veramente esistenti e che ammiro molto”. Kim Yeol intrattiene un rapporto difficile con la critica (“la critica è la vendetta di chi non sa fare arte”) ed è ossessionato dall'idea di rigirare il finale del suo ultimo film per renderlo un capolavoro. Riesce ad ottenere due giorni per poter riprodurre le scene necessarie e procede nonostante il veto della censura, dovendo gestire il caos generato dalle crisi e dai problemi personali di un cast esausto e per nulla collaborativo, che torna sul set controvoglia, in un susseguirsi di incidenti, discussioni e colpi di scena. Ambientato negli anni Settanta, il film differenzia le scene del presente da quelle del film in lavorazione alternando colore e bianco e nero e restituisce uno spaccato di vita sul set che per alcuni aspetti ricorda la pièce di “Rumori fuori scena”, con uno sguardo al difficile contesto storico in cui il cinema coreano produceva negli anni Settanta.

Il regista Kim Jee-woon ha raccontato di aver avuto tra le mani il progetto di realizzare Cobweb durante la pandemia, un periodo “difficile per tutti”. “La mia preoccupazione era che un mezzo audiovisivo potente e popolare come il film potesse sparire dalla nostra vita e potessimo restare senza”. Racconta il regista. “Ho fatto tante riflessioni: quanto amo il cinema, quanto amo i film, cosa significa per me fare film. E in quel momento ho avuto in mano Cobweb”. “Non credo di essere stato l’unico regista che ha avuto questi pensieri, riguardo alla sorte del cinema” - aggiunge - “perché tanti registi hanno fatto riflessioni durante la pandemia”.

“Quando ci sono difficoltà e crisi, mi chiedo sempre come reagirebbero i grandi artisti degli anni ‘70 e come risolverebbero la situazione” prosegue Kim Jee-woon “Quando si vivevano tempi molto bui per la società coreana ma era il periodo d’oro del cinema coreano”.

Circa i ruoli femminili del film, “all’epoca i ruoli femminili erano in funzione della evoluzione del ruolo maschile” ha spiegato Kim Jee-woon “mentre adesso stiamo cercando di ridisegnarli e rappresentarli in maniera più realistica”. Ha poi aggiunto: “In realtà, non è che avessi avuto intenzione di parlare dei ruoli femminili, ma è venuto fuori un drama avantgarde” rispetto alla tradizione, dal momento che nei “film di genere horror e thriller, solitamente i ruoli femminili sono vittime”. “Mi sono chiesto: cosa succede se diamo al ruolo femminile ambizione e potere?” Dall’intenzione di voler cambiare totalmente gli schemi precedenti è scaturita la trama di “Cobweb”.

Alla domanda: il film parla di un regista che vuole rivedere il finale del suo film, ha mai pensato che un suo film potesse avere un finale diverso? Kim Jee-woon ha risposto: “Si, l’ho pensato diverse volte, però il finale è il risultato di un lavoro e di tante scelte precedenti. Quindi se adesso si potrebbe anche immaginare di far meglio, questo è frutto del miglioramento progressivo che si è avuto nel tempo”.

Dal canto suo, l’attore protagonista di “Cobweb”, Song Kang-ho ha affermato che il film “riflette l'umorismo esilarante e spiritoso di Kim Jee-woon”, confessando poi che gli è piaciuto interpretare il suo primo ruolo da regista: "Mi è piaciuto stare dietro la telecamera e dare indicazioni agli altri attori. Ho interpretato il ruolo a modo mio”.

Song Kang-ho ha poi detto che “A livello personale, il fatto che il film fosse ambientato negli anni ‘70 non ha inciso molto, mi sono piuttosto concentrato sulla passione e le ambizioni del protagonista. Si parla di un set cinematografico, ma è solo una rappresentazione simbolica di dinamiche che avvengono anche al di fuori di quel contesto”. E poi, ha aggiunto, “Il regista vuole cercare se stesso attraverso la riscrittura del finale del film, il focus è più su questo aspetto”.

Alla domanda: cosa penserebbe il suo regista della k-wave e del successo oltrefrontiera che il cinema coreano sta avendo? Kim Jee-woon ha risposto: “credo potrebbe pensare che la k-wave sia un periodo pieno di prosperità, reso possibile grazie al lavoro dei nostri predecessori, che hanno dato il loro contributo alla cinematografia”















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02 Aprile 2024

Masterclass “L’arte del trasformismo” con il regista Kim Jee-woon e l’attore Song Kang-ho. di Daniela Ghilardi

Masterclass “L’arte del trasformismo” con il regista Kim Jee-woon e l’attore Song Kang-ho.

Dalla Masterclass tenutasi a Firenze nell’ambito del FKFF, dal titolo “L’arte del trasformismo”, sono emersi ulteriori interessanti elementi per conoscere meglio le personalità del regista e dell’attore protagonista del film “Cobweb”.

Il Regista

Kim Jee-woon, nato nel 1964, inizialmente attratto da una carriera teatrale, dopo essere entrato nella prestigiosa Università Nazionale di Seul ha deciso di abbandonare gli studi. Ha scritto e diretto alcune opere teatrali, dopo di che è passato al cinema, di cui conosceva i classici europei fin dall'infanzia. Vince, nel 1997, un concorso di sceneggiatura, che gli permetterà di debuttare come regista con “The Quiet Family” (1998), una commedia nera che racconta di una famiglia che gestisce un ostello di montagna e viene coinvolta in una serie di morti. È questa la sua prima collaborazione con l’attore Song Kang-ho.

Kim Jee-woon prosegue sperimentando le regole dei film di genere con un serie di film che spaziano dall’horror, con “A Tale Of Two Sisters” (2003), al noir, con “A Bittersweet Life” (2005), al western, con “The Good, The Bad, And The Weird” (2008).

La lunga serie di film acclamati dalla critica lo ha portato ad essere invitato in numerosi festival in tutto il mondo e finanche a debuttare a Hollywood, nel 2013, con “The Last Stand” (2013), con protagonista l’attore Arnold Schwarzenegger. Dell’esperienza americana Kim Jee-woon ha un ricordo positivo, per le risorse umane ed economiche, il budget e l’efficienza, tutto notevole, tuttavia evidenzia come, a differenza dai set coreani, dove si lavora con una gerarchia verticale, con a capo il regista, negli Stati Uniti viga una “gerarchia orizzontale”, per cui il regista sostanzialmente non ha la libertà di prendere le decisioni che occorrono sul momento. Hollywood è una fabbrica di sogni, ma “quando un film va male”, afferma il regista Kim, con il sistema americano “non si sa a chi dare la colpa”.

Tornato in Corea, gira con Song Kang-ho “The Age of Shadows”, definito “un'impeccabile spy-story diretta con il virtuosismo di De Palma e la coralità di Coppola”, che vede l’attore Gong Yoo nei panni del leader di un movimento indipendentista nella Corea occupata dal Giappone: un film di grande successo, che ha totalizzato 7,5 milioni di spettatori nella sola Corea.

Kim Jee-woon sostiene di essere stato influenzato dal cinema occidentale e cita Rossellini e Visconti, ma anche Bertolucci, cui si è ispirato per “The Age of Shadows”, Sergio Leone, cui ha guardato nel girare il suo western, Tarantino, con il quale si avvertono affinità in “Cobweb”.

Il maestro della sperimentazione nell’ambito dei generi cinematografici ha una interessante visione del film quale catarsi delle paure umane: “I film sono una maniera di esplorare le nostre paure” afferma Kim Jee-woon: “L'horror rappresenta la paura verso l'ignoto, la fantascienza la paura del futuro, i film romantici rispecchiano la paura di perdere la persona amata" e così via. Forse grazie a questa visione il cinema coreano riesce con successo a mescolare più generi nello stesso film, delineando magistralmente i personaggi, che risultano sempre complessi.

Quando gli è stato chiesto se ritenga ci sia un fondo di verità nella affermazione del regista Kim Yeol di “Cobweb”, che la critica è la vendetta di chi non sa fare arte, Kim Jee-woon ha risposto che in realtà questa battuta è una reinterpretazione di un concetto contenuto in un essay che trattava del rapporto tra gli artisti e gli accademici. “Sicuramente” dice Kim Jee-woon “alcune dichiarazioni scritte dai critici mi hanno provocato ferite, ci sono rimasto male e ho provato dispiacere”, però “credo che se non fosse per l’esistenza dei critici, i registi si potrebbero sentire molto soli”. “Se andiamo a vedere i periodi in cui il cinema ha avuto un rinascimento, con tanti successi, in quei periodi anche la critica aveva tanto potere”. “Sono due forze che vanno di pari passo”. Quindi lamenta: “ultimamente noto con dispiacere che la critica si è indebolita molto e mi piacerebbe vedere una rinascita anche della critica”, concludendo: “quasi mi mancano i periodi in cui facevo a botte con i critici”.

L’attore Song Kang-ho ha detto di lui: “quando lo ho incontrato per la prima volta 27 anni fa, ho pensato: che persona moderna! Mi ha davvero impressionato questa sua maniera di essere”. “In 27 anni abbiamo collaborato più volte e una cosa che apprezzo tanto e un po’ invidio di Kim Jee-woon è che lui non si mette a urlare al mondo; in altre parole, è una persona che non impone il proprio pensiero, semplicemente ricrea dinamiche” in modo che si possano vedere “tutte le scale emotive: rabbia, tristezza, felicità, in maniera molto naturale”. “Lui è la prima persona capace di fare una cosa del genere in Corea”. E ha aggiunto: “Kim Jee-woon è una persona che non sa rinunciare facilmente”, “ha sempre voglia di lottare per quello in cui crede ed è davvero difficile trovare una persona così di questi tempi”.

L’Attore

Song Kang-ho, nato nel 1967, mentre studia televisione al Busan Kyungsang College, si accosta al teatro sociale ed entra a far parte di una delle più importanti compagnie teatrali coreane. Scegliere questo attore dalla recitazione raffinata per il ruolo principale garantisce quasi sempre un successo al botteghino. La sua abilità unica nella recitazione comica, mostrata già in “The Quiet Family” di Kim Jee-woon, ha ricevuto recensioni entusiastiche dal pubblico, ma lo stesso hanno fatto le sue interpretazioni più drammatiche come in “Joint Security Area (JSA)” di Park Chan-wook. Molto amato da registi di grande fama, tra cui Bong Joon-ho e il maestro giapponese Koreeda, Song Kang-ho conserva un profilo umile e sostiene di cercare un tratto distintivo nella “semplicità”. Interrogato sulla sua formazione, ha risposto: “Sono fortunato ad aver potuto collaborare con tanti nomi importanti. La loro influenza mi ha permesso di migliorare costantemente e di avere un'ottima formazione."

Tra i suoi lavori ricordiamo anche il thriller d'azione dell’Era Coloniale “The Age of Shadows”, prima produzione coreana dello studio di Hollywood Warner Brothers, il dramma storico, basato su eventi realmente accaduti, “Taxi Driver” (2017), che ha superato la soglia simbolica di 10 milioni di spettatori, e “Parasite” (2019), vincitore di Oscar. La sola produzione non coreana cui ha collaborato è “Broker” (2022) di Koreeda Hirokazu, per il cui ruolo ha vinto il premio come miglior attore al Festival di Cannes del 2022.

Dopo 35 anni di recitazione, Song Kang-ho confessa: “non credo di aver iniziato pensando di diventare un attore cinematografico”. “Il mio primo approccio con i film è stato “The day a pig fell into the well”, film di esordio del regista Hong Sang-soo del 1995, uscito nel 1996. Era un ruolo molto piccolo” racconta. “Ho cominciato a cimentarmi con il lavoro cinematografico attraverso il film “Green Fish” di Lee Chang-dong e sì, forse da quel momento, ho smesso il lavoro a teatro”. Tuttavia, “Durante la mia carriera cinematografica mi sono accorto che tutto quello che avevo imparato recitando in teatro, l’energia che ha un attore teatrale, la capacità di analizzare il testo e la situazione, la sua espressività, piano piano è venuto a galla”.

Circa il rapporto con il regista Bong Joon-ho, che sembra tenda ad attribuirgli sempre il ruolo di uomo mediocre, anche se capace di grande umanità, Song Kang-ho racconta che si conoscono da molti anni e confessa: “Una volta ho preso Bong Joon-ho e gli ho chiesto: ma perché mi affidi sempre personaggi così mediocri? Perché?”. Poi ironizza: “quando per la prima volta mi propose di recitare in Parasite ero straconvinto che sarei stato il personaggio del papà della famiglia ricca. Ma niente, sono stato cacciato nel sotterraneo!”.

Per accettare una parte, Song Kang-ho deve percepire un legame con il ruolo da interpretare, a livello sia di aurea esterna che umano; l’aura esterna è costituita dalla originalità e dal fascino del personaggio, mentre il legame umano nasce da una affinità con la persona dell’attore. Se queste condizioni ci sono tutte, Song Kang-ho è disposto a recitare qualsiasi tipo di personaggio.

Quanto alla sua ritrosia ad accettare parti in produzioni cinematografiche straniere, Song Kang-ho ha spiegato che “recitare non è imparare a memoria e imitare”. “Dietro alle parole, c’è la cultura di un popolo e occorre avere una conoscenza alta della cultura e della popolazione che sono all’origine di una sceneggiatura per poter accettare un ruolo. Per questa ragione ho detto tanti no. Se un giorno dovessi arrivare ad un giusto livello di conoscenza e comprensione della cultura straniera sottesa al film, non avrei motivo di rifiutare la proposta del regista”.

Il regista Kim Jee-woon ha detto di lui: “Credo che Song Kang-ho sia troppo umile per rispondere correttamente” a domande sulle sue capacità recitative. “Lui ha una capacità di immedesimarsi e credere che quella di quel momento sia la realtà, che è strabiliante.” “Se dovessi elencare tutte le qualità dell’attore che lo rendono unico potrei parlare ore; le prime che mi vengono in mente sono la sua capacità di immedesimazione totale, il tempismo e la maniera delle battute, il senso che dà alle battute: tutto eccellente. Ma soprattutto, la capacità di raffreddare una stanza in un attimo e poi di rilassare l’atmosfera e di fare questo perché vuole. Ha cioè una capacità unica di gestire l’atmosfera della scena” che consente anche una repentina alternanza dei generi.

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02 Aprile 2024

“Cobweb” e “Honey Sweet” vincitori del Florence Korea Film Fest. A Firenze anche menzioni speciali per due giovani registe. Daniela Ghilardi

“Cobweb” e “Honey Sweet” vincitori del Florence Korea Film Fest. A Firenze anche menzioni speciali per due giovani registe

Si è conclusa il 29 marzo sera la ventiduesima edizione del Florence Korea Film Fest, svoltasi presso il cinema teatro La Compagnia di Firenze. Come di consueto, il Festival ha riconosciuto un premio al film scelto dalla giuria e uno a quello più votato dal pubblico.

La giuria, composta dal critico cinematografico Lorenzo Pierazzi, dalla giornalista Laura Della Corte, dall’architetto cinefilo Carlo Pellegrini, dal dottor Luca Barni, laureato in Storia e Critica del Cinema all’Università di Firenze e Ginevra Barbetti giornalista nel settore cultura e spettacolo per il Corriere Fiorentino e Io Donna, nonché presieduta da Elisabetta Vagaggini, attiva da oltre vent’anni come giornalista esperta di cinema, ha selezionato per la premiazione il film ambientato negli anni Settanta “Cobweb” del regista Kim Jee Woon, attore protagonista Song Kang Ho, in concorso nella categoria “Orizzonti coreani”.

La giuria ha assegnato il premio con la seguente motivazione: “Per la capacità di raccontare il cinema e mescolare in maniera innovativa i generi thriller, horror e commedia, con virtuosi salti temporali tra verità e finzione; per la maestria registica nel ritmo e nella ironia della scrittura, oltre a quella delle interpretazioni degli attori, tra cui spicca quella del protagonista Song Kang Ho; per la capacità straordinaria di stare in equilibrio sul sottile diaframma che separa il dramma dalla commedia, la realtà dalla finzione, portando lo spettatore a riflettere sul confronto continuo tra arte e vita”.

Il regista Kim Jee Woon ha accolto la premiazione ricordando di essere stato forse il primo ospite ad essere stato invitato dal Festival di Firenze e anche di essere stato il guest con il maggior numero di presenze. “Ogni volta che visito il Festival” ha detto “torno a casa con una energia positiva, grazie alla vostra calorosa ospitalità, alla vostra passione per il cinema e al vostro incoraggiamento”.

“Ripensando ora al film Cobweb, mi chiedo se non sia una storia che racconta l’amore”, sembra chiedersi “Io amo cosi tanto fare film, perché invece il cinema è cosi freddo nei miei confronti?”. “Sembra” ha proseguito il regista “quasi un amore non corrisposto e sembrerebbe la storia di un uomo ferito, disperato, deluso”, storia che “racconta il percorso del protagonista che tenta di non rinunciare alla sua passione”. “Mi chiedo” ha aggiunto Kim Jee Woon “se non sia stato questo uno dei fattori per cui la giuria ha dato la sua valutazione positiva”.

Il regista ha quindi ringraziato l’organizzazione e lo staff del Festival, nonché “più di tutti”, “il pubblico fiorentino, per l’amore dimostrato verso il cinema coreano”.

La giuria del FKFF ha inoltre rilasciato due menzioni speciali per ulteriori due film in concorso nella categoria Independent Korea.

A “Green House” della regista Lee Sol-hui, interpreti Yang Jae-sung e Kim Seo-Hyung è stata riconosciuta una menzione speciale per la regia, “Per la capacità della giovane regista Lee Sol-hui (…) di confezionare un’opera di esordio con un tratto registico di alto livello, nella quale a partire dai drammi di due famiglie, quello di un’anziana coppia e quello di una giovane madre single impegnata ad offrire un futuro al figlio adolescente, si fondono temi sociali, in un susseguirsi di eventi che virano dal thriller alla commedia. Un film avvincente, nel quale accadimenti inverosimili danno vita ad una storia credibile dal punto di vista umano, che si avvale di una regia ottima, di un gran lavoro di montaggio e della impeccabile interpretazione, sui cui spicca la prova della protagonista Kim Seo-Hyung”.

La seconda menzione speciale, assegnata dalla giuria alla miglior opera prima, è andata al film “Hail to hell” della regista Lim Oh-jeong, quale “storia di formazione e amicizia che racconta sapientemente problematiche giovanili della società contemporanea, come il bullismo e le sofferenze ad esso collegate, il desiderio di vendetta, la solidarietà e anche la falsità delle sette religiose basate sul fanatismo”. “La recitazione delle giovani protagoniste è davvero sorprendente e la regista dimostra di avere padronanza di ogni aspetto della macchina cinema”. “Possiamo concludere” hanno aggiunto i giurati “che il cinema sudcoreano è in buone mani”.

Il pubblico ha invece votato come miglior film “Honey Sweet” di Lee Han, con gli attori Yoo Hae-jin e Kim Hee-sun, anch’esso in concorso nella categoria Orizzonti Coreani, commedia già proiettata al Festival di Busan del 2023, dove era stata ben accolta dal pubblico.

Il regista Lee Han, venuto a conoscenza di aver ricevuto il premio, ha dichiarato: “Sono davvero contento e onorato”, “ottenere l’approvazione del pubblico è per un regista un grande piacere” motivo per cui “questo premio più di altri rappresenta per me motivo di grande gioia”. Ha poi ricordato che “Il film, naturalmente, non si regge solo sulle spalle del regista”, quindi ha colto l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del film, dal titolare di produzione, al direttore della fotografia, al direttore della musica e l’intero staff, gli “attori e tutto il resto del cast, per la loro ottima prestazione durante il periodo delle riprese”, per poi concludere formulando l’auspicio di poter venire presto in Italia a ritirare il premio.







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01 Aprile 2024

Contrasto al femminicidio 2 maggio parlamento europeo abstract Valeria Fratone

E’ di pochi mesi  fa la notizia di un uomo che per settimane ha inviato per ripicca a parenti e amici i video erotici girati con la moglie, dopo che lei è andata via di casa con il loro figlio di due anni. Lo scorso gennaio la Procura di Napoli ha archiviato il caso di Tiziana Cantone, la 31enne trovata senza vita nel 2016 in provincia di Napoli,
confermando che
si è trattato di suicidio: la donna non riusciva più a sopportare l'onta della diffusione in rete dei suoi video privati da parte del suo ex ragazzo.
Sono solo alcuni dei casi più eclatanti che dimostrano che fra le violenze sulle donne c’è anche il Revenge porn: quella pratica barbara per cui un uomo si vanta di mostrare le foto sexy di una donna sui social. Due studiose di Oxford, Chiara McGlynn ed Erika Rackley, hanno dato un’altra definizione del fenomeno chiamandolo “ violenza sessuale basata sulle immagini” perché non si tratta sempre di “Revenge” ossia vendetta, ma anche solo di voglia di diffamare una donna e fare i bulli.
Tutto questo dimostra che abbiamo ancora la mentalità moralista, sessista e misogina di chi giudica la sessualità femminile come qualcosa di sporco di cui vergognarsi, mentre quella maschile viene addirittura esaltata. Non è lei che deve vergognarsi, è lui un gran bifolco e ignorante oltre che un delinquente. E’ la società che deve cambiare, smettendo di condannare le donne. C’è lo stereotipo delle femmine che non possono godere di sessualità senza essere giudicate e ci sono i maschi sessisti che continuano a infangare la reputazione delle donne usando gli stessi stereotipi e pregiudizi. Quindi direi che più che la punizione, sarebbe importante l’educazione, la cultura: bisognerebbe iniziare nelle scuole per creare una società migliore.
Una ragazza che manda delle foto a un ragazzo per giocare, anche se si tratta di un flirt, è bello che lo faccia. La vergogna non è darsi qualcosa: la vergogna è stuprare, picchiare, offendere e tentare di mettere in ridicolo delle persone. E l’amore non è obbligatorio fra gli esseri, il rispetto si’.

 

 

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27 Marzo 2024

Emanuela Scarponi vertice Italia africa 2024 presso PIUE

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25 Marzo 2024

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FUMETTO, ANIMAZIONE, CNEMA E GAMES. di Claudia Polveroni

ROMICS

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FUMETTO, ANIMAZIONE, CNEMA E GAMES.



ROMICS XXXII: UN UNIVERSO DI FANTASIA E DIVERTIMENTO



DAL QUATTRO AL SETTE DI APRILE IN FIERA DI ROMA SI CELEBRA LA XXXII EDIZIONE DI ROMICS, IL FESTIVAL DEL FUMETTO; ANIMAZIONE, CINEMA E GAMES.



L’evento in Conferenza Stampa è stato presentato nella Sala Convegni Giuseppe della Vedova di Palazzetto, Mattei a Villa Celimontana il giorno 20 marzo ’24.

Nelle giornate della prima settimana di aprile il pubblico verrà accolto nei cinque padiglioni con più di 70.000 mq. della Fiera. Romics è una manifestazione artistica con oltre 350 espositori nazionali ed internazionali che pone in primo piano l’immaginario di tutti i partecipanti a confronto con interessi e generi.

Il manifesto ufficiale della XXXII edizione di Romics è a firma di Simone Bianchi, Romics d’Oro della edizione.

Per l’85° anniversario di Batman il pubblico è accolto con un magnifico tributo, dove il cavaliere oscuro che ha catturato l’attenzione di generazioni di appassionati, domina la scena del cielo.

Romics è: narrativa, animazione, arte del cinema, e video games a briglia sciolta con la fantasia.

Numerose sono le istituzioni che supportano Romics: dal Ministero della Cultura ed il Centro per il libro e la lettura con il Premio Nuovi Talenti, conferito dal premio Romics del Fumetto 2024, la Regione Lazio e la Camera di Commercio per la valorizzazione le imprese culturali creative del Lazio per una crescita e partecipazione di un pool di aziende del territorio, l’hub dell’innovazione della Regione Lazio è diretta ai settori dei games, turismo, e cultura.

Ci sarà un desk nello stand regionale sull’informativa dei progetti della FabLab Lazio, i visitatori potranno realizzare disegni e fumetti in digitale su tavolette grafiche.

Il giorno seguente l’inizio dell’evento in fiera prima delle ore 12.00 al Padiglione 7 sarà possibile partecipare al Workshop: Visionary A/ - Guarda l’Invisibile. Crea l’Impensabile. Sviluppare l’Immaginazione attraverso l’Intelligenza artificiale. Un’opportunità di exponential ecosystem buidilng, dedicato al fumetto: dall’illustrazione ai videogiochi, al cinema. Avere idee di come l’intelligenza artificiale disegni nuovi confini inesplorati.

L’Istituzione Sistema Biblioteche e Centri Culturali di Roma Capitale è presente, nei quindici municipi della Capitale con quaranta biblioteche per promuovere la lettura con un catalogo e con uno spazio anche per il fumetto.

La collaborazione tra le Biblioteche di Roma Capitale e Romics ha avviato una iniziativa per la costituzione di una nuova Biblioteca di Fumetti e Graphic Novel.

Sabrina Perucca, Direttrice Artistica Romics parla di un programma innovativo dei nuovi trend e dei grandi maestri, dei personaggi che ci accompagnano da diverse generazioni. Batman amatissimo dal pubblico, che si manifesta con il suo cambiare di abito, pur restando sempre uguale a sé stesso.

Il pubblico potrà osservare il manifesto di Simone Bianchi che ritrae il cavaliere oscuro, avvolto nel mistero.

Cinque personalità artistiche del fumetto, premiate con il Romics d’Oro ci riferiamo a Vanna Vinci creativa fumettista, il suo ultimo libro: Viaggio notturno è in Fiera, una storia sorprendente per Jana, personaggio chiave, in una Bologna surreale, a Riccardo Zara musicista, compositore, specializzato in sigle televisive a Dan Panosian, disegnatore di successo internazionale. Presenta Alice nel Paese delle Meraviglie, nella nuova versione.

Dylan Cole, Concept Art Director del grande cinema. Ha alle spalle la partecipazione a sessanta films: Return of the King, Avatar, Maleficent sono solo tre.

Ed infine a Simone Bianchi, disegnatore per Marvel e DC Comics. Usa una tecnica con la matita, inchiostro e acrilico su più superfici.

Una edizione celebra importanti compleanni: Topolino compie settanta cinque anni. Libretto di letture e storie di Paperino, per generazioni di grandi e piccoli. Andrea Freccero è fumettista ed Art Director di Topolino e autore della copertina del compleanno, Marco Gervasio è tra gli autori assidui dei personaggi disneyani. Seguono le Serie Tv: Happy Days e Haidi, si rende omaggio a Francesco Coniglio editore, scomparso recentemente, con una mostra allestita per l’evento in Fiera.

In collaborazione con il Comitato Italiano Paraolimpico e la Scuola Romana dei Fumetti, arrivano i Corpi a Regola d’Arte degli atleti paraolimpici con una mostra ed un evento di live painting. In conclusione un omaggio al grande mangaka Akira Toriyama scomparso.

Il grande fumetto d’autore con centinaia di iniziative e con il Premio Romics del fumetto, in collaborazione con il Centro per il Libro e la Lettura – MIC e l’istituzione Sistema Biblioteche e Centri Culturali di Roma Capitale.

Altri eventi speciali, le anteprime e il Cinema di Romics danno spunti ed emozioni ai visitatori e agli autori.

Molti messaggi offrono nuove conoscenze ed insegnamenti utili alla società e alla scuola.



A cura di Claudia Polveroni Apn Publisher

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25 Marzo 2024

capodanno curdo di Emanuela Irace

Dalla meta degli anni ‘70 il Nevroz - capodanno - è diventato per il curdi una festa politica che lotta per l’autonomia curda (Confederalismo Democratico) all’interno dei singoli stati in cui sono presenti i curdi e per la libertà di Ocalan e dei giornalisti, parlamentari, prigionieri politici e intellettuali, rinchiusi ingiustamente nelle carceri turche, siriane ecc. ieri si è celebrato il Nevroz a roma, al centro Ararat di Testaccio…Buon Capodanno a tutti!!! ❤️ NEWROZ PIROZ BE

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25 Marzo 2024

SCARPONI EMANUELA e PIUE

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25 Marzo 2024

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