Compito dei giornalisti è di raccontare scientificamente e con linguaggi onesti il presente con un occhio a ciò che è stato e a ciò che vivremo. Tutti quanti per il bene comune, senza chiuderci negli interessi specifici e nei particolarismi. Il ruolo di una istituzione culturale è infatti quello di continuare a garantire un approfondimento culturale e un dibattito pubblico il più laico e plurale possibile. Per sconfiggere questa epidemia e andare oltre questa crisi, occorre infatti tanta cultura e conoscenza. Compito essenziale è capire cosa è cambiato dall’inizio dell’emergenza, e qual è stata la reazione della gente davanti alle epidemie nel corso dei secoli.

Il sociologo Keith Kahn-Harris ha scritto undei testi più affascinanti sul negazionismo. Nel libro “Denial: the unspeakable truth, uscito nel Regno Unito nel 2018“ l'autore distingue il concetto di  negazione e negazionismo.

Mentre la negazione è un processo individuale che rimanda al rifiuto psicologico di accettare come vero un fatto assodatocome una specie di processo di rimozione che ricorda il tentativo di ignorare una verità scomoda il più a lungo possibile, il negazionismo, invece, non si limita a rimuovere la realtà ma ne costruisce una alternativa. In questo senso è un processo più complicato, che chiama in causa le diseguaglianze e le strutture di potere della nostra società.

Esistono molti esempi di negazionismo: da quello che minimizza o respinge, i rischi del riscaldamento globale, a quello che mette in discussione l’Olocausto, fino al negazionismo dell’hiv.

Preso atto di questa distinzione sociologica, il mio  vuol essere uno spunto di riflessione per spiegare e raccontare l’emergenza Coronavirus, da più punti di vista grazie a scienziati, giornalisti, istituzioni, testimoni e comunicatori.  capire cosa è cambiato dall’inizio dell’emergenza, qual è stata la reazione della gente davanti alle epidemie nel corso dei secoli,  spiegando con l'aiuto di Denial  cosa è l’internazionale negazionista.

Esistono secondo l'autore molti esempi di negazionismo: da quello che minimizza o respinge, i rischi del riscaldamento globale, a quello che mette in discussione l’Olocausto, fino al negazionismo dell’hiv. Molti hanno una sorta di rifiuto psicologico nell’accettare la pandemia come un problema reale.

Il negazionismo rivela la volontà di confutare fatti empiricamente accertati per costruire una società alternativa, a partire spesso da un desiderio inconfessabile. Negli ultimi mesi il concetto di negazionismo è stato evocato in tutti i Paesi colpiti dall’epidemia di covid-19.

Raccontando l’aumento dei contagi in Africa, per esempio, la Bbc  ha parlato di negazione per descrivere la reazione della popolazione di alcuni Paesi. In Nigeria, dove il lockdown è stato introdotto ancora prima che il virus si diffondesse per evitare il collasso del sistema sanitario, queste misure sono state accolte con diffidenza dall’opinione pubblica.

Ebbene, ci siamo preparati in questi mesi ad affrontare questa eventualità. Ora ci siamo. Continueremo il nostro impegno e chiederemo al pubblico di continuare a seguirci on line.

Tale grave situazione puo infatti rappresentare una grande sfida e una grande opportunità per diminuire i divari digitali, oggi condizione indispensabile per poter affrontare senza paure il nostro incerto presente.

Per questo compito che ci spetta, sento di dover esprimere un enorme ringraziamento verso i tecnici e tutta la squadra degli organizzatori, Giovanna Canzano innanzitutto, il cui senso di responsabilità e di attaccamento ai valori della cultura potrà consentire la prosecuzione nella massima sicurezza e garantire il nostro personale impegno per la nostra società.

Purtroppo l'informazione in generale ed i mass media tradizionali non approfondiscono molti  fatti. Ed ecco perchè nascono nuove fonti di informazione, come internet, o inizative editoriali specifiche come Africanpeoplenews;  quindi nessuno meglio di me sa che purtroppo i mass media tradizionali, siano essi audiovisivi, siano essi su carta stampata, ignorano  realtà che ci circondano, come ad esempio i cosiddetti “Paesi del  Terzo mondo”, che sono del tutto  ancora sconosciuti.

La globalizazione invero è andata avanti e si e sviluppata e noi Occidentali abbiamo fatto finta di niente fino all'odierno collasso.

La tv, internet, il computer, i mobile phones sono mezzi e strumenti di connessione totale, sempre più veloci e precisi a tal punto da arrivare prima di chiunque altro all'obiettivo preposto.

Ciò  accade nel mondo virtuale nel quale siamo ormai confinati, specie da quando la pandemia ha avuto inizio.

Ed ecco che l'informazione si sposta e ci raggiunge in casa, mentre cerchiamo di avere informazioni dalla tv o dai nostri potentissimi iphone.

Ebbene, il mondo di internet porta con sé notizie vere e false. E nessuno può al momento contrastarlo.

Ed il confronto politico si è spostato su questi mezzi di comunicazione che così si pongono in antitesi tanto che noi riceviamo continuamente informazioni e  controinformazioni dalla rete web. Ne siamo bombardati.

Se da un lato Internet permette la piena libertà di informazione, dall'altro  può creare false realtà virtuali. E così a ben vedere, la confusione è l'unica cosa che regna nel migliore dei casi.

Purtroppo però  la demagogia politica incide nei raccontare  le cose differentemente dalla realtà. 

Faccio l'esempio della didattica a distanza, tematica che ho seguito da vicino.

Non si sa se il covid 19 sia artificiale,  ma certamente la seconda ondata di autunno è stata sicuramente sottovalutata ed è più grave della prima ondata a mio modesto parere. Mentre infatti a marzo il covid 19 era circoscritto all'area di Bergamo, ora è ovunque.

In questo frattempo il covid sta prendendo il Lazio, la mia regione, con un aumento vertiginoso di casi e solo adesso comincia a toccarsi da vicino colpendo i nostri cari, e le vittime non sono solo anziani come si diceva inzialmente. Tra l'altro sembra a ben vedere che il covid lasci tracce sul  sistema nervoso umano. 

A tale proposito merita un adeguato approfondimento la polemica della d.a.d. - didattica a distanza- e della crisi in cui versa la scuola italiana nelle sue componenti in questo momento storico.

Chiudere le strutture scolastiche  non significa smettere di studiare o insegnare.

 Insegnare ed apprendere con l'ausilio dei moderni mezzi informatici significa cogliere l'occasione e  sfidare la nostra intelligenza - perché disperderla sarebbe un  suicidio - per imparare a vivere in un mondo nuovo, dove lo spostamento fisico delle persone non è più indispensabile. Tale atteggiamento generalizzato a tutti  oltrettutto  comporta una grande riduzione delll'inquinamento atmosferico.

Infatti, mentre gli uomini durante la pandemia sono stati ridotti all prigionia ed all'isolamento sociale, abbiamo assistito ad un miglioramento netto del livello di inquinamento atmosferico ed alla colonizzazione graduale delle nostre città da parte di fauna e flora,  prima relegati alle zone boscose. Addirittutra abbiamo assistito al riaparire dei delfini lungo le acque delle coste laziali.

  Ebbene, opposizione e forze governative continuano a combattere la loro guerra nella stanza dei bottoni mentre i poveri continuano a morire, ignari della verità. 

         A tale proposito ed entrando nell'argomento, il tema guida e spunto di rilfessione di questo anno è l'approfondimento di tematiche legate alla crescente diffusione delle "fake news” nei media, da cui una rilflessione sui media e sulla scienza e sull'informazione attendibile nell'era dei negazionismi. 

L’informazione è indispensabile perché i cittadini possano avere contezza di quello che succede.

Professionisti del settore giornalistico ed audiovisivo devono quindi assolutamente prendere posizione rispetto a questo fenomeno, visto che questo stesso convegno di storia organizzato dalla nostra Giovanna Canzano si svolge on line a causa dell’attuale emergenza sanitaria.

Le fake news" e, piu' in generale, le informazioni imprecise o fuorvianti su argomenti scientifici sono di particolare impatto sui cittadini (dai "no-vax" al negazionismo del cambiamento climatico etc.).

La pericolosita' sociale di questo fenomeno e' emersa in particolare nel corso dell'attuale pandemia, obbligandoci a porci, ora piu' che mai, l'interrogativo sulla responsabilita' dei media, in primis quelli di servizio pubblico, in materia di divulgazione di questioni di rilievo scientifico.

Bisogna quindi innanzitutto prendere in considerazione l’approccio “scientifico” adottato dai media di servizio pubblico nel trattamento dell’attuale crisi sanitaria e sulle nuove sfide dell’informazione scientifica emerse in relazione alla pandemia. La necessità di una programmazione coinvolgente in quest’ambito, in grado di interessare anche le fasce di pubblico giovanili, al di là dell’audience tradizionale, è divenuta ormai una priorità per tutto il settore radiotelevisivo, in Europa e nel resto del mondo. Bisogna porre in evidenza, in particolare, le difficoltà e le opportunità sorte con il Covid19 nel rispettivo lavoro di comunicatori scientifici e la propria esperienza nella lotta contro la pseudoscienza e la diffusione di fake news, concordando che, fra le migliori soluzioni, vi sia la necessaria interazione tra media nuovi e tradizionali e l’adozione delle buone pratiche esistenti in questo ambito.

Si deve  evidenziare anche  il fenomeno delle  “fake news” e del negazionismo nell’ambito dei temi del “Climate Change” e del periodo pandemico, apportando l’esperienza maturata nel percorso di decarbonizzazione che la società sta compiendo nell’ambito della propria strategia al 2050, un Piano unico nell’industria di riferimento in termini di obiettivi e approccio utilizzato.


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