20-03-2021


                                                                                                                                   La Namibia e la sua flora
         La Namibia è unica e diversa da qualsiasi altra regione africana. I suoi ambienti e paesaggi sono estremi. Lungo la Skeleton Coast (Costa degli scheletri), famosa per gli mai rugginosi relitti di navi, unico approdo naturale è la Baia di Walvis, che ospita la più numerosa colonia di fenicotteri dell'Africa australe. Proprio a causa delle freddi correnti dell'Atlantico prosperano in grandissime quantità colonie di pinguini e di foche. I fenomeni climatici, assolutamente unici della Namibia, sono causati dalla corrente fredda del Benguela, proveniente dall'Antartide. Le dune mobili del deserto del Namib trasportate dal vento giungono fino al mare e creano paesaggi unici al mondo.
        La Namibia è il Paese più secco, situato a Sud del Sahara. La flora è caratterizzata da specie tipiche delle regioni aride africane. Tra le particolarità floristiche vi è il kokerboom, albero delle faretre, una specie di aloe che cresce soltanto nella Namibia meridionale. Il suo tronco può arrivare a 7 metri e presenta una superficie coperta da scaglie estremamente taglienti. I rami sono lisci e resi biancastri da una polvere prodotta dalla pianta, che ha lo scopo di proteggerli dal calore solare. I rami si biforcano ripetutamente, da cui il nome Aloidendron dichotomum, "diviso in due", e danno luogo ad una corona complessivamente tondeggiante. Le foglie, di colore verde e blu marino, si trovano alle estremità dei rami, e sono strette e appuntite. All'inizio dell'inverno, tra giugno e luglio, produce fiori di un colore giallo acceso.
          Nelle pianure ghiaiose, a Est della Skeleton Coast, cresce la bizzarra welwitschia mirabilis, una gimnosperma, a seme nudo, che si sviluppa lentamente a terra e vive più di 1000 anni. Friedric Martin Joseph Welwisch, medico e naturalista austriaco, scoprì la Welwitschia mirabilis vicino a Cabo negro in Angola il 3 settembre del 1859 e Charles Darwin la definì poi l’ornitorinco del regno vegetale.
            Gli Herero, come altri numerosi gruppi etnici africani, utilizzano numerose piante per il trattamento di un ampio spettro di malattie. Nei secoli infatti hanno imparato a conoscere le proprietà medicinali di erbe, piante e altri elementi.
Nonostante la scienza abbia fatto passi da giganti e le medicine occidentali siano facilmente reperibili sul territorio Herero, i guaritori tradizionali, gli stregoni e gli indovini continuano ad utilizzare la medicina tradizionale che ricopre un ruolo importante nella loro società. Una delle piante utilizzate dagli Herero è l’aloe, il cui nome scientifico è aloe littoralis.
            Di questa pianta si utilizzano le foglie, omazo in lingua herero, per curare alcuni problemi tra cui l’herpes labiale, il mal di stomaco e le infezioni del tratto urinario. Ci sono due modi per utilizzare le foglie: il primo prevede che le foglie vengono fatte essiccare al sole per alcuni giorni e poi ridotte in polvere. Queste vengono successivamente setacciate e riposte in un contenitore, pronte per essere utilizzate. Un modo alternativo di utilizzare l’aloe è quello di tagliare le foglie in pezzi, farle bollire fino a quando l’acqua non diventa acida. A quel punto, si rimuovono le foglie e si lascia raffreddare il liquido; una volta freddo tutto è pronto per l’utilizzo.
            Nel deserto del Kalahari è tipica la presenza dell'acacia: l'acacia mellifera si trova sia nelle secche ed aride aree dell’Africa ma anche nella penisola arabica.
           Essa cresce in forma di cespugli a forma di corona o in tronchi d’albero che arrivano fino a 7 metri di altezza o da uno solo, che può raggiungere l’altezza di 9 metri. In alcune aree dell’Africa è considerata una specie invasiva e non è molto amata. E' utilizzata come materiale per costruire i recinti, a difesa dei villaggi, e come materiale per realizzare le capanne. Il suo legno è molto utile per accnedere il fuoco. Le sue foglie contengono una alta percentuale di proteine e sono prezioso nutrimento per gli animali domestici allevati sia per gli animali selvatici della zona, specialmente nelle aree secche dell'Africa. I suoi fiori sono ricolmi di nettare per le api che producono il miele e contengono un’alta percentuale di proteine. Sono spesso mangiati dai kudu ma anche dagli elefanti, dai rinoceronti e dalle giraffe. Anche se le loro spine sono un po' pericolose e bisogna stare attenti a toccarle, con i rami delle acacie si costruiscono trappole per cacciare i “Grandi uccelli”, la specie dei più grandi uccelli al mondo in grado di volare che vivono indisturbati in Namibia.
Vi è poi l'”acacia erioloba”, una specie della famiglia delle mimosaceae diffuse in Sudafrica, Botzwana e Namibia, in passato famosa come acacia giraffae in uso già dal XVIIIesimo secolo, molto importante per la sopravvivenza degli uccelli ma anche dei nostri Boscimani.
        Ed ecco perché: i picchi producono dei buchi in questi alberi per fare i loro nidi Durante il periodo delle piogge, gli uccelli devono lasciare il nido che si riempie di acqua. Quindi i Boscimani si dissetano, infilando delle cannucce fatte, per esempio, di piuma di struzzo in queste riserve di acqua. Utilizzano anche le uova di struzzo come contenitori e ci mettono dentro l'acqua avanzata dai nidi che sotterrano sotto la sabbia per oltre tre mesi, senza ovviamente segnalarne la presenza.
In questi ultimi tempi si stanno ipotizzando progetti di coltivazione di aloe, che può essere utilizzata in diverse applicazioni e settori.
Emanuela Scarponi