Giovedi, 4 Giugno 2026

     

 

 

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a cura di Emanuela Scarponi, PREFAZIONE DE «IL SALOTTO DEL DOTTOR COPRODE» scritto da Adriano Ottaviani,

PREFAZIONE DE «IL SALOTTO DEL DOTTOR COPRODE»

l'uomo dalla C0scienza PROfondamente DEmocratica

 

 

 

Il salotto del dottor Coprode è una opera letteraria scritta dal giornalista Adriano Ottaviani Zanazzo: si sviluppa in una serie di conversazioni tra due intellettuali, uno di stampo conservatore, l’altro di ispirazione «Olo-democratica, della Democrazia totale, unico movimento extraparlamentare di centro, ma con un occhio a Sinistra».

Queste conversazioni si presentano come interviste che il nostro Adriano stesso fa come giornalista de «Il tempo» al dottor Giacomo Coprode, Demofilo per gli amici.
Inizialmente il dialogo e’ serrato, accademico, surreale, ambientato in questo salotto letterario, alcova della conoscenza.

Il testo è farcito di grande dialettica e capacità linguistica, ricco di parole e nomi greci come Demofilo appunto, ossia amato dal popolo, il suo interlocutore, e latinismi dal significato letterale e sostanziale; quindi necessita di doppia lettura, formale e di contenuto.
Le conversazioni scelte dal nostro autore sono di fatto oggetto di studio e di riflessione sulla politica Italiana e la filosofia che ne sono alla base oggi.
Sì intravvede nelle conversazioni tra i due intellettuali di opposto pensiero politico le idee che sono proprie del nostro scrittore giornalista Adriano Ottaviano Zanazzo, figlio d’arte, che si diverte a contrapporre le posizioni politiche di destra e di sinistra, fino a quando finiscono per uniformarsi sempre più.
Mentre all’inizio i due intellettuali a confronto sono su opposte posizioni, mano a mano che si procede con le conversazioni di argomenti i più toccanti e delicati,
i due oppositori si avvicinano sempre più, poiché la stima alla base della loro conoscenza è tale da indurre l’uno e l’altro ad un confronto serrato ma aperto. I pregiudizi iniziali su certe tematiche da affrontare sono infatti fonte di battibecco tra i due, che a dire il vero si conoscono a fondo, da sempre.
E il nostro scrittore descrive molto bene ed in dettaglio la teatralità delle conversazioni, dello scenario letterario che si sviluppa sul palcoscenico, rappresentato dal salotto, un’alcova della cultura, dove una luce soffusa permette di concentrarsi sui pensieri che vanno e vengono dei due interlocutori a confronto, a tal punto da disegnare addirittura in un volto, quello dell’intellettuale Coprode, stereotipo di una certa mentalità, occhialetti tondi alla John Lennon e barba sfatta.
Tra gli altri, si affronta il problema scottante dei soprusi nei confronti della donna di oggi, ma non si deve dimenticare quanto a volte accade a ragazzi, oggetti di attenzione da parte di donne, come se anche questo non fosse uno scempio.
E così in una botta e risposta continua di pensieri ed opinioni differenziate, le conversazioni si fanno più articolate e chiare.
Da notare l’attenzione che Adriano pone sulla pronuncia di parole di origine latina come «media» che oggi notoriamente pronunciamo «midia» all'inglese, perdendo di vista l’origine della parola latina appunto, cui il nostro tiene molto.
E così di conversazione in conversazione i due intellettuali si trovano a discutere delle sfaccettature di una politica invero annacquata che ormai è un misto di tutto e che sempre più risponde ad un modo di procedere omologato, rispondendo sempre più ad esigenze esterne e diverse da quelle che la politica detterebbe.
E così i due intellettuali si perdono nei loro ragionamenti tra un botta e risposta, dando luogo ad un battibecco vivo e divertente.
Tutto si fa più chiaro nell'ultima conversazione, quando appare finalmente il nome del giornalista: lo stesso Ottaviani si fa persona, chiedendo ora più volte al dottor Coprode le sue opinioni su varie tematiche scottanti: tra cui la donna soldato, ed i rapporti tra Marte (lil dio della guerra) e Venere (la dea dell’amore).
Come è possibile conciliare la donna, che nell’immaginario collettivo appare essere pacifica con la guerra?
E' una questione di parità, risponde Gian Giacomo, sempre contraddistinguendosi per la sua erre moscia, che fa un po' aristocratico invero.
Dunque le posizioni dei due intellettuali a confronto dapprima lontanissime alla fine si avvicinano sempre più fino a ritrovarsi senza saperlo a frequentare la stessa ambasciata di Croazia, (settima conversazione) cui entrambi erano stati invitati.

Ed è lì che i due intellettuali a confronto si ritrovano sullo stesso palcoscenico, a vivere le medesime esperienze mondane, per accettare dunque la verità che sta dietro alla comprensione umana, fondendosi mano a mano, parola dopo parola, in un unico afflato, una unica voce.

La conversazione più divertente è quella col signor Perconte di Riccione, personaggio goffo ma attraente, donnaiolo, amante della bella vita e delle donne che conquista una dopo l'altra, col suo bel fisico. Qui Adriano Ottaviani da intellettuale si perde nel suo amore per il dialetto, romanesco o romagnolo che sia, e si diverte a caratterizzare i personaggi che crea con una ironia di fondo che lo contraddistingue sempre. Questi personaggi vengono dunque rappresentati in modo vivace mentre parlano in dialetto, considerato alla stessa stregua della lingua italiana o latina, che il Nostro cura nel dettaglio sempre con simpatia e con uno sguardo profondamente umano.

A ben vedere, è lo scrittore stesso che presenta le varie sfaccettature della sua articolata personalità, che assume di volta in volta un carattere differente, recita vari ruoli nelle sue scene, rendendo vitali e famosi le varie tipologie di uomini della sua città natia, Roma, nei suoi vari strati culturali e sociali.
Così Ottaviani, da giornalista de «Il tempo», intervista il dottor Coprode che rappresenta il suo opposto politico ma che di fatto incarna l’alterego dell’ intellettuale Ottaviani, che in queste conversazioni mette assieme le posizioni avverse di un medesimo problema, motivandole alla ricerca di una sintesi. Ecco la risposta a tutte queste conversazioni: la sintesi intellettuale della storia della politica recente italiana


La sua romanità e la sua mentalità di conservatore aperto si incontrano con il progresso, se tale può essere considerato si chiede lui, rappresentato dal suo apparente avversario politico, un intellettuale. Ed entrambi si confrontano, fornendo infine una sintesi delle varie posizioni e donando finalmente al lettore la visione di un Uomo dotato di grande umanità e profondità del nostro tempo, il nostro Adriano appunto, che non conosce confini politici.

 

Emanuela Scarponi, giornalista

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09 Marzo 2024

CONCERTO PER PIANOFORTE dall'Europa al Giappone pianista Rebecca Guerra

CONCERTO PER PIANOFORTE dall'Europa al Giappone pianista Rebecca Guerra

 

Il “piccolo teatro Tordinona“ è al centro di Roma, in una meravigliosa piazzetta, incastonato tra antichi e sontuosi palazzi. Non vi ero mai entrata, ma sono rimasta meravigliata dell'alcova quale è.

Inoltre è del tutto soddisfacente la sua posizione, la sua struttura ed in particolare la perfetta acustica del luogo. Questo piccolo teatro costruito nel XVII secolo era conosciuto come teatro Apollo Tordinona ed in passato anche Sala Pirandello.

Grazioso ed accogliente, con questa sua ottima acustica è ben frequentato e conosciuto per i corsi di teatro, di scuola, per eventi e spettacoli.

Il 6 marzo si è svolto un interessante concerto per pianoforte eseguito dalla giovane pianista promettente Rebecca Guerra di Pietrasanta, Lucca, dal titolo “dall’Europa al Giappone “. Alcuni brani di musicisti giapponesi si sono alternati a brani classici di grandi Europei. Si è passati da J. Hisaichi con il brano Ashitaka e San da “la Principessa Mononoke” a L.V. Beethoven, con la sonata “opera 109”, primo tempo, a F. Chopin con il meraviglioso Notturno in Do minore, ancora G. Kurtàg.

Ifa presente la Nostra come questi compositori giapponesi si ispirino invero alla nostra tradizione classica, rivisitandola, con i loro brani accostati per similitudine o per forti contrasti sonori, creando di fatto una opera d'arte nuova. Ecco lo spettacolo di Rebecca.

Anche l’idea di cambiare il costume in base al brano musicale ha destato meraviglia e piacere nello stesso tempo per la sua originalità: vestita da principessa Mononoke, Rebecca dà inizio al concerto, accompagnata dal suo maestro mascherato, che con mani sottili e lunghe gira i suoi spartiti silenzioso ed invisibile.

Terminato il programma la nostra Pianista ha offerto a tutti due bis, di cui l’ultimo a richiesta di alcuni giovani studenti di pianoforte.

E' stata una serata divertente, piacevole, speciale in un luogo incantato, grazie al talento di questa giovane e brillante musicista.

Questa giovane coppia di artisti ha incantato la platea nella sala del teatro, comunque ricolma di persone e di giovani che ascoltavano ogni brano con grande piacere e partecipazione tanto da unirsi in un afflato unico al termine di ogni brano musicale. Rebecca cambiava stile ogni qualvolta lo necessitava, passando da costumi di stile rurale a costumi romantici di fata incantata, con un abito lungo bianco ed ornata da capelli lunghi rosa.

Infine per un brano molto originale Rebecca veste una tuta argentea, quasi fosse un essere alieno, impersonando il personaggio che aveva ispirato il brano musicale e ne recita alcune parole: il corpo del protagonista che ispira il brano musicale si confonde con il mondo esterno e non percepisce più la sua identità umana tanto appunto da sembrare questo il corpo di un alieno.

Quindi in questa mescolanza di teatro e musica la serata si arricchisce di sensazioni sia prodotto della agilità musicale di Rebecca che fa volare le sue mani sul bellissimo pianoforte a coda situato al centro del palcoscenico.

Inoltre la luce offuscata e colorata rende interessante e avvolgente l’atmosfera.

Quindi teatro, musica e platea diventano un tutt’uno in questa alcova dai tappeti rossi che contraddistingue questo piccolissimo ma bellissimo teatro, definito piccolo teatro Tordinona al centro di Roma.

Maria Paola Santopinto

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08 Marzo 2024

"la ambasciatrice dello Zambia", dr.ssa Patricia Chanda Chisanga Kondolo, Daniela Ghilardi

Sabato 17 febbraio si è svolto a Roma, presso la sede della organizzazione non governativa African People Publisher, nell’ambito della review sui Paesi e le popolazioni dell’Africa da essa promossa, un incontro dedicato alla Repubblica dello Zambia. Ospite di eccezione è stata l’ambasciatrice dello Zambia in Italia, dr.ssa Patricia Chanda Chisanga Kondolo, che ha evidenziato alcune caratteristiche del Paese che lo rendono unico.

In particolare, la dottoressa Kondolo ha ricordato come lo Zambia sia un Paese pacifico e stabile, non solo rispetto alla regione sudafricana, ma anche all’Africa in generale. La gestione politica del Paese ha infatti un buon andamento, giacché nella sua breve storia, che dura da soli 60 anni, ha avuto sette Presidenti e sempre transizioni pacifiche da una amministrazione all’altra. Questo, ha sottolineato l’Ambasciatrice, è di vitale importanza per generare un ambiente inclusivo e una crescita stabile nel settore del turismo, perché rende ogni eventuale investimento nel turismo zambiano una scelta sicura. La dottoressa Kondolo ha inoltre reso noto che il Governo della Repubblica dello Zambia offre incentivi a persone di nazionalità straniera nel settore del turismo, quali ad esempio vacanze esentasse.

L’ambasciatrice Kondolo ha poi evidenziato come lo Zambia sia unico dal punto di vista della bellezza naturalistica. Questo Paese non solo vanta uno dei più spettacolari siti del Mondo, le cascate Victoria, che sono una delle sette meraviglie naturali del Mondo e parte del patrimonio dell’umanità protetto dall’UNESCO, ma è anche ricco di parchi naturali nazionali e riserve, come il Kafue National Park, il Lower Zambezi National Park e il South Luangwa National Park, solo per menzionarne alcuni. Qui, i turisti possono avventurarsi in indimenticabili safari e incontrare i Big Five (il leone, il leopardo, il rinoceronte, l’elefante africano e il bufalo africano) nel loro habitat naturale.

Quello dello Zambia, ha ricordato la dottoressa Kondolo, è peraltro un turismo sostenibile. Lo Zambia riconosce l’importanza di preservare le proprie risorse naturali per le generazioni future. A tal fine, sua eccellenza il dottor Hakainde Hichilema, presidente della Repubblica dello Zambia, dopo essersi insediato nel 2021, ha creato il Ministero della green economy e dell’ambiente, a sostegno dell’intenzione dello Zambia di avanzare proseguendo su un percorso di crescita ecosostenibile. La visione del Ministero, che lavora mano nella mano con il Ministero del turismo, è di promuovere una green economy intelligente. Un impegno molto importante, se si pensa che lo Zambia ospita molti fiumi e laghi e possiede le più ampie risorse di acqua dolce nel sud dell’Africa: ben il 40 per cento dell’acqua interna dell’Africa del sud è nello Zambia.

L’Ambasciatrice ha quindi richiamato l’attenzione sulla popolazione zambiana e la sua cultura. Vi sono annualmente molteplici cerimonie tradizionali, che attraggono i media internazionali, turisti locali e stranieri. Sono cerimonie significative per la preservazione della cultura, che contribuiscono al settore turistico offrendo uno spaccato delle diversificate tradizioni e della varietà di costumi che rendono lo Zambia realmente unico.

L’Ambasciatrice ha quindi evidenziato come lo Zambia, con il suo potenziale illimitato, con un ricco patrimonio culturale e una fauna selvatica diversificata, con la sua vasta bellezza e la sua popolazione amichevole e ospitale, dovrebbe essere la prima scelta nell’individuare una destinazione in Africa, esortando i presenti a lavorare tutti insieme per promuovere le attrazioni uniche del Paese e investire nelle strutture turistiche, in quanto a chiunque, che sia un agente di viaggio o un tour operator, qualcuno che sta cercando una partnership nello Zambia, o più semplicemente che sia un vacanziere, un avventuriero o un appassionato di cultura, lo Zambia ha qualcosa da offrire.

La dottoressa Kondolo è stata quindi intervistata dalla dottoressa Michelina Gabriè Sunquest, l’ambasciatrice del turismo dello Zambia, che le ha chiesto cosa consiglierebbe di andare a visitare ad un turista che decidesse di andare in vacanza in Zambia. Certamente consiglierebbe di visitare le Cascate Vittoria, che sono decisamente un “must”, e poi senz’altro le riserve, giacché a differenza di altri Paesi qui gli animali sono veramente nel loro habitat naturale, in quanto queste zone non sono state commercializzate. Infine, suggerirebbe di assistere alle cerimonie tradizionali che hanno luogo durante gran parte dell’anno. Nello Zambia vi sono 72 dialetti e differenti tradizioni culturali, quindi, indipendentemente dal periodo scelto per il viaggio, si potrà sicuramente trovare cerimonia cui assistere in una delle regioni del Paese.

Queste sono solo alcuni dei suggerimenti che l’Ambasciatrice darebbe perché, ha affermato, di esperienze da vivere in Zambia ce ne sono moltissime. E proprio questa varietà di opportunità, offerte da questo splendido e ancora poco conosciuto Paese, è emersa chiaramente nell’ambito dell’evento organizzato da African People ONG. Un evento ricco di spunti interessanti, che si è concluso con un intervento sul cielo e le stelle che si possono ammirare in Zambia. Un tema originale e inconsueto ma molto intricante, essendo il Paese collocato in un altro emisfero rispetto al nostro e presentando l’Africa, notoriamente, per assenza di inquinamento luminoso, una condizione molto favorevole per l’osservazione della volta celeste.









 

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25 Febbraio 2024

Articolo di presentazione dell’evento per la promozione turistica dello Stato della Repubblica dello Zambia. A cura di Claudia Polveroni Apn publisher

Nell’ambito della rassegna “Paesi e genti d’Africa” a cura della giornalista Emanuela Scarponi, la giornata di sabato 17 febbraio ultimo scorso è stata dedicata allo Zambia, alla presenza del counsole onorario, responsabile per la promozione del turismo per la repubblica dello Zambia, dott.ssa Michelina Gabriè Sunquest.



Nella splendida cornice della sala Roma dell’Unar, nel primo pomeriggio dello scorso sabato si è tenuto l’evento di presentazione del Paese dello Zambia.





La dott.ssa Michelina Gabriè Sunquest, responsabile per la diffusione turistica dello Zambia dà il benvenuto ai presenti e ringrazia la dott.ssa Emanuela Scarponi, titolare dell’Ong African People.

La Repubblica dello Zambia a seguito dell’indipendenza dal Regno Unito, è la ex Rhodesia del Nord, che ricomprendeva l’odierno Malawi e lo Zimbabwe, allora Rhodesia del Sud.

Lo Zambia, nella area del sud Africa è senza sbocco al mare e ha vivibilità ambientale.

Denominato il paese dell’acqua per la ricchezza di fiumi, laghi e si affaccia sulle cascate delle acque Victoria dall’omonimo lago, provenienti dal fiume Nilo. Incantevoli tramonti incorniciano il panorama,

La regione dello Zambia è in atmosfera tranquilla gli abitanti accoglienti con i visitatori, molto belli i parchi, e sul territorio vivono cinque specie di animali big five : leopardi, leoni, elefanti, rinoceronti e bufali.

Molte le attività di svago e sport: football, jumping, jumping, canoa e safari, a tutte le età.

Il Paese cura interessi ed iniziative, nello scorso anno il Presidente Mattarella si è recato in visita.

La dott.ssa M. G. Sunquest coadiuvata e attiva nel promuovere il turismo nel Paese, saluta e ringrazia la sig,ra Desireè responsabile dell’Ethiopia airlines, per i viaggi in Africa.

I collegamenti arei consentono di raggiungere agevolmente lo Zambia.

In attesa dell’arrivo dell’ambasciatrice Patricia Kondolo, prende la parola l’ingegnere Massimo Benedetti,

rappresentante di una società di ingegneria per le infrastrutture si è occupato di progetti per il Ghana e la Guinea equatoriale.

Recentemente è stata presentata un’offerta per una nuova progettazione ferroviaria dal nord dello Zambia allo stato dello Zimbabwe con un’azienda in Africa.

L’ingegnere ha visitato la capitale Lusaka. Il confine dello Zambia con lo Zimbabwe è raggiungibile in compagnia dei rangers per la presenza degli animali.

Molto particolari le aree rurali e i villaggi. Lo Zambia è un paese in crescita.

Livingstone è la seconda città dopo la capitale, interviene la dott.ssa Emanuela Scarponi per illustrare la vita di David Livingstone che dà il nome alla città.

Livingstone nasce in Scozia settimo figlio, da famiglia povera. Fin da giovanissimo venne mandato a lavorare, in modo tale da potersi mantenere agli studi. Studiò il latino e riuscì ad iscriversi alla facoltà di medicina.

Cristiano fervente, decise di fare il missionario, arrivo nell’attuale Sudafrica e tra i suoi obiettivi: scoprire le sorgenti del fiume Nilo.

Non trovò mai l’origine del Nilo e venne inviato dagli inglesi altre volte. Tra il 1852 e il 1856 viaggiando nell’entroterra africano, scopri lungo il corso del fiume Zambesi, le profondissime cascate Vittoria cui diede il nome della regina d’Inghilterra.

Nuove vie economico-commerciali vennero conosciute.

Circa centocinquantanni fa, in un villaggio dell’odierna Tanzania un giornalista H. Morton Stanley, inviato

dal New York Herald, sulla sponda del lago Tanganika nel 1871 ritrova Livingstone, di cui si erano perse le notizie.

Lo stato di salute dell’esploratore era precario. Nell’incontro tra i due uomini Stanley nel presentarsi pronuncia la famosa frase: “il dottor Livingstone suppongo”, David: “Sono felice di accogliervi”. L’immagine di Livingstone è la statua che è vicino le cascate Victoria.

Molti turisti, scattano foto ricordo sotto la statua.

David Livingstone muore di malaria infine nello Zambia.

Altri europei divennero esploratori delle terre d’Africa.

Emanuela Scarponi aggiunge un’importante connotazione sugli abitanti in origine dell’Africa Australe i San.

Popolavano le aree della Botsawana, la Namibia, il sudAfrica e lo Zambia.

Sono abitanti antichissimi come descrive Alberto Angela in un documentario.

Estremamente comunicativi si esprimono con la lingua clik, la lingua dei suoni.

Insiediati in una fitta rete di relazioni storico-geografico e contatti frequenti con il mondo occidentale, conservano il loro stato originario e le tradizioni. Sono in via di estinzione.

Raffigurarono scene di vita di fauna e di flora con le incisioni rupestri. Con circa 2.000 dipinti e graffiti nella roccia lasciano un’impronta di vita di 10.000 anni orsono.

Patricia Kondolo Ambasciatrice dello Zambia e il dottor Kissuta rappresentanti diplomatici raggiungono la sala dell’evento insieme alla dott.ssa Michelina G. Sunquest, promotrice per il Turismo ed investimenti nel Paese.

L’ambasciatrice d.ssa P. Kondolo ringrazia la dott.ssa Emanuela Scarponi per l’ospitalità nella sala Roma, per supportare il Turismo nello Zambia.

E ci dice che nel dialetto nel paese viene chiamata con lo stesso appellativo della moglie dell’attuale Presidente, segno di rispetto nella lingua locale.

Il Paese è stabile, retto dal settimo Presidente. Il governo ha interessi diffusi: in agricoltura, nelle infrastrutture, nell’industria e nella ricerca.

Rispetta molto la natura, l’eco sostenibilità ambientale, la conservazione dello stato dei luoghi e protegge la vita degli animali.

Il territorio del Paese ha molte risorse, ricco d’acqua per lo Zambesi, altri laghi, fiumi e le cascate Victoria, tutelate dall’Unesco, fonte attrattiva per lo sviluppo del Turismo.

Su territorio si parlano differenti dialetti e diverse sono le tradizioni.

Gli abitanti dello Zambia sono accoglienti in particolare con i turisti e non è necessario il visto di ingresso per essere nel Paese.

L’ambasciatrice infine richiama la conoscenza delle bellezze naturali, le iniziative sportive, si rivolge a tutti i presenti che saranno accolti benevolmente in un prossimo viaggio.

Michelina Gabriè Sunquest le chiede del cibo tradizionale.

La polenta con piccolissime parti di verdure, fagioli, pesce e carne sono i piatti principali.

Risponde l’Ambasciatrice.

Il dottor Kissuta illustra la promozione della cultura, l’arte della musica, della danza, del cinema e la lavorazione di oggetti in legno.

L’arte povera della lavorazione del legno, offre oggetti, ricordi e souvenirs di viaggio.

La musica al suono della marimba allieta le danze nell’habitat naturale.

La marimba è uno strumento musicale costruito con brevi assi di legno. Il suono è riprodotto dalla percussione delle bacchette sulla superficie del palissandro.

Patricia Kondolo ci parla di alcune risorse minerarie. In Zambia si possono trovare miniere di cobalto, manganese e zinco.

Un’altra relatrice aggiunge che il Paese è il secondo produttore al mondo di rame, dopo il Cile.

Per le cospicue risorse del sottosuolo il territorio assicura una crescita economica.

Altra importante risorsa è l’estrazione degli smeraldi iniziata a metà anni settanta.

Questi smeraldi sono di una particolare lucentezza di un verde più scuro degli smeraldi colombiani e meno fragili.

La parte della visibilità stellare viene presentata dal dott.Piero Musilli

Consideriamo che il numero delle stelle è superiore a tutti i granelli di sabbia delle spiagge del pianeta.

L’emisfero australe è molto bello e forse di più di quello boreale.

La stella Aldebaran che raggiunge la luminosità fino a 440 mila volte è nell’emisfero boreale.

L’astronomia nasce con l’homo herectus che volgendo lo sguardo al cielo si incuriosì ed inizio a studiare le stelle.

La astronomia era inizialmente fino 1609 studiata ad occhio nudo.

I telescopi nascono con G.Galileo.

Padre Angelo Secchi, astronomo, studiò e distinse le stelle per le componenti fisiche.

Per ammirare nel cielo, la via lattea nell’emisfero australe si parte da gennaio a novembre.

Nell’emisfero australe possiamo ammirare le tre stelle lucenti.

La costellazione della Croce del Sud è una delle più luminose del notturno dell’emisfero australe. La sua stella principale è: Acrux la tredicesima stella, splendore del cielo.

Andrea Corsali astronomo del 1500 definì Acrux, tanto leggiadra e bella che nessun astro vi si può paragonare. All’osservazione del telescopio ha una parte bluastra e l’altra giallo-mimosa.

Guida del viaggiatore solitario.

Le altre due costellazioni caratteristiche del cielo australe sono: Centauro Alpha Centauri A e Alpha Centauri B coppia binaria, della Costellazione del centauro, il proximo Alpha centauri è la stella più vicina al Sole.

In Africa la popolazione dei Dogon del Mali ha conoscenze astronomiche incredibili tramandate oralmente da secoli e fin dall’antico Egitto lo studio delle stelle ha rivestito un’importanza tale, per fissare date, feste religiose e le ore della notte.

In conclusione una parte del cielo australe ha una maggiore riserva di buio per minore inquinamento.

 

Articolo di presentazione dell’evento per la promozione turistica dello Stato della Repubblica dello Zambia.

A cura di Claudia Polveroni Apn publisher

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24 Febbraio 2024

Zambia report 17 febbraio 2023 di Daniela Ghilardi

Sabato 17 febbraio si è svolto a Roma, presso la sede della organizzazione non governativa African People Publisher, nell’ambito della review sui Paesi e le popolazioni dell’Africa da essa promossa, un incontro dedicato alla Repubblica dello Zambia. Ospite di eccezione è stata l’ambasciatrice dello Zambia in Italia, dr.ssa Patricia Chanda Chisanga Kondolo, che ha evidenziato alcune caratteristiche del Paese che lo rendono unico.

In particolare, la dottoressa Kondolo ha ricordato come lo Zambia sia un Paese pacifico e stabile, non solo rispetto alla regione sudafricana, ma anche all’Africa in generale. La gestione politica del Paese ha infatti un buon andamento, giacché nella sua breve storia, che dura da soli 60 anni, ha avuto sette Presidenti e sempre transizioni pacifiche da una amministrazione all’altra. Questo, ha sottolineato l’Ambasciatrice, è di vitale importanza per generare un ambiente inclusivo e una crescita stabile nel settore del turismo, perché rende ogni eventuale investimento nel turismo zambiano una scelta sicura. La dottoressa Kondolo ha inoltre reso noto che il Governo della Repubblica dello Zambia offre incentivi a persone di nazionalità straniera nel settore del turismo, quali ad esempio vacanze esentasse.

L’ambasciatrice Kondolo ha poi evidenziato come lo Zambia sia unico dal punto di vista della bellezza naturalistica. Questo Paese non solo vanta uno dei più spettacolari siti del Mondo, le cascate Victoria, che sono una delle sette meraviglie naturali del Mondo e parte del patrimonio dell’umanità protetto dall’UNESCO, ma è anche ricco di parchi naturali nazionali e riserve, come il Kafue National Park, il Lower Zambezi National Park e il South Luangwa National Park, solo per menzionarne alcuni. Qui, i turisti possono avventurarsi in indimenticabili safari e incontrare i Big Five (il leone, il leopardo, il rinoceronte, l’elefante africano e il bufalo africano) nel loro habitat naturale.

Quello dello Zambia, ha ricordato la dottoressa Kondolo, è peraltro un turismo sostenibile. Lo Zambia riconosce l’importanza di preservare le proprie risorse naturali per le generazioni future. A tal fine, sua eccellenza il dottor Hakainde Hichilema, presidente della Repubblica dello Zambia, dopo essersi insediato nel 2021, ha creato il Ministero della green economy e dell’ambiente, a sostegno dell’intenzione dello Zambia di avanzare proseguendo su un percorso di crescita ecosostenibile. La visione del Ministero, che lavora mano nella mano con il Ministero del turismo, è di promuovere una green economy intelligente. Un impegno molto importante, se si pensa che lo Zambia ospita molti fiumi e laghi e possiede le più ampie risorse di acqua dolce nel sud dell’Africa: ben il 40 per cento dell’acqua interna dell’Africa del sud è nello Zambia.

L’Ambasciatrice ha quindi richiamato l’attenzione sulla popolazione zambiana e la sua cultura. Vi sono annualmente molteplici cerimonie tradizionali, che attraggono i media internazionali, turisti locali e stranieri. Sono cerimonie significative per la preservazione della cultura, che contribuiscono al settore turistico offrendo uno spaccato delle diversificate tradizioni e della varietà di costumi che rendono lo Zambia realmente unico.

L’Ambasciatrice ha quindi evidenziato come lo Zambia, con il suo potenziale illimitato, con un ricco patrimonio culturale e una fauna selvatica diversificata, con la sua vasta bellezza e la sua popolazione amichevole e ospitale, dovrebbe essere la prima scelta nell’individuare una destinazione in Africa, esortando i presenti a lavorare tutti insieme per promuovere le attrazioni uniche del Paese e investire nelle strutture turistiche, in quanto a chiunque, che sia un agente di viaggio o un tour operator, qualcuno che sta cercando una partnership nello Zambia, o più semplicemente che sia un vacanziere, un avventuriero o un appassionato di cultura, lo Zambia ha qualcosa da offrire.

La dottoressa Kondolo è stata quindi intervistata dalla dottoressa Michelina Gabriè Sunquest, l’ambasciatrice del turismo dello Zambia, che le ha chiesto cosa consiglierebbe di andare a visitare ad un turista che decidesse di andare in vacanza in Zambia. Certamente consiglierebbe di visitare le Cascate Vittoria, che sono decisamente un “must”, e poi senz’altro le riserve, giacché a differenza di altri Paesi qui gli animali sono veramente nel loro habitat naturale, in quanto queste zone non sono state commercializzate. Infine, suggerirebbe di assistere alle cerimonie tradizionali che hanno luogo durante gran parte dell’anno. Nello Zambia vi sono 72 dialetti e differenti tradizioni culturali, quindi, indipendentemente dal periodo scelto per il viaggio, si potrà sicuramente trovare cerimonia cui assistere in una delle regioni del Paese.

Queste sono solo alcuni dei suggerimenti che l’Ambasciatrice darebbe perché, ha affermato, di esperienze da vivere in Zambia ce ne sono moltissime. E proprio questa varietà di opportunità, offerte da questo splendido e ancora poco conosciuto Paese, è emersa chiaramente nell’ambito dell’evento organizzato da African People ONG. Un evento ricco di spunti interessanti, che si è concluso con un intervento sul cielo e le stelle che si possono ammirare in Zambia. Un tema originale e inconsueto ma molto intricante, essendo il Paese collocato in un altro emisfero rispetto al nostro e presentando l’Africa, notoriamente, per assenza di inquinamento luminoso, una condizione molto favorevole per l’osservazione della volta celeste.









 

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Zambia di Emanuela Scarponi

Zambia

Lo Zambia si trova nell'Africa meridionale ed il suo territorio è dato in maggior parte da altopiani sui 1.000-1.500 metri d'altezza; l'economia di questo Paese è incentrata sullo sfruttamento delle risorse del sottosuolo (rame in primo luogo) e sull'agricoltura di piantagione.

 

 

 

 

Forma di governo Repubblica presidenziale
Superficie 752.612 Km²
Popolazione 19.611.000 ab. (censimento 2022)
Densità 26 ab/Km²

Capitale Lusaka (2.204.000 ab., 3.270.000 aggl. urbano)
Moneta Kwacha dello Zambia
Indice di sviluppo umano 0,565 (154° posto)
Lingua Inglese (ufficiale), idiomi bantu regionali
Speranza di vita M 60 anni, F 66 anni

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo Zambia, nella zona Sud dell'Africa, è un Paese senza sbocco sul mare caratterizzato da un territorio impervio e diverse specie di animali. Qui si trovano numerosi parchi e zone safari. Al confine con lo Zimbabwe sorgono le famose Cascate Vittoria, che gli indigeni chiamano Mosi-oa-Tunya, "il fumo che tuona". Le cascate si gettano per 108 m nel Batoka Gorge, provocando una caratteristica nebbiolina fatta di piccole gocce d'acqua. Poco dopo le cascate, il fiume Zambesi è attraversato da un ponte che offre una vista spettacolare.

 

Confini:

Repubblica Democratica del Congo

NORD
Tanzania aNORD-EST
Malawi adEST
Mozambico aSUD-EST
Zimbabwe, Botswana e Namibia aSUD
Angola a OVEST

 


Il confine fra Zambia e Botswana, lungo il fiume Zambesi, è il più corto al Mondo, dato che misura appena 150 metri; nel 2021 è stata completata la costruzione del Ponte Kazungula, che collega direttamente i due Paesi e che ha sostituito il servizio di traghetti precedentemente in funzione

Buona parte del territorio dello Zambia è caratterizzato dall'alternarsi di una serie di altopiani, con altezze in genere di poco superiori ai mille metri; questi sono interrotti da valli fluviali, zone collinari e modeste catene montuose che in poche occasioni superano, ma non di molto, i duemila metri, specialmente verso il confine nord-orientale col Malawi, dove troviamo le cime più elevate del Paese, nelle Mafinga Hills (2.339 m. come altezza massima).

Lo Zambia è abbastanza ricco di acque, sia per quanto riguarda i fiumi, che per quel che concerne i laghi; lo Zambesi (2.700 Km in totale) è di gran lunga il fiume principale (quarto per lunghezza in Africa), dato che raccoglie buona parte delle acque del Paese, esso nasce nello Zambia, ma dopo poche decine di chilometri entra in Angola, prima di ritornare in Zambia e segnare poi a sud una parte del confine con la Namibia ed interamente quelli con Botswana (150 metri soltanto in realtà) e Zimbabwe, quindi entra in Mozambico e si getta infine nell'
Oceano Indiano; Kafue (1.600 Km) e Luangwa (800 Km) sono invece i corsi d'acqua più lunghi a scorrere interamente nel Paese, entrambi sono affluenti dello Zambesi.

Nella parte nord-orientale del Paese sono presenti diversi bacini lacustri naturali, a partire dal Lago Tanganica (2.100 Km² la parte dello Zambia, 32.893 Km² in totale), il secondo più grande dell'Africa, di cui lo Zambia ha però solo l'estremità meridionale; più ad ovest troviamo poi il Lago Mweru (5.120 Km² in totale), condiviso con la Rep. Democratica del Congo ed il poco profondo (appena 5 metri al massimo) Lago Mweru Wantipa (1.500 Km²); abbiamo inoltre, circa 200 chilometri più a sud, il Lago Bangweulu (3.000 Km²), altro bacino con profondità modeste, ma che durante la stagione delle piogge si espande nelle vicine zone paludose fino ad un massimo di circa 15.000 Km²; importante infine per motivi energetici il Lago Kariba (5.580 Km² in totale), bacino artificiale diviso con lo Zimbabwe.



Lo Zambia è uno dei Paesi africani senza sbocchi sul mare, ma ha comunque diverse isole nei laghi appena citati, spesso vere e proprie oasi per la fauna selvatica, le maggiori sono Kilwa nel Lago Mweru e Mbabala nel Bangweulu, più altre nel Kariba, originatesi in contemporanea alla nascita di questo bacino artificiale.



Il clima è tropicale, temperato in buona parte del Paese dall'altitudine e vede la successione di due stagioni, una secca fra Aprile ed Ottobre ed una umida e piovosa fra Novembre e Marzo, con temperature medie comprese fra i 15°C di Luglio ed i 23°C di Ottobre e Novembre per quanto riguarda la capitale, che sorge a quasi 1.300 metri d'altezza; le precipitazioni sono nel complesso discrete, maggiori nell'area più settentrionale dello Zambia e più ridotte a sud-ovest dove troviamo zone più aride.

 Lo Zambia è suddiviso a livello amministrativo in 10 province ed ha un tasso di urbanizzazione del 40%, in leggera crescita negli ultimi anni; il centro urbano più importante è la capitale Lusaka (2.204.000 ab., 3.270.000 aggl. urbano), l'altra zona più popolata è quella mineraria vicina alla Repubblica Democratica del Congo, a nord di Lusaka, dove si trovano Kitwe (662.000 ab.) e Ndola (625.000 ab.), le altre due città che superano il mezzo milione di abitanti.

Nel Paese vivono una settantina di gruppi etnici differenti, quasi tutti di origine bantu (90%), di questi i più numerosi sono i Bemba (21%), i Tonga (13,5%) ed i Chewa (7,5%), vi sono poi piccole minoranze europee ed asiatiche; lo Zambia dal 1996 è costituzionalmente una Nazione cristiana, in maggior parte protestante (75%) ed in misura minore cattolica (20%), anche se diverse persone praticano tuttora riti animisti tradizionali, mentre il 2% è musulmano.

 

 Nell'Africa meridionale lo Zambia è il Paese che presenta la maggiore diversità di fauna ed inoltre ha ancora ampie zone modificate nel tempo solo marginalmente dall'uomo, può inoltre contare su paesaggi notevoli, primo fra tutti quello delle Cascate Vittoria lungo il corso dello Zambesi.

 

Nel periodo 1852-56 Livingstone esplorò l'entroterra africano, scoprendo, lungo il corso del fiume Zambesi, le cascate Vittoria, cui diede il nome dell'allora regina d'Inghilterra. Livingstone fu uno dei primi europei a fare un viaggio transcontinentale attraverso l'Africa. Lo scopo del suo viaggio era di aprire nuove vie commerciali e di accumulare informazioni utili sul continente africano. In particolare, Livingstone era un sostenitore delle missioni e del commercio nell'Africa centrale. Tornò in Inghilterra per ottenere un sostegno a queste sue idee e per pubblicare un libro sui suoi viaggi. Fu in questo periodo che si dimise dalla società missionaria alla quale apparteneva.


Livingstone ritornò in Africa a capo di una spedizione con lo scopo di esplorare il fiume Zambesi. Mentre esplorava lo Zambesi, le missioni da lui volute in Africa centrale e orientale si estinsero in modo disastroso, con quasi tutti i missionari morti di malaria o di altre malattie. Il fiume Zambesi si rivelò essere non navigabile per lunghi tratti, a causa di una serie di cateratte e rapide che Livingstone non era riuscito a esplorare nei suoi viaggi precedenti.

L'artista Thomas Baines fu cacciato dalla spedizione con l'accusa di furto, che egli respinse sempre con vigore. Ad eccezione di un ingegnere di nome George Rae, gli altri occidentali o morirono o rinunciarono. Mary, la moglie di Livingstone, morì il 27 aprile 1862 di malaria cerebrale, ma Livingstone continuò le sue esplorazioni e infine tornò in Inghilterra nel 1864. La spedizione fu considerata un fallimento da molti giornali britannici del tempo e Livingstone ebbe grosse difficoltà a raccogliere fondi per esplorare ulteriormente l'Africa.

Nel marzo 1866 Livingstone tornò in Africa, in Tanganica, da dove cominciò a cercare la sorgente del Nilo. Richard Francis Burton, John Hanning Spekee Samuel Baker avevano in precedenza quasi correttamente identificato sia il lago Alberto sia il lago Vittoria come sorgenti, ma la questione era ancora dibattuta. Nel cercare la sorgente del Nilo, Livingstone si spinse in realtà troppo ad ovest, fino a raggiungere il fiume Lualaba, che altro non è che la parte iniziale del fiume Congo, ma che egli erroneamente considerò essere il Nilo.

a ricerca da parte di Stanley, malattia e morte[modifica | modifica wikitesto]

La missione del 1866 alla ricerca della sorgente del Nilo aveva una durata prevista di due anni; ne passarono cinque e non si avevano più sue notizie da molto tempo e molti pensarono fosse morto.

In realtà era vivo, malato e debilitato dai viaggi e dall’ennesima malaria, scriveva lettere per mettersi in contatto con la madrepatria, che però non arrivavano ai destinatari, o che comunque non le condividevano. Solo uno dei suoi 44 dispacci arrivò fino a Zanzibar.

Nel 1869 il direttore e fondatore del New York Herald incaricò Henry Morton Stanley di “trovare Livingstone”, intuendo la notevole portata di un articolo sul ritrovamento dell’esploratore.

Stanley non era mai stato in Africa, ma si organizzò e in breve partì per il continente. Fece una prima sosta in Egitto, dove era appena stato inaugurato il Canale di Suez. In una lettera mandata al giornale scrisse: «Se è vivo, sentirete quel che ha da dire. Se è morto, lo troverò e vi porterò le sue ossa».

Henry Morton Stanley trovò Livingstone nella città di Ujiji, sulle sponde del lago Tanganica il 10 novembre 1871 dove, secondo le ultime informazioni di cui era entrato in possesso, poteva trovarlo.

Trovò il famoso esploratore circondato da molte persone incuriosite dall’arrivo di un altro bianco. Secondo quello che Stanley scrisse in seguito nel libro How I Found Livingstone[2] (che nella versione italiana è Come ritrovai Livingstone in Africa centrale), così si svolse il primo colloquio tra i due esploratori:



«Dr Livingstone, I presume?»

 

«Il dr. Livingstone, presumo»

(chiese Stanley)

() 

«Yes, I feel thankful that I am here to welcome you.»

() 

«Sì, e sono grato di essere qui a darvi il benvenuto»

(rispose Livingstone)



Questo episodio è rimasto famoso per le parole con le quali si dice che Stanley abbia per la prima volta salutato Livingstone: i due erano gli unici due europei in Africa nel raggio di centinaia di chilometri e si salutarono come se si vedessero a un ricevimento. Un episodio riportato in seguito più volte come esempio di quanto la formale e seria morale vittoriana fosse compenetrata e assimilata nel popolo britannico.

I dubbi sul fatto che quell’incontro sia avvenuto in quel modo, con quelle esatte parole, hanno diverse motivazioni: principalmente perché nel diario di Livingstone non se ne fa menzione; inoltre è un po' sospetto che dal diario di Stanley manchino proprio le pagine su quel momento, forse perché strappate. Secondo gli appunti di Livingstone ci sono i motivi per credere che l'incontro fosse avvenuto anche un po' di tempo prima, ovvero negli ultimi giorni di ottobre.

Stanley si unì a Livingstone e i due per un anno continuarono insieme a esplorare il nord del Tanganica, poi Stanley partì. Chiese più volte a Livingstone di andarsene con lui, ma il dottore, a dispetto delle sue sollecitazioni, era determinato a non lasciare l'Africa fino a quando la sua missione non fosse stata completata. Dopo essersene andato, Stanley s'impegnò perché all'esploratore arrivassero provviste e medici, ma nel 1873 Livingstone morì in Zambiadi malaria e per una emorragia interna. Gli furono tolti sangue e viscere, lo coprirono di sale, facendolo seccare al sole e poi fu portato per oltre mille miglia dai suoi leali assistenti Chumah e Susi fino a Zanzibar. Infine la salma ritornò in Inghilterra per essere sepolta nell'abbazia di Westminster; il suo cuore venne invece sepolto nel luogo dov'era morto, sul lago Bangweulu, a Chitombal.

Grandi imprese

Durante i suoi viaggi percorse un totale di quasi 50 000 chilometri, una distanza superiore alla lunghezza dell’Equatore.

Fu il primo occidentale a raggiungere le cascate Vittoria, nominate così da lui in omaggio alla regina britannica di allora.

UIII



Fu il primo occidentale ad attraversare l’Africa in orizzontale, dall’odierna Angola fino al Mozambico.

Attraversò per due volte la regione desertica del Kalahari, di cui la seconda con la moglie e alcuni bambini piccoli.

Trovò la sorgente del fiume Congo.

Mappò il corso del fiume Zambesi e fornì svariate informazioni su luoghi di cui l'Europa non sapeva nulla.


La ricerca di Livingstone da parte di Stanley viene rappresentata nel film Stanley and Livingstone (L'esploratore scomparso) di Henry King del 1939, con Spencer Tracy nel ruolo di Stanley.

  • La storia del rapporto tra Livingstone e Stanley è raccontata nel film per la televisione di Simon Langton del 1997 Forbidden Territory: Stanley's Search For Livingstone (in versione italiana: Terra proibita: in cerca di Livingstone).

  • Il personaggio di Livingstone ha un ruolo nel film Le montagne della luna di Bob Rafelson (1990), in cui accredita

  •  

 

 

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  • l'esordiente Richard Francis Burton (1821-90) presso la Royal Geographical Society.

  • Nel film Guida galattica per autostoppisti il protagonista, Arthur Dent, interpretato da Martin Freeman, si traveste da Livingstone per andare alla festa in maschera dove conosce per la prima volta altri 2 protagonisti: Trillian McMillan e Zaphod Beeblebrox.





















































Chi era livingstone





Livingstone era nato a Blantyre, nel mezzo della Scozia, nel 1813. Secondo di sette figli, già a dieci anni fu mandato a lavorare in cotonificio, dove il suo compito era stare sdraiato sotto ai macchinari per unire tra loro i fili di tessuto che si rompevano. Era un ragazzino ed era un lavoraccio, ma quel cotonificio era comunque migliore di altri perché, dopo i suoi lunghi turni, gli permetteva di frequentare una scuola. Il giovane Livingstone si appassionò allo studio, imparò il latino, mise da parte qualche soldo e si iscrisse all’università di Glasgow per studiare medicina.Intanto, era diventato anche un convinto cristiano, cosa che lo indusse a fare il missionario. La sua idea iniziale era di andare a evangelizzare in Asia, ma la prima delle due guerre dell’oppio, combattuta tra il 1839 e il 1842, gli fece cambiare piani. Partì quindi per l’Africa e nel 1841 arrivò a Città del Capo, nell’odierno Sudafrica.

Tuttavia, come ha raccontato Historic UK, il suo obiettivo non era solo convertire quanti più africani possibile. «Puntava anche a scoprire la sorgente del Nilo Bianco (a quella del più piccolo Nilo Azzurro già ci era arrivato un secolo prima un altro scozzese)». Non trovò mai la sorgente, e pare peraltro sia stato un missionario di scarsissima efficacia. Ma fu comunque un grande esploratore, forse il più grande tra quelli che nell’Ottocento andarono in Africa, e per una bizzarra via traversa fu comunque responsabile della diffusione del cristianesimo in una zona del continente.

Da esploratore Livingstone fece tre grandi viaggi, durante i quali percorse un totale di quasi 50mila chilometri, una distanza superiore alla lunghezza dell’equatore. Fu il primo occidentale a raggiungere quelle che scelse di chiamare Cascate Vittoria in omaggio alla regina britannica di allora. Fu, sempre per quanto ne sappiamo, il primo occidentale ad attraversare l’Africa in orizzontale, dall’odierna Angola fino a quello che oggi è il Mozambico. Attraversò per due volte la regione desertica del Kalahari (la seconda delle quali con la moglie e alcuni bambini piccoli), trovò la sorgente del fiume Congo e, da ottimo cartografo quale era, mappò il corso del fiume Zambesi e fornì svariate informazioni su luoghi di cui l’Europa non sapeva nien«Non è esagerato dire» ha scritto Historic UK «che i primissimi astronauti che andarono sulla Luna conoscevano più cose su quel posto di quante non ne sapessero gli esploratori vittoriani sul centro dell’Africa».

In riferimento invece alle attività di proselitismo di Livingstone, qualche anno fa BBC scrisse: «le stime sul numero delle persone che convertì durante i tre decenni passati in Africa variano da uno a nessuno, e la variazione dipende dal fatto che Livingstone stesso rinnegò la persona che aveva convertito giusto qualche mese dopo averla battezzata». Il convertito era Sechele, leader di una tribù in cui Livingstone andò come missionario. Pare che si guadagnò le simpatie di Sechele dopo aver causato involontariamente la morte di un suo rivale, donandogli polvere da sparo, insegnandogli poi a scrivere e convincendolo a convertirsi.

Emersero però due problemi. Il primo era che Livingstone era contrario alla pratica di riti propiziatori per invocare la pioggia, e sembra che quello fosse un periodo di siccità e che proprio Sechele fosse solito guidare quei rituali. Il secondo era che Sechele palesò una certa insofferenza all’idea di rinunciare a quattro delle sue cinque mogli. Livingstone desistette e rinnegò la conversione di Sechele.

Oltre che per le esplorazioni e le mancate conversioni, Livingstone è noto perché – seppur con certe incoerenze e con una mentalità da uomo del suo tempo – era contrario alla schiavitù. Cercava comunicazione e collaborazione con le popolazioni indigene e credeva nella sostituzione della schiavitù con pratiche commerciali meno disumane. Un suo motto, tra l’altro scritto vicino al suo monumento nei pressi delle Cascate Vittoria era: «cristianità, commercio e civilizzazione».

 

 

 

Anche dopo essere diventato famoso e assai richiesto quando gli capitava di tornare nel Regno Unito, Livingstone continuò a viaggiare e nel 1866 partì per una nuova spedizione verso la sorgente del Nilo Bianco. La missione aveva una durata prevista di due anni, ma ne passarono cinque senza sue notizie e molti pensarono fosse morto. In realtà era vivo, anche se malato e debilitato dai viaggi e dall’ennesima malaria. Scriveva pure lettere, che però non arrivavano ai destinatari, o che comunque non le condividevano.

 

 

 

 

 

 

 

Chi era Stanley

Arrivò invece da lui Stanley, dopo una vita altrettanto movimentata.

Henry Morton Stanley era nato a a Denbigh, nel nord del Galles, nel 1841, l’anno in cui Livingstone partiva per la prima volta per l’Africa. Allora, però, Stanley si chiamava John Rowlands. Ebbe un’infanzia difficile e un’adolescenza non semplice, e a 17 anni trovò lavoro su una nave diretta verso l’America. Una volta arrivato prese piuttosto alla lettera il concetto di “farsi una nuova vita” e sostennedi essere Henry Morton Stanley, il figlio adottivo di un mercante di cotone. Il mercante esisteva davvero, ma non è certo che i due si siano mai incontrati né tantomeno che l’avesse adottato.

L’uomo ormai noto come Henry Morton Stanley finì a combattere nella Guerra di secessione americana, prima con i Confederati e poi con gli unionisti. Dopodiché disertò, fece il marinaio, abbandonò la nave, girò il West e finì a fare il giornalista. Nel 1869 il direttore e fondatore del New York Herald gli disse di “trovare Livingstone”, intuendo la notevole portata di un articolo sul ritrovamento dell’esploratore.

Stanley, che non era mai stato in Africa, si organizzò e partì per il continente, tra l’altro con una prima sosta in Egitto, dove era stato inaugurato il canale di Suez. In una lettera mandata al giornale scrisse: «Se è vivo, sentirete quel che ha da dire. Se è morto, lo troverò e vi porterò le sue ossa».

 

Dopo un viaggio assai complesso, tra l’ottobre e il novembre 1871 Stanley arrivò, insieme a quel che restava della sua spedizione, nei pressi del lago Tanganica, dove secondo le ultime informazioni che aveva raccolto poteva trovarsi Livingstone.

In effetti c’era, circondato dalle molte persone incuriosite dall’arrivo di un altro bianco. Secondo quanto Stanley avrebbe scritto in seguito, prima per il New York Herald e poi nel libro How I Found Livingstone (che nella versione italiana è Come ritrovai Livingstone in Africa centrale), le prime parole le disse lui. Le pronunciò motivate dall’emozione, dalla deferenza e dall’imbarazzo nel non sapere se abbracciare o meno l’oggetto delle sue ricerche, e furono appunto «Doctor Livingstone, I presume». «Doctor Livingston, suppongo». «Sì, e sono grato di poter essere qui ad accoglierla» rispose Livingstone.

I dubbi sul fatto che quell’incontro avvenne in quel modo, con quelle esatte parole, hanno diverse ragioni. Anzitutto, nel diario di Livingstone non se ne fa menzione. Inoltre è quantomeno sospetto che dal diario di Stanley manchino, forse perché strappate, le pagine su quel momento. Stando agli appunti di Livingstone ci sono inoltre motivi per credere che l’incontro avvenne anche un po’ prima, negli ultimi giorni di ottobre.

Sta di fatto che Stanley trovò Livingstone. I due si fecero compagnia per un po’ e, per quanto lo consentivano le precarie condizioni del secondo, fecero pure qualche giro nei dintorni. Stanley lo invitò a tornare in Europa con lui, ma Livingstone restò lì. Andandosene, Stanley si adoperò perché a Livingstone arrivassero provviste e medicine.

 

Livingstone morì meno di due anni dopo, a sessant’anni, nel maggio del 1873. Quelli che erano stati i suoi assistenti gli tolsero sangue e viscere, lo coprirono di sale, lo fecero seccare al sole e lo portarono  fino a Londra, dove è sepolto a Westminster Abbey.

Stanley tornò, raccolse i frutti del suo grande scoop e descrisse Livingstone con ammirazione e rispetto. «Suo è l’eroismo degli spartani, sua l’inflessibilità dei romani, sua è la perenne risolutezza degli anglosassoni», scrisse.



Nel 1873 tornò in Africa, sempre per conto del New York Herald, come corrispondente di guerra. Dopodiché fu a sua volta esploratore, da un certo punto in poi per conto di Leopoldo II del Belgio, aprendo quindi la strada – non è chiaro quanto volontariamente o quanto invece suo malgrado – alla violenta colonizzazione belga di ampie zone dell’Africa. Gli ultimi anni della sua vita li passò tra Regno Unito, Stati Uniti e Australia, e morì a Londra nel 1904.


Sechele, invece, vide Livingstone per l’ultima volta nel 1852. Lo incontrarono alcuni anni dopo alcuni missionari arrivati nell’odierno Zimbabwe, piuttosto sorpresi nel vedere che molte persone già conoscevano preghiere e riti cristiani. «Sechele li aveva battuti sul tempo», come scrisse BBC. Convinto della sua personale via al cristianesimo aveva infatti continuato a praticare, convincendo sempre più persone, di sempre più tribù, a fare lo stesso. Alla sua morte, nel 1892, aveva un seguito – religioso, ma non solo – di circa 30mila persone.

 

 

 

 

 

 

 

 

 









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