La organizzazione AfricanPeople nasce allo scopo innanzitutto di ricostituire in chiave moderna l'Istituto per l'Africa e l'oriente chiuso nel 2011. Di questa organizzazione fanno parte tutti gli africanisti italiani e non, ed intellettuali di variegate discipline (scientifiche e letterarie) prevalentemente legati alle università italiane e perlopiù docenti di africanistica, sia per quanto riguarda storia dell'Africa sia per quanto riguarda storia dei trattati e relazioni internazionali, sia in una più ampia visione di collaborazione con i Paesi africani di esperti progettisti e medici, agronomi e informatici, giornalisti; esperti in immigrazione ed emigrazione. Africanpeople Org. nasce con l'obiettivo quindi di ricostituire questo punto di coordinamento oggi mancante nel nostro Paese trai più illustri nomi italiani e stranieri. A tale scopo questa organizzazione si è dotata di una rivista scientifica dal nome AfricanPeople Review con codice CNR e quindi con valore scientifico; di una radio e TV web, ora di una casa editrice, e di una testata giornalistica per il momento mensile, tutti registrati in tribunale, secondo le norme di legge. Vengono pubblicati ormai dal 2012 articoli di studiosi italiani e africani sull'Africa concernenti varie discipline, tra cui articoli di medicina, storia, arte; antropologia e etnologia e politica internazionale tra Italia e Africa per quanto riguarda specificatamente le mie discipline di competenza. In particolare il mio obiettivo è quello di effettuare un approfondimento scientifico archeologico e paletnologico sulla popolazione più antica dell'Africa, rappresentata dagli X Kung, che vivono nel deserto del Kalahari, i cosiddetti boscimani sui quali molteplici studi sono stati effettuati negli ultimi anni da cui si riscontra l' effettiva probabilità che questa sia la popolazione non solo più antica dell'Africa ma dell'intero pianeta. esistono molte documentazioni concernenti questa antica popolazione non solo in senso etnologico ma anche artistico, tutto cioè il patrimonio artistico delle pitture rupestri che questa popolazione nei secoli ha lasciato e tramandato ai posteri fino ad oggi. Esiste inoltre un museo molto importante
a Citta' del Capo da me visitato che racconta la storia di tutti gli imperi africani che si sono susseguiti. Tra questi viene data particolare attenzione ai boscimani ed al loro mondo. Per quanto riguarda l'antropologia si intende in particolare studiare la connessione tra i ritrovamenti archeologici (di cui ho notizia) effettuati presso Johannesburg e Pretoria negli ultimi anni; e Settore di particolare interesse scientifico e' senza dubbio anche lo studio antropologico della popolazione xkung, comunemente chiamata boscimane e della sua lingua che sembra essere la più antica del mondo poiché la più arcaica. Quindi lo studio verterà sullo studio e sull'evoluzione della lingua xkung nell'arco dei secoli e sullo sviluppo dell'arte ripestre di questo popolo fino al raggiungimento del suo apice artistico, presente in moltissime aree dell'Africa australe. La mia prossima pubblicazione (la terza sull'Africa) sarà correlata dalle molteplici fotografie che io ho effettuato nell'arco di due viaggi in Africa australe sia nell'importante museo di Città del Capo, sia nei parchi nazionali che contengono le riproduzioni dei molteplici esempi di pitture rupestri rinvenute. Ho già effettuato un documentario su tale popolazione che ancora vive nel deserto del Kalahari che si può guardare sul canale YouTube africanpeople news. Auspico pertanto una stretta collaborazione con le autorità africane al fine di facilitare i miei studi ed incrementare così una relazione già positiva ed intensa tra il mio paese, l'Italia e l'Africa tutta. Africanpeople Organization

 

 

Roma 16 marzo 2023

 

 

Recensione del testo: “L’Africa Australe” di Petter Johannensen e Luisa Sorbone edito da “Overland” 2004.

 

Il libro scritto a quattro mani, da Petter Johannensen. Dal 1992 nominato Console Onorario della repubblica della Namibia in Italia. Luisa Sorbone altra autrice è giornalista, responsabile per le relazioni esterne e per il Consolato della Namibia.

I due autori ci descrivono: un territorio distante e poco esplorato: L’Africa Australe: Botswana, Namibia, SudAfrica e Zimbabwe.

Il dottor Sam Nujma allora presidente della Namibia esprime il suo pensiero: tutti i paesi di questa parte di Africa hanno sofferto anni di dura lotta, per raggiungere la loro indipendenza. La Namibia è il più giovane di tutti.

Petter Johannensen, conoscitore di queste terre, nipote del noto esploratore Roald Amunndsen, ha saputo valorizzare con Luisa Sorbone le bellezze naturali dei luoghi, questo libro ricco notizie non vuole essere un saggio di storia e cerca di trasmettere ai lettori una visione completa di questa parte del Continente a partire dall’inizio di quattrocento anni fa.

Sam Nujoma conclude con la difesa del territorio risorsa incontaminata e salvaguardia dei suoi abitanti.

Gli autori narrano le vicende dei popoli dell’Africa Australe e dei complessi rapporti interetnici dal periodo della colonizzazione europea, ai giorni nostri.

Molte sono state le difficoltà nel conoscere i luoghi, per la diffusa arretratezza delle aree desertiche a rischio di siccità.

Il libro è rivolto a tutti ed in particolare ai giovani, per essere interessati ad una parte del mondo pieno di suggestioni. Luoghi, tradizioni, volti.

La raccolta fotografica è la rassegna delle bellezze connaturate alle terre. Dal deserto del Kalahari, gli abitanti si esprimono in lingua clik, rendendo comprensibile il loro linguaggio con suoni e gestualità, al deserto del Namib, fiorito la scorsa Primavera, alle cascate Victoria.

Si conoscono varie etnie che compongono il territorio: Boscimani, Himba, Batonga, Herero, ed altre.

Le pagine di questo ci portano in un viaggio di sapori, colori e note musicali al suono della marimba.

Dopo i meravigliosi tramonti al buio della notte, illuminati dalla Croce del Sud, stella del cielo Australe.

 

A cura di Claudia Polveroni Apn Publisher

 

 

 

Text review: "L'Africa Australe" by Petter Johannensen and Luisa Sorbone published by "Overland" 2004.

 

The book written with four hands, by Petter Johannensen. Since 1992 appointed Honorary Consul of the Republic of Namibia in Italy. Luisa Sorbone another author is a journalist, responsible for external relations and for the Consulate of Namibia.

The two authors describe a distant and little explored territory: Southern Africa: Botswana, Namibia, South Africa and Zimbabwe.

Dr. Sam Nujoma then president of Namibia expresses his thoughts: all the countries of this part of Africa have suffered years of hard struggle to achieve their independence. Namibia is the youngest of all.

Petter Johannensen, connoisseur of these lands, grandson of the well-known explorer Roald Amunndsen, was able to enhance the natural beauty of the places with Luisa Sorbone, this book full of news does not want to be a history essay and tries to convey to readers a complete vision of this part of the Continent since the beginning of four hundred years ago.

Sam Nujoma concludes with the defense of the territory as a pristine resource and the protection of its inhabitants.

The authors narrate the story of the peoples of Southern Africa and the complex inter-ethnic relationships from the period of European colonization to the present day.

There were many difficulties in getting to know the places, due to the widespread underdevelopment of the desert areas at risk of drought.

The book is aimed at everyone and in particular at young people, to be interested in a part of the world full of suggestions. Places, traditions, faces.

The photographic collection is the review of the beauties inherent to the lands. From the Kalahari desert, the inhabitants express themselves in click language, making their language understandable with sounds and gestures, to the Namib desert, which bloomed last spring, to the Victoria falls.

Various ethnic groups that make up the territory are known: Bushmen, Himba, Batonga, Herero, and others.

The pages of this take us on a journey of flavours, colors and musical notes to the sound of the marimba.

After the wonderful sunsets in the dark of night, illuminated by the Southern Cross, star of the Southern sky.

 

 

 

 

 

 

Estratto dalla intervista rilasciata a Giovanna Canzano

 

AFRICA AUSTRALE di Emanuela Scarponi

 

 

Ho appena finito di tradurre dalla lingua italiana in lingua inglese questo bellissimo libro sull’Africa australe di Petter Johannesen, che ho avito l'onore di conoscere in relazione alla mia esperienza avuta in Namibia e con il mio libro scritto concernente le popolazioni incontrate in Namibia nel '94 e successivamente rivisitate nel 2001.

Petter Johannesen, console onorario di Namibia nonché nipote di Amundsen, esploratore dell'Artico, mi ha regalato l'occasione di realizzare un sogno e di prendere parte al mondo dei grandi esploratori. Grazie alla mia traduzione, infatti, ho avuto modo di rivivere appieno emozioni gia provate dal vivo, in quanto anche io ho avuto la fortuna di visitare questa parte dell'Africa.

Proprio oggi ho terminato la prima bozza di traduzione di questo bellissimo libro, ricco di immagini meravigliose, in formato grande, che aiutano il lettore ad entrare letteralmente nella nostra Africa. Esso fu scritto nel 2004, da Petter Johannesen e Luisa Sorbone, giornalista lombarda, con cui fece questo viaggio attraverso l'Africa australe in collaborazione con Overland, ed i suoi mezzi di trasporto.

Si! È proprio Overland, la stessa organizzazione che tutt'oggi realizza programmi di viaggio per la Rai radiotelevisione italiana.

Petter e Luisa scrissero il diario di viaggio, e realizzarono questa bella avventura in Africa australe in caravan, coadiuvati dalla organizzazione Overland e del cui racconto ne fecero un libro, appunto questo: Africa australe.

Il libro racconta del loro viaggio in camion, partendo dal Sud Africa, Città del capo in particolare, puntando verso il Nord, entrando nello Zimbabwe, raggiungendo il cuore dell'Africa rappresentato dalle Cascate Vittoria, che sono talmente profonde da puntare dritte dritte nelle viscere della madre terra. Passano poi per il Botzwana, incontrando i Bushmen, fino a raggiungere la amata Namibia, considerata la Svizzera dell'Africa.

Quindi da questa bellissima pubblicazione, abbiamo una visione generale di tutta l'Africa australe e non solo geografica. Infatti, cosa fa Petter? Così radicato nella storia da ritrovare le sue radici nell'avo esploratore, Amundsen, ripercorre la storia degli Europei in Africa, immaginando di compiere il suo viaggio nei secoli passati, assieme a coloro che raggiunsero Citta del Capo ed esplorarono l'Africa australe, coadiuvato da immagini di uomini dell'epoca che raggiunsero i loro obiettivi geografici, politici e di conquista.

Le immagini del libro sono bellissime.

Racconta il suo viaggio, ambientandolo all'epoca delle esplorazioni europee. Descrive a tratti quindi la storia dell’Africa australe dai primi esploratori in poi.

Quindi è molto interssante ed utile dato che non ci sono ancora oggi grossi punti di riferimento per parlare di storia dell’Africa né di geopolitica dell'Africa. Potrebbe essere adottato nelle scuole di ogni ordine e grado per divulgare appunto la conoscenza dell'Africa australe, specie in questa edizione in lingua inglese, che è di dimensioni ridotte rispetto alla precedente, garantisce una più facile lettura del testo, più che soffermarsi sulle immagini.

Quindi Africanpeoplenews publisher punta ad una maggiore fruibilità del testo raccontato e commentato, più che alla visione delle fotografie riportate e scelte comunque dall'autore. Esse sono le orginali, scannerizzate e riportate esattamente come da originale, anche segnate dal tempo.

I testi tradotti da me e rivisti e rivisti fino alla ossessione tentano di rendere piacevole la lettura ad un madrelingua inglese, nel tentativo di far conoscere al mondo internazionale il racconto di viaggio e l'esperienza vissuta.

Come potete vedere dalle bellissimi immagini, emergono i colori brillanti e colorati degli Africani e dei loro costumi in una pagina e la storia dell’Europa e degli esploratori europei dall'altra: si annoverano personaggi di grande portata intellettuale e politica come Cecil Rhodes, Paul Kruger, che si intersecano con la storia del continente africano e con le popolazioni indigene africane.

Ma con Petter Johannesen, l'uomo si fa mito, come fu il suo grande avo, cui lui si ispira, pur se nell'epoca attuale, al suo grande spirito di esploratore, seguendo per mare le sue avventure a bordo di barche a vela, piccoli aerei, e fuori strada.

Qui l'uomo si fa esploratore, politico, economista, umano, grazie alla sua conoscenza della materia. Si diverte a scrivere in lingua italiana il suo bel libro, visto che Petter è di nazionalità norvegese, e si fa coadiuvare da una giornalista italiana nel redigere il suo racconto.

A vederla in prospettiva, si tratta di quei personaggi che oggi rendono moderna l'Africa. Sono coloro che, una volta superata l'apartheid, sono riusciti a costruire l'Africa moderna.

Concetto questo che sfugge a noi Europei, che vogliamo avere l'idea del'Africa come di un continente antico, ancora allo stato primitivo.

Ma non è così. Solo angoli remoti del continente sono rimasti fuori dell'avvento della civiltà occidentale.

Bisogna cercarli per ritrovare la nostra anima autentica di umanità che viveva in armonia totale con la natura che ci circonda. Ma bisogna andare nel mezzo della savana, del deserto per ritrovare queste ambientazioni che sanno di antico.

Il problema nostro attuale è che non si conosce molto bene l'Africa attuale che sta crescendo sempre più e così sfugge ai nostri occhi perché in continuo cambiamento, giorno dopo giorno.

Inoltre la globalizzazione ha fatto del suo ed ha portato immagini della civiltà occidentale ovunque grazie all'utilizzo di internet e dei cellulari, spesso utilizzati in tanti luoghi, a parte in quelli in cui il satellite non copre l'area, ma questo accade anche in alcuni angoli remoti dell'Italia ancora oggi.

L'Africa è sempre stato un continente ostile per la sua natura selvaggia ed il suo clima che facilmente ha canellato le orme di antiche civiltà autoctone. Lo sapppiamo bene: restano solo graffiti, mura di città nello Zimbabwe e così via...

la natura governa l'Africa. L'uomo è solo un ospite, garantendo così la sopravvivenza di molte specie animali in via di estinzione.

Questo è il problema principale proprio della conoscenza di questo continente.

Le bellissime immagini di Stellenbosh, la zona dei vigneti e di tutta la zona dei vigneti rende molto europea il Sud Africa, il cui clima è di tipo mediterraneo, proprio come da noi in Italia.

Cosa hanno fatto in Sud Africa gli Europei arrrivati dall'Europa? Hanno coltivato i vigneti euroei, francesi chardonnait e vari, soprattutto, e li hanno riprodotti riuscendoci pienamente. E' anche il Paese più occidentale in assoluto con un clima di tipo mediterraneo, cui gli Africani fanno riferimento, assieme all'Egitto. Paul Kruger e stato uno tra i primi a creare l'Africa moderna.

Avremo modo di riparlare di questi argomenti capitolo per capitolo magari.

nella nostra sede invitando gli autori del libro ed anche altri provenienti dallo stesso Sudafrica che hanno contribuito a realizzare l’Africa moderna.

Petter Johannesen è amico di Sam Nujoma, il primo presidente, simbolo della Namibia libera, che ultranovantenne ha nominato un suo successore ma e tutt'oggi l'emblema della libertà della namibia, sradicando la Namibia dal Sud Africa e sganciandola dall'apartheid nel 1990, realizzando quindi il sogno dell’indipendenza di questo Paese. E Petter, di cui Sam Nujoma è stato tutore, da buon diplomatico, lo consiglia nel redigere la dichiarazione di indipendenza. E qui si tocca con mano la storia della Namibia!

Quindi Petter vuole che si sappia che l’Africa è diventata moderna e ne dipinge le grandi qualità.

Questo è l'emblema di tutti gli africanisti, ma in particolare coloro che pensano ad una situazione di arretratezza “africana” o comunque a persone che non sono al passo coi tempi.

In realtà, l' Africa è fonte di grandi ricchezze e di grandi potenzialità.

E quindi in ogni capitolo che presenta un Paese dell'Africa australe, Petter elenca le risorse finanziarie, economiche, naturali disponibili, la popolazione correfdate dalle bellissime immagini di popolazioni autoctone, di queste bellissime fotografie che degli ormai famosi bushmen, 90.000 in Africa australe, che sono la popolazione più antica dell'Africa, ergo del mondo, divenuti famosi per la loro lingua lick e per le lìmeraviglisoe pitture rupestri che possono essere ammirate in tutto il deserto del kalahari. La lingua click viene studiata da tanti, ritenendo essere essa la lingua piu antica del mondo assieme a poche altre che contano elementi comuni come i 7 suoni.

Poiché l'uomo è nato in Africa con la scoperta della Lucy australopitecus afarensis, i cui resti sono stati ritrovati in Etiopia, nel 1978. E questa scoperta dà le basi alla scienza antropologica.

Da qui nasce la teoria secondo la quale l’uomo nasce in Africa; poi a causa della desertificazione delle aree geografiche in cui insiste, l’uomo si sposta seguendo gli animali in cerca di cibo.

Lucy è il primo bipede nella storia del mondo, cioè cammina su due gambe/zampe e si nutre raccogliendo la frutta.

I bushmen sono particolari per la loro lingua arcaica fatta di suoni onomatopeici, che riproducono il verso degli animali per cui se si sentono parlare sono incredibili. Non hanno vocali. E Miriam Makeba ci scrive su una canzone: the click song.

Oggi molti studiosi stanno studiando il mio documentario in cui si sente chiaramente la lingua click parlata e pronunciata dai boscimani presso l'università di San Paolo di Roma 3 dal ricercatore Andrea Pandolfi, studioso comportamentale, che sta effettuando uno studio comparato tra la lingua click e la lingua ebraica.

La lingua click è una lingua arcaica. Questi bushmen oggetto di studio dagli anni '50 sono la testimonianza della presenza in Africa dell’uomo prenegritico, da prima del 2500 a.C e producono delle pitture rupestri splendide.

Ho realizzato un documentario sui bushmen, che si può ascolare su youtube, dove un bantu, che parla inglese traduce dalla lingua click.

I Bushmen ancora oggi non parlano inglese e vivono nella parte più interna del deserto del Kalahari perche sono stati cacciati prima dai Bantu, uomini molto alti e robusti e poi dai bianchi in Sud Africa.

Costoro non si sono mai sottomessi alla schiavitù e sono scappati nel deserto del Kalahari, dove nessuno voleva andare, e dove sono sopravvissuti fino a noi.

Sono vissuti come uomini liberi e con i loro valori fondamentali. In namibia però si è provveduto a privatizzare le terre. Ed i bushmen non possono più circolare ed andare a caccia.

Questo provoca un problema di sopravvivenza; così insegnano a chiunque voglia se si riesce ad incontrarli come sopravvivere nel deserto del Kalahari con mezzi di sussistenza incredibili che noi non ci aspetteremmo mai di conoscere, e così capiamo come l’uomo, così piccolo, riesce a vincere il leone, il re della savana.

Lo sviluppo della industria mineraria con la produzione dei diamanti viene anch'essa descritta e raccontata in Sud Africa, Botzwana, e Namibia.

Infatti Petter descrive tutta la storia dei De Beers per scoprire come hanno fatto a trovare i diamanti.

E interessante perche è stata una corsa come nel Far West, in cerca della tera promessa.

Gli Europei salpano dall'Olanda e dalla Francia su una nave fino a Capo di Buona Speranza che era stato da poco scoperto, dopo aver compiuto la cirumnavigazione dell'Africa,raggiungendo queste terre in cerca di fortuna.

Quindi affrontano il mare in tempesta per raggiugnere Capo di buona speranza e sorpassando la costa degli scheletri cioè la skeleton coast, dove violente tempeste, dovute alla corrente fredda del Benguela, sbattevano a terra le navi battenti bandiera europea che naufragavano lungo la spiaggia.

A questi latitudini incredibile Namibia riusciamo a trovare oltre ai big five situati nell'Etosha national park anche pinguini e foche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Traduzione

I have just finished translating from Italian into English this beautiful book on southern Africa by Petter Johannesen, which I had the honor of knowing in relation to my experience in Namibia and with my written book concerning the populations encountered in Namibia in '94 and subsequently revisited in 2001.
Petter Johannesen, honorary consul of Namibia and nephew of Amundsen, explorer of the Arctic, gave me the opportunity to make a dream come true and to take part in the world of the great explorers. In fact, thanks to my translation, I was able to fully relive the emotions I had already experienced live, as I too was lucky enough to visit this part of Africa.
Just today I finished the first draft of the translation of this beautiful book, full of wonderful images, in large format, which help the reader to literally enter our Africa. It was written in 2004 by Petter Johannesen and Luisa Sorbone, a Lombard journalist, with whom he made this journey through southern Africa in collaboration with Overland, and its means of transport.
Yes! It is precisely Overland, the same organization that still today produces travel programs for the Italian radio and television Rai.
Petter and Luisa wrote the travel diary, and made this beautiful adventure in southern Africa in a caravan, assisted by the Overland organization and whose story they made into a book, precisely this one: Southern Africa.
The book tells of their journey by truck, starting from South Africa, Cape Town in particular, pointing towards the North, entering Zimbabwe, reaching the heart of Africa represented by the Victoria Falls, which are so deep as to point straight into the bowels of mother earth. They then pass through Botzwana, meeting the Bushmen, until they reach their beloved Namibia, considered the Switzerland of Africa.
So from this beautiful publication, we have a general view of all of southern Africa and not just geographical. In fact, what does Petter do? So rooted in history that it finds its roots in the ancestor explorer, Amundsen, retraces the history of Europeans in Africa, imagining that he was making his journey in past centuries, together with those who reached Cape Town and explored southern Africa, assisted from images of men of the time who achieved their geographical, political and conquest goals.
The pictures in the book are beautiful.
The pictures in the book are beautiful.
He recounts his journey, setting it at the time of European explorations. It therefore describes at times the history of southern Africa from the first explorers onwards.
So it is very interesting and useful given that there are still no major points of reference to talk about the history of Africa or the geopolitics of Africa. It could be adopted in schools of all levels to disseminate knowledge of southern Africa, especially in this edition in English, which is smaller than the previous one, ensuring easier reading of the text, rather than dwelling on the images .
Therefore Africanpeoplenews publisher aims at a greater usability of the text narrated and commented, rather than at viewing the photographs reported and chosen by the author in any case. They are the originals, scanned and reported exactly as the original, also marked by time.
The texts translated by me and revised and revised to the point of obsession try to make reading pleasant for an English native speaker, in an attempt to make the travel story and lived experience known to the international world.
As you can see from the beautiful images, the bright and colorful colors of the Africans and their customs emerge on one page and the history of Europe and of the European explorers on the other: there are figures of great intellectual and political importance such as Cecile Rhodes, Paul Kruger, which intersect with the history of the African continent and with indigenous African peoples.
But with Petter Johannesen, the man becomes a legend, 
But with Petter Johannesen, the man becomes a legend, as was his great ancestor, who inspired him, albeit in the current era, by his great spirit of explorer, following his adventures at sea aboard sailboats , small aircraft, and off-road.
Here man becomes an explorer, politician, economist, human, thanks to his knowledge of the subject. He enjoys writing his beautiful book in Italian, given that Petter is of Norwegian nationality, and is assisted by an Italian journalist in writing his story.
Seen in perspective, these are those characters who make Africa modern today. They are the ones who, once apartheid was overcome, managed to build modern Africa.
      This is a concept that escapes us Europeans, who want to have the idea of ​​Africa as an ancient continent, still in its primitive state.
But is not so. Only remote corners of the continent have remained out of the advent of Western civilization.
We need to look for them to find our authentic soul of humanity that lived in total harmony with the nature that surrounds us. But you have to go in the middle of the savannah, the desert to find these settings that smell of ancient.
Our current problem is that we don't know very well today's Africa which is growing more and more and thus escapes our eyes because it is constantly changing, day after day.
Furthermore, globalization has done its part and has brought images of western civilization everywhere thanks to the use of the internet and cell phones, often used in many places, apart from those where the satellite does not cover the area, but this also happens in some remote corners of Italy still today.
Africa has always been a hostile continent due to its wild nature and its climate which has easily erased the traces of ancient indigenous civilizations. We know it well: only graffiti remains, city walls in Zimbabwe and so on...
nature rules Africa. Man is only a guest, thus ensuring the survival of many endangered animal species.
This is the main problem of knowing this continent.
The beautiful images of Stellenbosh, the vineyard area and the whole vineyard area make South Africa very European, whose climate is Mediterranean, just like here in Italy.
What did the Europeans who arrived from Europe do in South Africa? They have cultivated the Euroei, French chardonnait and various vineyards, above all, and have reproduced them fully succeeding. It is also the westernmost country ever with a Mediterranean-type climate, which Africans refer to, together with Egypt. Paul Kruger was one of the first to create modern Africa.
We will be able to talk about these topics chapter by chapter perhaps.
to our office by inviting the authors of the book and also others from South Africa who have contributed to making modern Africa.
Petter Johannesen is a friend of Sam Nujoma, the first president, symbol of free Namibia, who at the age of ninety appointed a successor but is still the emblem of freedom of Namibia, uprooting Namibia from South Africa and releasing it from apartheid in 1990 thus realizing the dream of independence for this country. And Petter, of whom Sam Nujoma was tutor, as a good diplomat, advised him in drafting the declaration of independence. And here we touch the history of Namibia with less! So Petter wants it to be known that Africa has become modern and paints its great qualities.
This is the emblem of all Africanists, but in particular those who think of a situation of "African" backwardness or in any case of people who are out of step with the times.
In reality, Africa is a source of great wealth and great potential.
And therefore in each chapter that presents a country in southern Africa, Petter lists the financial, economic, natural resources available, the population accompanied by beautiful images of indigenous peoples, these beautiful photographs of the now famous bushmen, 90,000 in southern Africa, who are the oldest population in Africa, ergo in the world, having become famous for their lick language and for the wonderful cave paintings that can be admired throughout the kalahari desert. The click language is studied by many, believing it to be the oldest language in the world, together with a few other technologies that contain elements such as the 7 sounds.
Because man was born in Africa with the discovery of Lucy australopithecus afarensis, whose remains were found in Ethiopia in 1978. And this discovery gives the foundations to anthropological science.
Hence the theory according to which man was born in Africa; then due to the desertification of the geographical areas in which it persists, man moves following the animals in search of food.
Lucy is the first biped in the history of the world, i.e. she walks on two legs/paws and feeds by picking fruit.
The bushmen are particular for their archaic language made up of onomatopoeic sounds, which reproduce the sounds of animals so that if they hear themselves speaking they are incredible. They have no vowels. And Miriam Makeba writes us about a song: the click song.
 Today many scholars are studying my documentary in which the click language spoken and pronounced by the bushmen at the University of San Paolo di Roma 3 is clearly heard by the researcher Andrea Pandolfi, a behavioral scholar, who is carrying out a comparative study between the click language and the Hebrew language.
 Click language is an archaic language.

These bushmen that have been studied since the 1950s are evidence of the presence of pre-Negritic man in Africa from before 2500 BC and produce splendid cave paintings.
 I made a documentary about the bushmen, which can be listened to on youtube, where an English-speaking Bantu translates from the click language.
 The Bushmen still do not speak English and live in the innermost part of the Kalahari desert because they were driven out first by the Bantu, very tall and robust men, and then by the whites in South Africa.
They never submitted to slavery and fled to the Kalahari desert, where no one wanted to go, and where they have survived up to us.
They lived as free men and with their fundamental values. In Namibia, however, steps have been taken to privatize the land. And the bushmen can no longer go out and hunt.
This causes a survival problem; so they teach anyone who wants to if you can meet them how to survive in the Kalahari desert with incredible livelihoods that we would never expect to know, and so we understand how man, so small, manages to defeat the lion, the king of the savannah.
The development of the mining industry with the production of diamonds is also described and told in South Africa, Botzwana, and Namibia.
In fact Petter describes the entire history of the De Beers to find out how they managed to find the diamonds.
It's interesting because it was a race like in the Far West, in search of the promised land.
The Europeans set sail from Holland and France on a ship to the Cape of Good Hope which had recently been discovered, after having completed the circumnavigation of Africa, reaching these lands in search of fortune.
Then they face the stormy sea to reach the Cape of Good Hope and overtaking the skeleton coast, where violent storms, due to the cold current of the Benguela, slammed the ships flying the European flag to the ground and wrecked along the beach.
At these incredible latitudes Namibia we can find in addition to the big five located in the Etosha national park also penguins and seals.

 

LA RIEDUCAZIONE DEI DETENUTI MINORENNI: UNA RIFLESSIONE

La legge n. 103 del 2017, in tema di modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario, contiene al suo interno anche delle deleghe; tra esse ci si vuol soffermare su quella che detta specifici principi e criteri direttivi per l'adeguamento delle norme dell'ordinamento penitenziario alle esigenze rieducative dei detenuti minorenni, con particolare attenzione all'istruzione ed ai contatti con la società esterna, in funzione del futuro reinserimento sociale del minore. Il provvedimento introduce e disciplina le misure penali di comunità, quali misure alternative alla detenzione rivolte esclusivamente ai condannati minorenni e ai giovani adulti (quelli di età inferiore ai 25 anni). Si tratta di: affidamento in prova al servizio sociale, affidamento in prova con detenzione domiciliare, detenzione domiciliare, semilibertà e affidamento in prova in casi particolari (cosiddetto affidamento terapeutico). Il collocamento del minore può avvenire in comunità pubbliche o del privato sociale, anche in gestione mista con enti locali.
La questione da porsi è se il carcere minorile e le pene inflitte al minore riescano effettivamente a risolvere le problematiche che hanno spinto il soggetto a delinquere. Nella maggior parte dei casi la risposta è negativa; si assiste molto spesso a situazioni in cui la struttura carceraria può addirittura aggravare le problematiche che hanno indotto il minore a compiere il reato, creando e/o consolidando uno stato di emarginazione e di auto esclusione rispetto al mondo esterno. Peraltro la pena detentiva favorisce la segregazione del minore in un ambiente in cui è forte e stretto il contatto con la delinquenza, rafforzando così i legami malavitosi ed accentuando il rapporto conflittuale con la società.
Da qui la necessità di ripensare le pene detentive inflitte ai minorenni; in particolare la detenzione deve rappresentare una misura residuale e applicabile solamente nel caso in cui le misure alternative siano fallite. Quindi le norme rivolte alla rieducazione dei minori devono avere un carattere di autonomia e specificità rispetto al complessivo sistema delle pene detentive in quanto per i minorenni è fondamentale individuare il trattamento che meglio risponda alla situazione psico-sociale del condannato, escludendo ogni rigido automatismo e favorendo, piuttosto, il ricorso alle misure alternative risocializzanti, che meglio possono contribuire al reinserimento del soggetto nella società e impedire che possa tornare a commettere nuovi reati.
Secondo gli ultimi dati tratti da ISTAT e dal Ministero della Giustizia, i detenuti presenti negli istituti penali per i minorenni, al 15 Dicembre 2022, sono 400 (390 uomini e 10 donne); 206 sono minorenni, mentre i restanti 194 hanno tra i 18 ed i 24 anni. Sono 199 gli italiani e 201 gli stranieri. Al 31 dicembre 2021 i detenuti presenti negli stessi istituti erano 318 (311 uomini e 7 donne); 136 erano minorenni e i restanti 182 avevano un’età compresa tra i 18 e i 24 anni. Del totale dei detenuti, il 42 per cento è straniero.
I dati sono in crescita e in generale si assiste ad un’emergenza educativa che spesso sfocia in situazioni di delinquenza minorile, espressa in diverse forme: bullismo, cyberbullismo, violenze fisiche, furti, scippi, spaccio di sostanze stupefacenti, prostituzione, e così via. Dalle ultime rilevazioni si evidenzia che occorre distribuire uniformemente sul territorio italiano i minori stranieri non accompagnati accolti in Italia, in quanto questi sono ragazzi vulnerabili: su 10 ragazzi scomparsi in Italia 9 sono minori stranieri non accompagnati. Dove finiscono? Spesso sono vittime di violenza, sono reclutati dalla malavita, sbandati ed abbandonati. Comunque, in generale, il problema riguarda tutti gli adolescenti; secondo la relazione del 2017 presentata dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, i minori, adolescenti, sono “sempre più soli, bambini che chiedono di essere ascoltati e di giocare, con un utilizzo non consapevole dei social media; adulti sempre più distratti o assenti rappresentano indizi di una vera e propria emergenza educativa”. Più di recente, lo stesso organismo ha riportato all’attenzione - a ridosso dell’episodio che ha visto la fuga dall’istituto penale per minori Cesare Beccaria di sette ragazzi il giorno di Natale del 2022 - i temi del disagio e della devianza giovanile; pur riconoscendo che il nostro sistema penale minorile rappresenta un’eccellenza in Europa, va sottolineato che ora la sfida si gioca sulle modalità di pene alternative al carcere. La soluzione non può essere rappresentata esclusivamente dalla detenzione, occorre invece valorizzare le pene alternative; inoltre le sanzioni devono essere commisurate all’età del minore – egli si trova in un’età che vede un incompleto processo formativo, con la personalità ancora in corso di sviluppo ed evoluzione - e deve essere promossa la giustizia riparativa al fine di prevenire ed evitare il processo penale. In tale ambito si ricorda come uno dei principi fondamentali del Codice di Procedura Minorile sia la residualità della detenzione: tale misura è da utilizzare solo nel caso in cui le misure alternative siano fallite, costituendo la summa maxima del procedimento di emarginazione del soggetto.
Funzione rilevante viene svolta anche dai servizi del Ministero della Giustizia, nonché dai servizi sociali degli enti locali; questi ultimi riescono ad individuare le problematiche del minorenne, realizzando progetti di recupero in seguito ad un costante ascolto e in forza di una strutturata comunicazione con il minorenne e la sua famiglia. Il servizio sociale opera su aree diverse, sviluppando un notevole impegno nell’attività di sostegno e di recupero dei minorenni devianti, cercando di comprendere quali possano essere i provvedimenti più idonei da attuare.
Altro aspetto che riguarda il mondo degli adolescenti è la costante crescita della povertà nei nuclei familiari con bambini, specialmente nelle famiglie con tre o più figli minorenni. La povertà economica si traduce, facilmente, in povertà educativa creando ragazzi sempre più distanti dalla realtà che li circonda, sempre più disimpegnati e carichi di rabbia che spesso sfocia in violenza verso tutti, coetanei e non. Quindi una riflessione sull’aspetto educativo è prodromica se si vuol comprendere ed arginare il problema della delinquenza minorile e se si vogliono analizzare quanto siano proficue ed efficaci le possibili modalità di recupero dei minorenni detenuti o affidati alle strutture che implementano le misure alternative.
L’attenzione va posta soprattutto nel contesto di vita dei minori: esistono periferie che sono ghetti, dove l’unica cosa che i giovani possono fare è delinquere; non viene loro offerta alcuna alternativa sana che sia una palestra, un teatro, dei laboratori artigianali e creativi, degli oratori, ecc. Così come anche il troppo benessere induce i giovani benestanti alla ricerca di esperienze nuove spesso al limite della legalità che li possono condurre a commettere atti delinquenziali. Occorre quindi porre attenzione a tutte le forme di disagio e sarebbe auspicabile che in primis la scuola offrisse dei percorsi professionalizzanti e improntati su concrete possibilità di occupazione, affiancata dalle associazioni sportive, dalle parrocchie nonché dalle associazioni del terzo settore con la finalità di svolgere un ruolo aggregante, alternativo ed arginante della malavita. Sarebbe quindi necessario creare spazi di lavoro per i ragazzi che non intendono proseguire gli studi con la possibilità di poter accedere al mercato dei capitali con forme di finanziamento alternative e dirette, come ad esempio il crowfounding, che potrebbe assumere il connotato di “crowfoundig sociale - giovani”, magari con forme di garanzia dello Stato o degli enti locali.
Se un soggetto sceglie di delinquere solitamente è condizionato dall’ambiente in cui è cresciuto: può essersi trovato in un ambiente con poche regole o può aver subito l’indifferenza totale dei genitori; si potrebbe però trattare anche di famiglie con troppe regole, da cui l’adolescente vuole scappare perché si sente oppresso, o anche di situazioni svantaggiate in cui il minore potrebbe essere cresciuto, da cui vuole riscattarsi commettendo crimini per arricchirsi facilmente e velocemente. È importante comprendere, oggi più che mai, che l’indifferenza non educa; i bambini hanno bisogno di certezze ed apprendono le regole essenzialmente dai modelli e dall’insegnamento dei genitori e delle altre figure educative con cui vengono a contatto ed interiorizzano le regole attraverso l’esempio, la testimonianza ricevuta. Occorre anche sottolineare che gli esempi che oggi vengono offerti, specialmente dai media sempre meno indipendenti, si basano su una società c.d. “liquida” dove non c’è più certezza, neanche negli ambiti delle scienze naturali dove, in alcuni casi, le risposte sono nette ed oggettive. Quindi il disorientamento, specialmente per i giovani, è forte ed in alcuni casi sempre meno gestibile. E da qui l’importanza della presenza costruttiva e coraggiosa dei genitori, degli insegnanti, ma anche dei referenti degli ambienti aggreganti quali: palestre (quindi degli istruttori sportivi), oratori (i sacerdoti ed i catechisti nonché gli animatori), centri culturali in genere (pertanto i referenti degli ambienti artistici, dello spettacolo e dell’intrattenimento). Albert Bandura ha sottolineato come i bambini spesso imitano ciò che li circonda e questa è la dimostrazione della teoria dell’apprendimento sociale. Questa teoria sottolinea ancora di più l’importanza dell’educazione per prevenire i reati dei minori fin dalla tenera età. I bambini quasi sempre copiano i comportamenti che apprendono da chi sta loro intorno e le prime esperienze sono quelle che si vivono a casa e a scuola. Per questo motivo bisogna educare i giovani al rispetto delle regole fin da subito, per evitare che imparino comportamenti sbagliati ritenendoli corretti.
Occorre poi che il bambino tragga insegnamento anche dagli errori che può commettere (in questo mi sembra molto educativo lo sport, e specialmente quello di squadra, dove si impara il rispetto, la condivisione e la solidarietà) ed è importante che gli educatori concedano una seconda possibilità al fine di far capire che anche l’impegno volto a riparare lo sbaglio viene riconosciuto; il minore a casa, a scuola, così come nel procedimento penale, deve essere messo nella condizione di imparare dai propri errori e capire che ciò che ha fatto è sbagliato e che può agire in maniera diversa per non incorrere in una punizione futura. La parola fondamentale è la parola “fiducia”, “fede”, che permette a chi la concede e a colui a cui viene concessa di poter fare un passo avanti, di poter crescere e migliorare, di poter confidare in sé stessi e negli altri. Spesso le lacune più grandi si trovano proprio nella spiritualità, nell’interiorità dei giovani che sembra che nessuno voglia provare a riempire: mancano genitori presenti e credibili, educatori seri, che sappiano mettersi in gioco con atteggiamenti costruttivi, che forniscano esempi e indichino poche regole, serie e chiare mediante le quali il minore sappia con certezza quando ha ragione e quando è in errore; in mancanza di ciò si apre la strada alla malavita. Forse un nuovo San Giovanni Bosco, oggi, potrebbe fare molto di più di tanti pseudo educatori.
Ma l’aspetto legato alla fiducia è forse quello che avvicina di più all’esperienza sacerdotale, i cappellani dei carceri minorili incontrano quotidianamente giovani che hanno ferito e che sono a loro volta feriti; in tali contesti i minori non debbono essere nuovamente giudicati, ma piuttosto ascoltati, compresi. Sono le pietre scartate da cui forse si può provare a ricostruire. I cappellani rappresentano delle figure significative per tutti i ragazzi in quanto il loro servizio si basa sull’ascolto e sull’accoglienza, sul prospettare dei punti di vista diversi, non punitivi o giudicanti, ma costruttivi nella ricerca interiore del rispetto e della fiducia. È importante suscitare nel minore il sentimento del sincero pentimento per l’azione commessa; questo potrà essere il vero punto di svolta: comprendere il dolore ed il dramma creato e cercare di riparare, mettendo in gioco qualunque componente personale sia materiale che spirituale, riflettendo anche sulla propria afflizione, causata dal reato commesso.

Nel 2011 nel corso del master in africanistica conseguito presso l'Isiao, decido di istituire un sito www.africanpeople.it dove archiviare con cadenza settimanale tutte le informazioni ed il materiale prezioso che i colleghi africanisti più esperti ci trasmettevano. Per farlo invento una weekly review. In esso vengono poi pubblicati il mio libro "La Namibia e i suoi popoli", la proiezione della mostra multimediale organizzata presso l'Isiao, con fotografie su tela, il documentario e gli atti delle varie conferenze che hanno avuto luogo presso il Ministero degli affari esteri. Problemi poi di ordine giuridico ci spingono a registrarci presso il Tribunale di Roma e dare avvio ad una vera e propria testata giornalistica nello scorso luglio dal nome Africanpeople review, con le figure previste dell'editore e del direttore responsabile.
Questa rivista culturale avrà l'obiettivo di dare voce alla cultura africana, in tutte le su sfaccettature, con la istituzione di ben 10 rubriche iniziali. Inoltre, in un progetto di ampio respiro, darà voce all'Africa con programmi radiofonici, conferenze e musica trasmessi tramite web. Questo è quanto scrivevo nei miei appunti, riversati poi sul sito web.
L'esigenza intellettuale nasce, come scrivo in occasione della Giornata dell'Africa 2011, dalla constatazione che: "Sono maturi i tempi per focalizzare l'attenzione sull'Africa che oggi più che mai ci disorienta con il clamore delle sue rivoluzioni scoppiate ovunque nel Nord del continente nell'avvio del processo di democratizzazione. Oggi non è quindi più una scelta per ciascuno di noi interessarsi all'Africa; è l'Africa a bussare prepotentemente alle porte del nostro Paese, attraccando con imbarcazioni di fortuna nei porti dell'estremo Sud del nostro Paese". Ecco quindi nascere il sito Africanpeople che offre un blog sulle notizie in primo piano di politica italiana in Africa, e non solo".
Con Africanpeoplenews vogliamo dare molta più voce ai concittadini africani. Molti di loro sono italiani come noi, cosa che ci riesce difficile accettare perché in altri Paesi europei come la Francia e la Gran Bretagna gli immigrati sono arrivati alla terza generazione. Bisognerebbe cercare nelle loro parole le loro tradizioni e coinvolgerli direttamente poiché spesso parliamo a loro nome.
Maggio 2013: in occasione de "La Giornata dell'Africa" ci siamo finalmente presentati come équipe di Africanpeople review, presentata presso la Farnesina lo scorso 23 aprile, alla presenza del giornalista Roberto Di Giovanpaolo, che ha promosso la diffusione della neorivista in quanto la prima ad apparire sullo scenario italiano su questa materia: frutto infatti della collaborazione di scienziati ed africanisti professionisti, giornalisti, analisti di politica internazionale, professori di ogni ordine e grado, medici, geografi e così via riesce sola a rispondere alle problematiche concernenti un continente sconosciuto ai più, dal punto di vista storico, diplomatico, geografico e politico. Dovrà avere un duplice punto di vista, degli intellettuali italiani appassionati e studiosi d'Africa, e degli Africani presenti sul 32
 
nostro territorio. Quindi permetterà proprio lo sviluppo della comunicazione tra popoli e genti diverse.
Promuoverà pertanto la collaborazione di immigrati africani in Italia, che ci consentirà di avere un punto di vista africano della realtà da descrivere, nel continente africano sia europeo. Ciò ne consentirà anche una maggiore integrazione. La rivista si pone l'obiettivo di fare da trait d'union tra il mondo intellettuale, politico e il popolo, italiano e non, presente sul territorio. Lo scopo pertanto è anche sociale. La divulgazione in tutto il Paese della rivista (divenuta giornale-radio web) è auspicata così come la
collaborazione di studenti e professori che vogliano aderirvi. Il progetto va ampliandosi con la radioweb che renderà pluridimensionali le potenzialità comunicazione: di ascolto e ricezione di informazioni a livello mondiale, sia tramite gli scritti sia tramite la produzione musicale e di trasmissione alive di conferenze e relativo ascolto.

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