Sabato, 1 Agosto 2026

     

 

 

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Beautiful Mind Ensemble, il messaggio di pace e healing che arriva dalla Corea del Sud di Daniela Ghilardi

© Istituto Culturale Coreano in Italia

 

Beautiful Mind Ensemble, il messaggio di pace e healing che arriva dalla Corea del Sud

di Daniela Ghilardi

 

Lunedì 27 luglio 2026 presso l’Istituto Culturale Coreano di Roma si è tenuto il concerto “Beautiful Mind Ensemble for Peace and Healing in Italy”, eseguito dal Beautiful Mind Ensemble, altrimenti noto come Beautiful Mind Charity Ensemble. L’evento, promosso dall’Istituto in forma gratuita con prenotazione obbligatoria, è andato sold out in soli 6 minuti dall’apertura delle prenotazioni.

Il concerto ha lasciato il pubblico romano entusiasta, sia per la levatura della performance che per il viaggio musicale proposto, che ha spaziato dalla grande musica classica occidentale al genere tradizionale coreano (Gugak) e al Pansori, per finire con l’Inno d’Italia, come omaggio conclusivo.

Un evento che, in realtà, ha un significato particolarmente profondo, perché le note del concerto portano sul palco un progetto filantropico straordinario, e a suo modo rivoluzionario.  

Un unicum musicale e diplomatico

Molteplici sono le particolarità del Beautiful Mind Ensemble.

A differenza di una tradizionale formazione da camera, l'Ensemble presenta un organico flessibile e aperto, composto esclusivamente da musicisti professionisti affermati, docenti universitari e solisti di fama internazionale.

L'elemento di assoluta unicità di questo gruppo risiede nella sua struttura sonora, concepita per fondere due universi culturali apparentemente distanti: da un lato la Musica Classica Occidentale (l'ordito tradizionale di pianoforte, violino, violoncello e flauto), dall’altro la Musica Tradizionale Coreana (Gugak), con l'inserimento stabile di maestri di strumenti antichi come il gayageum (la celebre cetra a 12 o 25 corde) o l’haegeum (il violino verticale a due corde), capaci di dialogare e duettare con gli strumenti europei. Il simbolo di questa fusione sonora è l'esecuzione della celebre melodia tradizionale Arirang, appositamente arrangiata per far dialogare l'universo classico occidentale con gli strumenti nativi coreani. 

Ma soprattutto il Beautiful Mind Ensemble rappresenta il braccio operativo e diplomatico della fondazione Beautiful Mind Charity (BMC), un'organizzazione filantropica sudcoreana fondata a Seul nel marzo 2007.

 

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Il progetto sociale: dalla scuola al lavoro

L'Ensemble è la punta di diamante di un sistema più vasto. La Beautiful Mind Charity, che gode dell’approvazione del Ministero degli Affari Esteri coreano e della guida e del sostegno di figure istituzionali del calibro degli ex ministri degli Esteri Sung Hwan Kim e Seung Joo Han, poggia sul concetto filosofico coreano dell'amore che non si aspetta nulla in cambio (대가를바라지 않는 사랑), trasposto nel motto internazionale «Expect Nothing in Return».

Grazie alla trasparenza e all'impatto dei suoi programmi, nell'agosto 2016 la onlus ha ottenuto lo Special Consultative Status presso l’UN ECOSOC, il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, ed oggi vanta succursali internazionali negli Stati Uniti, a Singapore, a Hong Kong e in Vietnam. 

La Charity si sviluppa in una vera e propria filiera permanente, che accompagna le persone con disabilità dall'infanzia all'indipendenza economica. Tale filiera si avvale di diversi strumenti. Anzitutto la Beautiful Mind Music Academy (BMMA). Nata dall'idea che la vera inclusione non significhi solo suonare per le persone con disabilità, ma insegnare loro a suonare, questa Accademia offre lezioni individuali di livello professionale (pianoforte, archi, fiati, canto) e strumenti musicali totalmente gratuiti a bambini e ragazzi affetti da gravi disabilità fisiche, intellettive o disturbi dello spettro autistico, adattando la pedagogia alle loro specifiche abilità motorie e cognitive. Ad oggi l’Accademia ha formato e diplomato circa 175 studenti, tra cui Kyung Min Kim, l'unico pianista al mondo affetto da paralisi cerebrale ad essersi esibito al Palazzo dell'ONU. Accogliendo diverse categorie di fragilità, la BMMA divide gli alunni in tre distinte classi di frequenza: la Classe Felicità (행복반), interamente dedicata agli studenti con disabilità intellettive, disabilità cognitive, ritardi nello sviluppo o disturbi dello spettro autistico; la Classe Amore (사랑반), riservata agli studenti con disabilità fisiche o sensoriali, inclusi i ragazzi con disabilità motorie, non vedenti, ipovedenti, sordi o ipoacusici; la Classe Speranza (희망반), dedicata ai ragazzi normodotati che provengono da famiglie a basso reddito, contesti di vulnerabilità sociale o situazioni di emarginazione economica. Se 175 studenti in quasi 18 anni possono sembrare pochi, ricordiamo che si tratta di ragazzi con disabilità complesse, che richiedono una formazione personalizzata, con lezioni individuali condotte da un qualificato corpo di musicisti professionisti e docenti, che adattano la pedagogia e i tempi di studio alle specifiche abilità motorie e cognitive di ogni studente.

Quindi la Beautiful Mind Orchestra (BMO). Fondata nel 2010, è la prima orchestra integrata della Corea del Sud che mette a sedere sullo stesso palco musicisti professionisti normodotati e giovani con disabilità. I professionisti fungono da mentori e da ancore ritmiche e visive, aiutando i ragazzi ad ascoltarsi a vicenda e a gestire l'ansia, trasformando la complessa sincronia orchestrale in una straordinaria terapia sociale e relazionale su grandi palcoscenici come il Sejong Center.

Infine il Beau Ensemble (뷰앙상블), l'anello finale della filiera, che scardina l'approccio puramente assistenziale. Sfruttando le leggi coreane sulle quote di assunzione obbligatoria per le persone con disabilità e operando sotto la supervisione dell'ente statale dell'Agenzia Governativa Coreana per l'Impiego dei Disabili, la Charity stringe accordi con grandi aziende e multinazionali, tra cui Dongkook Pharmaceutical, Incross, Omia Korea, Meritz e il brand audio KEF. Grazie a tali intese, i ragazzi diplomati dell'accademia vengono assunti a tempo pieno come artisti professionisti con regolare stipendio fisso, benefit aziendali, contributi e pensione. Essi non svolgono mansioni d'ufficio; il loro lavoro quotidiano consiste nel timbrare il cartellino per fare prove musicali quotidiane gestite dalla Charity nei suoi locali ed esibirsi in concerti aziendali mattutini o eventi istituzionali di Corporate Social Responsibility (CSR) per conto del proprio datore di lavoro. Nel caso dei musicisti assunti presso l'Hallym University Medical Center, l'impiego si spinge fino alle corsie ospedaliere, dove i ragazzi svolgono attività di musicoterapia clinica suonando direttamente per il conforto dei pazienti ricoverati.

 

 

© Africa Ntjilo Empowerment

Chi è il Professor Il Hwan Bai

Un’idea straordinaria, partorita dalla mente e dal cuore del professor Il Hwan Bai (배일환), affermato violoncellista, cofondatore e Direttore Generale della onlus.

Nato nel 1965, in una famiglia coreana fortemente orientata alla musica, ha raccontato di aver iniziato a suonare il violoncello semplicemente perché pianoforte e violino erano già stati "occupati" dai fratelli maggiori, lasciando il violoncello come unico strumento rimasto disponibile in casa. Trasferitosi con la famiglia a Los Angeles durante la sesta elementare a seguito degli impegni lavorativi del padre, ha intrapreso un percorso accademico ai massimi livelli, laureandosi alla Juilliard School di New York per poi conseguire il Master alla Yale University e quindi completare il percorso avanzato di dottorato (frequenza dei corsi completata) alla Indiana University, sotto la guida del leggendario János Starker.

Violoncellista principale della Yale Philharmonia e della Korean Symphony Orchestra, oltre che membro fondatore del noto gruppo di musica da camera Soma Trio (소마트리오), stimato in Corea anche per i suoi album di musica sacra, Il Hwan Bai ha scelto di non confinare la propria arte nei circuiti d'élite. Nel 2006, partendo dagli Stati Uniti e unendo le forze con una rete di musicisti coreano-americani e docenti americani nativi delle università di Yale e Juilliard, ha teorizzato il concetto di «talent donation». Spingendo i musicisti d’eccellenza a donare la propria presenza fisica, ha scardinato la classica idea di beneficenza, che prevede di raccogliere fondi da donare a terzi, portando la musica direttamente nelle carceri, negli ospedali, negli ospizi e nelle aree desolate. Da quella prima rete diffusa tra gli USA e Hong Kong è nata poi la sede centrale della Charity a Seul, che ha dato vita, come abbiamo visto, ad un sistema articolato ed efficace di sostegno ai fragili.

Già nel 1993, a soli 27 anni, Bai era professore associato della prestigiosa Ewha Womans University di Seul, presso la quale attualmente ricopre l’incarico di professore ordinario di Violoncello e Strumenti Orchestrali del College of Music e nel cui ambito gestisce l'ensemble studentesco di beneficenza Ewha Celli, composto dalle sue migliori studentesse.

Ambasciatore musicale per la ONG Korea Food for the Hungry International (KFHI), il professor Bae è noto anche per il suo attivismo civile. Nel maggio 2022, sconvolto dall'invasione dell'Ucraina, ha dato vita a una protesta pacifica continuativa denominata internazionalmente «Concert for Peace», che lo vede recarsi regolarmente a suonare il violoncello davanti all'Ambasciata russa a Seul, coinvolgendo anche numerosi altri musicisti, tra cui violoncellisti, violinisti ed esecutori di musica tradizionale, con l’intenzione di continuare a suonare per la pace finché il conflitto non sarà terminato.

 

Il concerto svoltosi presso l’Istituto Coreano di Cultura ha così regalato al pubblico romano una occasione preziosa, non solo per ascoltare musica di alto livello, ma soprattutto per scoprire come sia possibile mettere l'arte al servizio della pace e delle persone più vulnerabili.

 

L’Ensemble, dopo la tappa romana, terrà un secondo concerto giovedì 30 luglio, alle ore 21,30, sul palco dello storico Teatro dei Filarmonici ad Ascoli Piceno, nell’ambito di una cooperazione didattica. L’evento celebrerà infatti la chiusura della 22ª edizione dei Corsi di Alto Perfezionamento ed è stato organizzato in collaborazione con l'Istituto Musicale Gaspare Spontini, che accoglie e forma giovani artisti provenienti dalla Corea del Sud.



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Beautiful Mind Ensemble, il messaggio di pace e healing che arriva dalla Corea del Sud di Daniela Ghilardi

 

Beautiful Mind Ensemble, il messaggio di pace e healing che arriva dalla Corea del Sud

di Daniela Ghilardi

 

 

Lunedì 27 luglio 2026 presso l’Istituto Culturale Coreano di Roma si è tenuto il concerto “Beautiful Mind Ensemble for Peace and Healing in Italy”, eseguito dal Beautiful Mind Ensemble, altrimenti noto come Beautiful Mind Charity Ensemble. L’evento, promosso dall’Istituto in forma gratuita con prenotazione obbligatoria, è andato sold out in soli 6 minuti dall’apertura delle prenotazioni.

Il concerto ha lasciato il pubblico romano entusiasta, sia per la levatura della performance che per il viaggio musicale proposto, che ha spaziato dalla grande musica classica occidentale al genere tradizionale coreano (Gugak) e al Pansori, per finire con l’Inno d’Italia, come omaggio conclusivo.

Un evento che, in realtà, ha un significato particolarmente profondo, perché le note del concerto portano sul palco un progetto filantropico straordinario, e a suo modo rivoluzionario.  

Un unicum musicale e diplomatico

Molteplici sono le particolarità del Beautiful Mind Ensemble.

A differenza di una tradizionale formazione da camera, l'Ensemble presenta un organico flessibile e aperto, composto esclusivamente da musicisti professionisti affermati, docenti universitari e solisti di fama internazionale.

L'elemento di assoluta unicità di questo gruppo risiede nella sua struttura sonora, concepita per fondere due universi culturali apparentemente distanti: da un lato la Musica Classica Occidentale (l'ordito tradizionale di pianoforte, violino, violoncello e flauto), dall’altro la Musica Tradizionale Coreana (Gugak), con l'inserimento stabile di maestri di strumenti antichi come il gayageum (la celebre cetra a 12 o 25 corde) o l’haegeum (il violino verticale a due corde), capaci di dialogare e duettare con gli strumenti europei. Il simbolo di questa fusione sonora è l'esecuzione della celebre melodia tradizionale Arirang, appositamente arrangiata per far dialogare l'universo classico occidentale con gli strumenti nativi coreani. 

Ma soprattutto il Beautiful Mind Ensemble rappresenta il braccio operativo e diplomatico della fondazione Beautiful Mind Charity (BMC), un'organizzazione filantropica sudcoreana fondata a Seul nel marzo 2007.

 

Il progetto sociale: dalla scuola al lavoro

L'Ensemble è la punta di diamante di un sistema più vasto. La Beautiful Mind Charity, che gode dell’approvazione del Ministero degli Affari Esteri coreano e della guida e del sostegno di figure istituzionali del calibro degli ex ministri degli Esteri Sung Hwan Kim e Seung Joo Han, poggia sul concetto filosofico coreano dell'amore che non si aspetta nulla in cambio (대가를바라지 않는 사랑), trasposto nel motto internazionale «Expect Nothing in Return».

Grazie alla trasparenza e all'impatto dei suoi programmi, nell'agosto 2016 la onlus ha ottenuto lo Special Consultative Status presso l’UN ECOSOC, il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, ed oggi vanta succursali internazionali negli Stati Uniti, a Singapore, a Hong Kong e in Vietnam. 

La Charity si sviluppa in una vera e propria filiera permanente, che accompagna le persone con disabilità dall'infanzia all'indipendenza economica. Tale filiera si avvale di diversi strumenti. Anzitutto la Beautiful Mind Music Academy (BMMA). Nata dall'idea che la vera inclusione non significhi solo suonare per le persone con disabilità, ma insegnare loro a suonare, questa Accademia offre lezioni individuali di livello professionale (pianoforte, archi, fiati, canto) e strumenti musicali totalmente gratuiti a bambini e ragazzi affetti da gravi disabilità fisiche, intellettive o disturbi dello spettro autistico, adattando la pedagogia alle loro specifiche abilità motorie e cognitive. Ad oggi l’Accademia ha formato e diplomato circa 175 studenti, tra cui Kyung Min Kim, l'unico pianista al mondo affetto da paralisi cerebrale ad essersi esibito al Palazzo dell'ONU. Accogliendo diverse categorie di fragilità, la BMMA divide gli alunni in tre distinte classi di frequenza: la Classe Felicità (행복반), interamente dedicata agli studenti con disabilità intellettive, disabilità cognitive, ritardi nello sviluppo o disturbi dello spettro autistico; la Classe Amore (사랑반), riservata agli studenti con disabilità fisiche o sensoriali, inclusi i ragazzi con disabilità motorie, non vedenti, ipovedenti, sordi o ipoacusici; la Classe Speranza (희망반), dedicata ai ragazzi normodotati che provengono da famiglie a basso reddito, contesti di vulnerabilità sociale o situazioni di emarginazione economica. Se 175 studenti in quasi 18 anni possono sembrare pochi, ricordiamo che si tratta di ragazzi con disabilità complesse, che richiedono una formazione personalizzata, con lezioni individuali condotte da un qualificato corpo di musicisti professionisti e docenti, che adattano la pedagogia e i tempi di studio alle specifiche abilità motorie e cognitive di ogni studente.

Quindi la Beautiful Mind Orchestra (BMO). Fondata nel 2010, è la prima orchestra integrata della Corea del Sud che mette a sedere sullo stesso palco musicisti professionisti normodotati e giovani con disabilità. I professionisti fungono da mentori e da ancore ritmiche e visive, aiutando i ragazzi ad ascoltarsi a vicenda e a gestire l'ansia, trasformando la complessa sincronia orchestrale in una straordinaria terapia sociale e relazionale su grandi palcoscenici come il Sejong Center.

Infine il Beau Ensemble (뷰앙상블), l'anello finale della filiera, che scardina l'approccio puramente assistenziale. Sfruttando le leggi coreane sulle quote di assunzione obbligatoria per le persone con disabilità e operando sotto la supervisione dell'ente statale dell'Agenzia Governativa Coreana per l'Impiego dei Disabili, la Charity stringe accordi con grandi aziende e multinazionali, tra cui Dongkook Pharmaceutical, Incross, Omia Korea, Meritz e il brand audio KEF. Grazie a tali intese, i ragazzi diplomati dell'accademia vengono assunti a tempo pieno come artisti professionisti con regolare stipendio fisso, benefit aziendali, contributi e pensione. Essi non svolgono mansioni d'ufficio; il loro lavoro quotidiano consiste nel timbrare il cartellino per fare prove musicali quotidiane gestite dalla Charity nei suoi locali ed esibirsi in concerti aziendali mattutini o eventi istituzionali di Corporate Social Responsibility (CSR) per conto del proprio datore di lavoro. Nel caso dei musicisti assunti presso l'Hallym University Medical Center, l'impiego si spinge fino alle corsie ospedaliere, dove i ragazzi svolgono attività di musicoterapia clinica suonando direttamente per il conforto dei pazienti ricoverati.

 

© Africa Ntjilo Empowerment

Chi è il Professor Il Hwan Bai

Un’idea straordinaria, partorita dalla mente e dal cuore del professor Il Hwan Bai (배일환), affermato violoncellista, cofondatore e Direttore Generale della onlus.

Nato nel 1965, in una famiglia coreana fortemente orientata alla musica, ha raccontato di aver iniziato a suonare il violoncello semplicemente perché pianoforte e violino erano già stati "occupati" dai fratelli maggiori, lasciando il violoncello come unico strumento rimasto disponibile in casa. Trasferitosi con la famiglia a Los Angeles durante la sesta elementare a seguito degli impegni lavorativi del padre, ha intrapreso un percorso accademico ai massimi livelli, laureandosi alla Juilliard School di New York per poi conseguire il Master alla Yale University e quindi completare il percorso avanzato di dottorato (frequenza dei corsi completata) alla Indiana University, sotto la guida del leggendario János Starker.

Violoncellista principale della Yale Philharmonia e della Korean Symphony Orchestra, oltre che membro fondatore del noto gruppo di musica da camera Soma Trio (소마트리오), stimato in Corea anche per i suoi album di musica sacra, Il Hwan Bai ha scelto di non confinare la propria arte nei circuiti d'élite. Nel 2006, partendo dagli Stati Uniti e unendo le forze con una rete di musicisti coreano-americani e docenti americani nativi delle università di Yale e Juilliard, ha teorizzato il concetto di «talent donation». Spingendo i musicisti d’eccellenza a donare la propria presenza fisica, ha scardinato la classica idea di beneficenza, che prevede di raccogliere fondi da donare a terzi, portando la musica direttamente nelle carceri, negli ospedali, negli ospizi e nelle aree desolate. Da quella prima rete diffusa tra gli USA e Hong Kong è nata poi la sede centrale della Charity a Seul, che ha dato vita, come abbiamo visto, ad un sistema articolato ed efficace di sostegno ai fragili.

Già nel 1993, a soli 27 anni, Bai era professore associato della prestigiosa Ewha Womans University di Seul, presso la quale attualmente ricopre l’incarico di professore ordinario di Violoncello e Strumenti Orchestrali del College of Music e nel cui ambito gestisce l'ensemble studentesco di beneficenza Ewha Celli, composto dalle sue migliori studentesse.

Ambasciatore musicale per la ONG Korea Food for the Hungry International (KFHI), il professor Bae è noto anche per il suo attivismo civile. Nel maggio 2022, sconvolto dall'invasione dell'Ucraina, ha dato vita a una protesta pacifica continuativa denominata internazionalmente «Concert for Peace», che lo vede recarsi regolarmente a suonare il violoncello davanti all'Ambasciata russa a Seul, coinvolgendo anche numerosi altri musicisti, tra cui violoncellisti, violinisti ed esecutori di musica tradizionale, con l’intenzione di continuare a suonare per la pace finché il conflitto non sarà terminato.

 

Il concerto svoltosi presso l’Istituto Coreano di Cultura ha così regalato al pubblico romano una occasione preziosa, non solo per ascoltare musica di alto livello, ma soprattutto per scoprire come sia possibile mettere l'arte al servizio della pace e delle persone più vulnerabili.

 

L’Ensemble, dopo la tappa romana, terrà un secondo concerto giovedì 30 luglio, alle ore 21,30, sul palco dello storico Teatro dei Filarmonici ad Ascoli Piceno, nell’ambito di una cooperazione didattica. L’evento celebrerà infatti la chiusura della 22ª edizione dei Corsi di Alto Perfezionamento ed è stato organizzato in collaborazione con l'Istituto Musicale Gaspare Spontini, che accoglie e forma giovani artisti provenienti dalla Corea del Sud.



 

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30 Luglio 2026

Il ritorno del Goblin di Daniela Ghilardi

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Il ritorno del Goblin

Il miracolo coreano tra scrittura, regia e cast straordinari

Sono passati dieci anni dal debutto di Goblin (Guardian: The Lonely and Great God) e, per l'occasione, il cast principale si è finalmente riunito. Il 4 luglio 2026 tvN ha trasmesso il primo dei quattro episodi speciali di Together, We Shine, una serie evento ora disponibile in streaming anche in Italia, su Viki Rakuten.

Gli attori hanno organizzato un viaggio on-the-road a Gangneung, dove fu girata una delle scene più famose del drama. È l'occasione perfetta per rivedere un drama intramontabile, ma anche uno spunto per chi si sta avvicinando ai K-drama, per conoscere non solo un’opera davvero gradevole e intramontabile, ma anche alcuni dei professionisti più apprezzati della cinematografia coreana.

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Per chi non lo conosce: che cos'è "Goblin"?

Andato in onda tra il 2016 e il 2017, Guardian: The Lonely and Great God, universalmente noto come Goblin, e visibile in Italia su Viki Rakuten, ha ridefinito i canoni del fantasy romantico coreano grazie ad una fotografia cinematografica eccellente e un innovativo sincronismo tra riprese e colonna sonora. Scritto dalla celebre sceneggiatrice Kim Eun-sook, il racconto unisce mitologia coreana, dramma epico e commedia moderna.

Kim Shin (Gong Yoo), un generale dell'era Goryeo tradito dal suo re e condannato all'immortalità sotto forma di Goblin, anela porre fine alla propria immortalità. Vi è un solo modo per farlo, ed è trovare l'unica umana in grado di vedere e rimuovere la spada invisibile conficcata nel suo petto, colei che viene definita la Sposa del Goblin. Incontrerà quindi Ji Eun-tak (Kim Go-eun), una studentessa delle superiori dal tragico passato, capace di vedere i fantasmi, mentre entrano a far parte della sua vita un Mietitore di Anime senza memoria (Lee Dong-wook), che diventa un suo bizzarro coinquilino, e Sunny (Yoo In-na), la stramba proprietaria di un ristorante di pollo fritto.

Il drama, che oltre a fregiarsi di un cast di altissimo livello, presenta dialoghi e una colonna sonora indimenticabili, è un’opera poetica che racchiude una profonda riflessione sulla vita, sulla morte e sul destino, esplorando il valore dell'amore, dell’amicizia e del tempo umano.

Dietro le quinte: Titani

La produzione di Goblin ha riunito dietro le quinte un numero decisamente elevato di professionisti che oggi sono di chiara fama ma che anche all’epoca delle riprese avevano già dato prova di sè. Si tratta di veri e propri talenti, che nell’ultimo decennio hanno consolidato la loro carriera ed oggi sono internazionalmente conosciuti e apprezzati.

Kim Eun-sook, la sceneggiatrice ✍️

Spesso il nome dello sceneggiatore resta oscurato dalla fama degli attori e del regista, anche se la trama e soprattutto i dialoghi sono in realtà l’anima di un prodotto cinematografico. Nel caso di Goblin incontriamo una sceneggiatrice tra le più famose e di maggior successo, un vero e proprio titano della sceneggiatura per televisione.

Oltre a Guardian: The Lonely and Great God (2016), anche i suoi Descendants of the Sun (2016) e The Glory (2022) sono stati riconosciuti come capolavori assoluti. Anche Secret Garden (2010), The King: Eternal Monarch (2020) e The Heirs (2013) hanno avuto molto successo, per non parlare di Mr. Sunshine (2018), una vera e propria opera d’arte.

Una sceneggiatrice che può essere definita il Re Mida della televisione coreana, dal momento che le sue sceneggiature totalizzano ascolti record finendo persino con il dettare le tendenze della moda. Così, i libri citati nei suoi drama raddoppiano le vendite e i luoghi delle riprese registrano impennate di affluenze turistiche, come è successo a Gangneung dopo l’uscita di Goblin. Recitare in un suo drama è il viatico per un salto di livello nella carriera di un attore, come è stato Secret Garden per Hyun Bin e Descendants of the Sun per Song Joong-ki, l’amato interprete di Vincenzo.

La particolarità della sua scrittura risiede principalmente nella struttura dei dialoghi, serrati, ironici, ricchi di doppi sensi, che si articolano con cambi repentini di tono, dal dramma profondo alla commedia brillante, in una singola battuta. Inventa frasi e modi di dire che gli spettatori fanno propri e restano iconici.

La sua creatività si rivela nel far collidere mondi apparentemente impossibili da conciliare, come in Goblin la dimensione storica e la quotidianità moderna, mentre conserva il senso karmico, tipicamente coreano, dell’amore, che è quasi sempre una questione di destino, di promesse passate, di scelte morali pesanti e di legami che superano il tempo o le barriere sociali.

Se non sapete quale drama vedere potete senz’altro affidarvi alla sua firma, la scelta sarà sicuramente di vostro gradimento.

Lee Eung-bok, il regista 🎬

Se prima di Goblin aveva già realizzato piccoli cult come Dream High (2011) e School 2013, Goblin lo colloca decisamente ad un livello superiore, con un uso del colore, degli effetti speciali (VFX) e delle inquadrature simmetriche mai visto prima nei K-drama.

Il prosieguo della collaborazione con la sceneggiatrice Kim Eun-sook, con la quale nel 2016 aveva prodotto anche Descendants of the Sun, altra serie iconica e successo d'ascolti clamoroso, porta alla realizzazione di Mr. Sunshine (2018). Questo drama, visivamente curato come un kolossal cinematografico hollywoodiano, lo consacra come uno dei registi televisivi più pagati della Corea del Sud.

Divenuto il regista di punta per le produzioni originali di Netflix Corea, in tempi più recenti ha cambiato completamente genere, abbandonando le produzioni romantiche per esplorare i settori dell'azione e del thriller psicologico, con le tre stagioni di Sweet Home (2020-2024) e il recente Dear X (2025).

Il tocco del regista Lee Eung-bok si manifesta, a detta dei critici, attraverso elementi caratteristici quali la cura dei paesaggi (le montagne in Jirisan) e il tempismo musicale, dato da un lavoro a stretto contatto con i direttori musicali per far coincidere i movimenti di macchina con il climax delle colonne sonore. Sa sincronizzare il rallentatore (slow-motion) al millisecondo con i picchi della colonna sonora, come l'iconica camminata nella nebbia di Goblin e Mietitore. Così come usa i riflessi negli specchi, le pozzanghere, le ombre e le transizioni stagionali come metafore visive dello stato psicologico dei personaggi.

Un regista che si è cimentato con successo in tanti generi diversi, ridefinendone ogni volta gli standard visivi: dal teen-drama musicale (Dream High), al fantasy romantico moderno (Goblin), al melodramma storico (Mr. Sunshine), fino al monster-horror (Sweet Home). E in questo percorso ha saputo gestire con disinvoltura budget da decine di milioni di dollari, effetti visivi complessi e centinaia di comparse, mantenendo sempre il focus sui sentimenti.

Goblin: Interpreti di eccezione

Nei dieci anni successivi al debutto di Goblin, ciascuno dei quattro interpreti principali (ma anche molti dei secondari), hanno costruito carriere di successo, in una alternanza di ruoli che spaziano nei generi più vari, in un crescendo di perfezione recitativa, spessore umano e fama. 

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Kim Go-eun, La Sposa

L’attrice che ha interpretato la protagonista di Goblin, la sposa designata in grado di liberarlo dalla condanna alla eternità, è Kim Go-eun, una giovane attrice davvero straordinaria, la cui carriera è legata a doppio filo a registi di grande spessore artistico e a traguardi commerciali che hanno fatto la storia del cinema asiatico.

Ha debuttato con A Muse (2012), film del cinema d'autore più coraggioso e di nicchia, dopo essere stata scelta tra 300 candidate dal pluripremiato regista Jung Ji-woo per interpretare Eun-gyo. Un ruolo psicologicamente complesso, poetico ma anche molto crudo e con scene di nudo, che le ha richiesto una maturità recitativa inusuale per i suoi 21 anni. La sua performance è stata così folgorante da farle vincere ben undici premi come Miglior Nuova Attrice in quell'anno.

Così giovane e già così eclettica, negli anni immediatamente successivi Kim Go-eun ha rifiutato la strada dei ruoli comodi e fotogenici, preferendo mettersi alla prova in progetti fisicamente e psicologicamente logoranti. Ha quindi continuato a lavorare con autori stimati in progetti complessi come Coin Locker Girl, selezionato a Cannes, Sunset in My Hometown di Lee Joon-ik e, più di recente, nel melodramma d'autore di Netflix You and Everything Else. I registi la scelgono per la sua capacità di recitare "sottraendo", usando lo sguardo e il silenzio anziché la teatralità.

I progetti cui partecipa Kim Go-eun frantumano regolarmente ogni record di incassi o di ascolti precedentemente registrato: se nel 2016 l'episodio finale di Goblin ha registrato uno share che lo ha fatto diventare, all’epoca, il drama più visto nella storia della TV coreana, nel 2024 ha segnato un record storico al Box Office con Exhuma, un horror sciamanico che ha superato gli 11 milioni di biglietti venduti in Corea del Sud, un traguardo quasi impossibile per un film horror d'autore. La sua interpretazione magnetica di una giovane sciamana le è valsa il prestigioso premio come Miglior Attrice ai Baeksang Arts Awards, i Golden Globes sudcoreani che operano una selezione rigidissima effettuata non solo basandosi sulla popolarità o sugli indici di ascolto, ma attraverso la valutazione da parte di una giuria composta da ben 60 esperti del settore dell'intrattenimento.

Dopo aver fatto innamorare il mondo con la dolcezza e la vulnerabilità della giovane Ji Eun-tak in Goblin, in questi dieci anni Kim Go-eun ha dimostrato una versatilità straordinaria, alternando con intelligenza cinema d'autore, serie psicologiche e thriller mozzafiato.

Per chi volesse conoscerla meglio suggerisco la visione dei drama, di più facile reperibilità in Italia, disponibili sulle piattaforme Netflix o Viki Rakuten, quali: The King: Eternal Monarch (2020), che segna un ritorno alla collaborazione con la sceneggiatrice di Goblin, un sontuoso fantasy a universi paralleli; Yumi's Cells (Stagioni 1, 2 e 3): in cui mostra un talento comico e realistico strepitoso, un innovativo drama psicologico-romantico; Little Women (2022), un acclamato thriller psicologico in cui l’attrice riveste i panni della sorella maggiore di tre donne coinvolte in un mistero; il già citato You and Everything Else (2025), una produzione intimista totalmente focalizzata sulla profonda e complessa evoluzione di un'amicizia femminile, e, infine, The Price of Confession (2025), un thriller psicologico ad alta tensione incentrato su un misterioso omicidio, dove ha recitato al fianco della pluripremiata stella del cinema Jeon Do-yeon in un magnetico duello di interpretazioni.

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Lee Dong-wook, il cupo Mietitore

Il ruolo di Mietitore di Anime ha regalato a Lee Dong-wook una popolarità planetaria e ha cementato la sua storica bromance con Gong Yoo. Da quel momento, l'attore ha affrontato una metamorfosi recitativa che dal genere fantasy romantico lo ha portato all’horror e al thriller e poi di nuovo al romance, passando nuovamente dal fantasy con Tale of the Nine Tailed (2020), serie il cui successo ha originato, nel 2023, un fortunatissimo prequel ambientato negli anni Trenta, Tale of the Nine Tailed 1938, un mix perfetto di azione e commedia.

Della sua produzione artistica ricordiamo le serie Strangers from Hell (2019), thriller psicologico e horror, in cui ha scioccato pubblico e critica interpretando un dentista psicopatico e manipolatore, e Bad and Crazy (2021), poliziesco d’azione in cui ha interpretato un poliziotto corrotto, nonché la serie A Shop for Killers (2024), altro action thriller, in cui veste i panni di un misterioso zio, che gestisce un negozio on-line di armi per assassini, di cui è stata avviata la produzione della seconda stagione.

Ancora, nella serie The Divorce Insurance (2025) è un geniale matematico assicurativo, cinico ed esaurito dopo aver affrontato ben tre divorzi personali, che guida una bizzarra squadra di lavoro intenta a lanciare una polizza assicurativa per i fallimenti matrimoniali, mentre nel suo prossimo progetto per Netflix, The Facade of Love, drama che esplora le fragilità del matrimonio e del tradimento, sarà il protagonista assoluto, un uomo dalla carriera stabile e un matrimonio apparentemente felice, che si ritrova improvvisamente spaccato a metà tra la ragione e un sentimento travolgente e distruttivo.

Al di fuori del piccolo schermo, la carriera cinematografica di Lee Dong-wook è costellata di scelte ricercate, dove l'attore ha preferito la qualità dei progetti e lo spessore dei registi ai ruoli commerciali. Il suo esordio d'autore risale al 2010, con il poetico The Recipe, un raffinato mistery drama culinario. Impossibile non citare la sua partecipazione al cult romantico The Beauty Inside (2015), un'opera rivoluzionaria in cui ha condiviso il ruolo del protagonista con i più grandi nomi del cinema coreano, o la commedia corale A Year-End Medley (2021) di Kwak Jae-yong, il leggendario regista di My Sassy Girl. Infine, ricordiamo il kolossal storico Harbin (2024), un'opera potente, in cui Lee Dong-wook ha recitato al fianco di un titano del cinema come Hyun Bin, dimostrando una maturità artistica all’altezza delle produzioni più imponenti del grande schermo.

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Yoo In-na, la bizzarra coprotagonista

Dopo aver conquistato gli spettatori nel ruolo di Sunny, Yoo In-na ha recitato nel drama Touch Your Heart (2019), una divertente commedia romantica d'ufficio, in cui ha interpretato una diva della TV caduta in disgrazia che, per ottenere un ruolo, è costretta a lavorare sotto mentite spoglie come segretaria per uno scontroso avvocato di grido, impersonato proprio da Lee Dong-wook. La serie ha regalato il "lieto fine" alla coppia, tanto atteso dai fan. In Snowdrop (2021), l’attrice ha sorpreso il pubblico distaccandosi dai ruoli dolci e solari per interpretare una spia nordcoreana glaciale e calcolatrice, mentre in Bo-ra! Deborah (2023) ha interpretato una coach sentimentale che deve ricostruire la propria vita amorosa dopo un brutto tradimento.

Sul grande schermo ha prediletto quasi sempre commedie romantiche corali, film indipendenti o pellicole focalizzate sui legami femminili, come My Black Mini Dress (2011), Love Fiction (2012) e New Year Blues (2021), una commedia romantica corale natalizia, in cui interpreta una donna che sta affrontando un divorzio complicato.

Ma soprattutto Yoo In-na è diventata uno dei volti più amati dei programmi di intrattenimento coreani, grazie alla sua empatia e alla sua voce inconfondibile che l'hanno resa una delle conduttrici più seguite del Paese. Inoltre, per anni è stata la conduttrice di un famoso programma radiofonico, Let's Crank Up the Volume, che l'ha resa una vera e propria icona nazionale della radio. Questa attività professionale le si confà talmente, che tra la fine del 2024 e il 2025 Yoo In-na è tornata ufficialmente a fare la DJ radiofonica lanciando un popolarissimo show indipendente su YouTube, intitolato Yoo In Radio. Nel programma ha ospitato grandi star, registrando centinaia di migliaia di iscritti in pochissimo tempo.

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E infine lui, il Goblin Gong Yoo

Quando ha accettato il ruolo Gong Yoo era già un attore conosciuto e molto amato, avendo preso parte alla serie iconica Coffee Prince ed essendo stato il protagonista di un film di grandissimo successo internazionale come Train to Busan. Dopo la proiezione di Goblin ha lavorato in film di successo e in serie TV di rilievo globale, confermandosi come uno degli attori più selettivi, autorevoli e carismatici dell'industria sudcoreana.

Per il grande schermo ha spesso ricercato progetti dal forte impatto sociale e intellettuale. Così nel 2011 era stato il promotore e protagonista di Silenced, un film crudo, basato su fatti reali, che ha denunciato gli abusi perpetrati in una scuola per non udenti. Il film ebbe una risonanza enorme, spingendo il Parlamento coreano a varare una storica riforma legislativa. Riguardo a questo film, che Gong Yoo considera essere stato uno dei più impegnativi sul piano emotivo, l’attore ha confessato, in una intervista rilasciata in occasione dell’ultimo Florence Korea Film Fest, di aver nutrito forti preoccupazioni circa l’impatto che il film avrebbe potuto avere sulle vittime reali degli abusi riportati nel film, lasciando trasparire una sensibilità e una dolcezza che si avvertono nella resa di molti dei personaggi che ha interpretato e che si colgono immediatamente nello special per il decimo anniversario di Goblin.

Nel 2019, ha recitato nel pluripremiato e discusso film drammatico Kim Ji-young: Born 1982, una pellicola che ha nuovamente scosso l'opinione pubblica, affrontando il tema del sessismo sistemico e della salute mentale materna. Successivamente, nel 2021, ha recitato nel thriller fantascientifico Seobok - La formula dell'immortalità, al fianco di Park Bo-gum, esplorando i dilemmi etici della clonazione, mentre nel 2024 lo troviamo nel suggestivo film corale Wonderland.

Ha anche preso parte a progetti diversi, come l’adrenalinico The Suspect (2013), film di azione e spionaggio, o The Age of Shadows (2016), film di spionaggio con ambientazione storica, sempre regalando agli spettatori, nonostante il genere più commerciale, seppure di straordinaria qualità, emozioni profonde.

Sul piccolo schermo, la sua fama è diventata planetaria. In Squid Game (2021) era prevista una sua breve apparizione, ma la sequenza in cui interpreta l'enigmatico e glaciale reclutatore della metropolitana è diventata memorabile, al punto che il regista lo ha inserito di nuovo nella seconda stagione (2024), con un ruolo più articolato. Sempre per Netflix, nel 2021 è stato il tormentato capitano di una rischiosa spedizione lunare nel misterioso sci-fi The Silent Sea. Infine, è stato il protagonista di The Trunk (2024), un intenso ed enigmatico mystery drama, incentrato sui segreti di un'oscura agenzia di matrimoni a tempo, mentre attualmente è in fase di post-produzione il drama Tantara, in uscita per fine 2026, in cui si allontana dalle atmosfere fittizie e fantascientifiche degli ultimi anni (The Silent Sea, Squid Game), per regalare un'interpretazione nuovamente ancorata al dramma umano, esprimendo un romanticismo maturo e protettivo.

Un attore di respiro internazionale, tanto che la sua masterclass prevista nell’ambito del Florence Korea Film Fest del 2026 è andata sold out in pochissimi minuti. L’evento fiorentino, attraverso le interviste generosamente rilasciate dall’attore, ha svelato una personalità davvero complessa, che unisce tratti di dolcezza e sensibilità al carisma di una grande professionalità e forte determinazione. Un attore che ha saputo conquistare e difendere una totale libertà, che accetta pochi ruoli all'anno rifiutandone tantissimi, perché per firmare un contratto vuole poter credere profondamente nel valore sociale o umano della storia, come nei film-denuncia Silenced o Kim Ji-young, Born 1982. Una persona che, nonostante goda di un notevole successo, ha conservato un profilo di umiltà, che unitamente ad un marcato senso dell’humor lo rende davvero un personaggio affascinante. Daniela Ghilardi 

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20 Luglio 2026

PIANO MATTEI di Emanuela Scarponi 30 giugno 2026 parlamento europeo a roma RIDE

PIANO MATTEI

La storia della cooperazione allo sviluppo del nostro Paese in Africa ha vissuto vari cicli e ricicli storici.

Dall’epoca del colonialismo di tempo ne è passato e l’Italia è stata tra i Paesi europei meno interessati a questo fenomeno calamitoso. Eppure i Paesi africani guardano con diffidenza a questa iniziativa italiana in corso di attuazione.

La verità è che la situazione geopolitica internazionale è mutata grandemente in questi decenni. Gli equilibri che fin qui hanno funzionato dalla Seconda Guerra mondiale in poi hanno cominciato a scricchiolare, raggiungendo un livello di non ritorno dalla pandemia in poi, in particolare. con un susseguirsi di conseguenze disastrose economiche e umane a livello planetario, con il rischio dell’annientamento dell’umanità stessa, in Africa in modo esponenzialmente drammatico.

Le guerre successive, conseguenti alle gravi crisi economiche in atto, in primis Russia-Ucraina, hanno addirittura impedito l’arrivo del grano in Africa, riducendone alla fame i popoli.

Mentre noi continuavamo a parlare, la Cina si è di fatto impossessata di gran parte delle aree africane, comprando a basso costo ed investendo grandemente in molti Paesi.

Oggi la Cina è grandemente presente in Africa, ma non è penetrata completamente nel sistema sociale Africa, in quanto il mercato africano non è ancora pronto a recepire prodotti cinesi, come lo siamo stati noi in Occidente in questi ultimi venti anni.

Gli Africani continuano a produrre i loro prodotti artigianali au, così come ho potuto constatare lo scorso anno nello Zambia e nello Zimbabwe.

Ma certo la corsa all’Africa è aperta e la Cina è pronta ad invadere totalmente il mercato africano con prodotti tecnologici ad un costo più raggiungibile dei nostri.

 

Quindi in ambito politico internazionale, in collaborazione con l’Europa, cui ci lega la storia e la cultura, l’Italia deve mostrare il coraggio di sviluppare finalmente una politica estera, che non ha mai partecipato concretamente ai processi di sviluppo ed integrazione europeo, come se Bruxelles fosse su un altro pianeta, lontana dalla politica nazionale italiana, una scatola burocratica vuota, da riempire invece, difendendo i nostri interessi nazionali come ad esempio l’industria delle automobili.

Noi siamo l’Europa e tutti assieme dobbiamo cooperare per raggiungere gli obiettivi di pace e convivenza civile che ci hanno da sempre contraddistinto, dalla Seconda guerra mondiale in poi, vivendo in armonia tra di noi nel concetto dello stato di diritto a differenza di quanto sta avvenendo nelle grandi potenze, pure occidentali oltre che orientali.

Dobbiamo guardare all’Africa ed agli Africani come partners indispensabili, in particolare ai Paesi che producono materie prime, così da non essere più succubi di Russia o Stati uniti che sia, per il loro approvvigionamento, ed a cui manca ad esempio l’acqua, i prodotti agricoli, il know-how tecnologico, che noi invece possediamo.

Non da ultimo all’epoca del G7 a l’Aquila, Gheddafi era intenzionato a comprare le nostre acque del centro Italia per esportarle in Libia. Quindi anche l’Italia dispone di risorse fondamentali alla vita come l’acqua, specie coi cambiamenti climatici in atto. Altro elemento da prendere in considerazione visto il meteo degli ultimi giorni.

In questo modo la politica italiana dovrebbe fare un passo avanti staccandosi dal vecchio modo di pensare tradizionale che consiste nell’avere come punti di riferimento Stati Uniti da uno schieramento e Russia dall’altro, come accaduto negli ultimi 100 anni.

Pur mantenendo buoni rapporti con tutti, bisogna guardare oltre ed intraprendere il cammino pur timido, appena avviato.

Si tenga conto d’altronde che oggi le potenze mondiali sono già cambiate, venendo alla ribalta economica ed industriale Cina, India e Paesi arabi che si sentono sempre più stretti – come le guerre Stati Uniti Iran ed Israele dimostrano - rispetto alle loro potenzialità economiche e tecnologiche e che le tradizionali grandi potenze mondiali cercano di controllare con le armi.

D’altronde non è più pensabile - come avvenuto nei secoli scorsi – vivere sfruttando i Paesi cosiddetti del Terzo e Quarto mondo.

Pur mantenendo dunque il proprio profilo ed identità europee, l’Italia al centro del Mediterraneo deve continuare ad incrementare il suo rapporto politico ed economico con i Paesi africani, con la cooperazione e lo sviluppo sostenibili. Ciò aiuterà inevitabilmente la diminuzione della immigrazione clandestina in Italia tramite l’utilizzo di imbarcazioni di fortuna, spesso foriere di tragici eventi in mare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The history of our country's development cooperation in Africa has undergone various historical cycles and recycles. Long time has passed since the colonial era, and Italy has been among the European countries least affected by this disastrous phenomenon. Yet, African countries view this ongoing Italian initiative with suspicion. The truth is that the international geopolitical situation has changed dramatically in recent decades. The balances that have worked since the Second World War have begun to crumble, reaching a point of no return since the pandemic period, in particular.

This has led to a succession of disastrous economic and human consequences globally, threatening the annihilation of humanity itself, especially in Africa. Subsequent wars, resulting from the severe economic crises underway, primarily in Russia and Ukraine, have even prevented the arrival of wheat in Africa, reducing its people to starvation.

While we continued to speak, China has effectively taken over much of Africa, buying at low cost and investing heavily in many countries. Today, China has a large presence in Africa, but it has not fully penetrated the African social system, as the African market is not yet ready to accept Chinese products, as we in the West have been over the past twenty years.

Africans continue to produce their artisanal products, as I witnessed last year in Zambia and Zimbabwe.

But the race for Africa is certainly on, and China is ready to completely invade the African market with technological products at a more affordable price than ours. Therefore, in the international political arena, in collaboration with Europe, to which we are bound by history and culture, Italy must demonstrate the courage to finally develop a foreign policy. It has never participated concretely in the processes of European development and integration, as if Brussels were on another planet, far removed from Italian national politics, an empty bureaucratic box that needs to be filled instead by defending our national interests, such as the automobile industry. We are Europe, and we must all cooperate together to achieve the goals of peace and civil coexistence that have always distinguished us, since the Second World War, living in harmony among ourselves under the concept of the rule of law, unlike what is happening in the great powers, both Western and Eastern.

We must look at Africa and Africans as indispensable partners, especially those countries that produce raw materials, so as to no longer be subservient to Russia or the United States for their supplies, and which lack, for example, water, agricultural products, and technological know-how, which we possess.

Last but not least, at the time of the G7 in L'Aquila, Gaddafi was planning to buy our waters in central Italy to export to Libya. Therefore, Italy also has resources as essential to life as water, especially with ongoing climate change. This is another factor to consider given the weather of recent days.

In this way, Italian politics should take a step forward, breaking away from the old, traditional way of thinking that consists of having the United States on one side and Russia on the other as points of reference, as has happened for the last 100 years. While maintaining good relations with everyone, we must look beyond and embark on the path, albeit timid, that has just begun. It should also be noted that today, the world powers have already changed, with China, India, and Arab countries coming to the forefront economically and industrially, feeling increasingly close to each other—such as the wars between the United States, Iran, and Isrele - compared to their economic and technological potential, which the traditional major world powers seek to control with weapons. Moreover, it is no longer conceivable—as has happened in past centuries—to live by exploiting the so-called Third and Fourth World countries. While maintaining its European profile and identity, Italy, at the heart of the Mediterranean, must continue to strengthen its political and economic relations with African countries through cooperation and sustainable development. This will inevitably help reduce illegal immigration to Italy through the use of makeshift vessels, often harbingers of tragic events at sea.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il “Piano Mattei per l’Africa” è un piano di interesse nazionale ispirato a una visione globale. Il Continente africano, in questa visione, costituisce un partner cruciale. Lì si giocano e si giocheranno partite fondamentali per l’Italia e per gli equilibri complessivi del pianeta.

O Dagli squilibri demografici alla crisi alimentare, dall’energia alle terre rare, dalla lotta al terrorismo alla sfida per la stabilità e la sicurezza. Con la consapevolezza che l’Africa è un Continente ricco di straordinarie opportunità con cui una cooperazione paritetica e non predatoria costituisce la sola chiave per valorizzarne pienamente le risorse umane e materiali.

 

Due guerre in corso, una nel cuore dell’Europa, un’altra al centro del Mediterraneo. Conflitti civili a volte troppo dimenticati dal Sudan al Sahel.

Questo scenario impone di maturare un nuovo approccio, differente dagli schemi tradizionali. Con la consapevolezza dell’interdipendenza dei destini del Sud e del Nord del mondo, appare necessario un nuovo modello di cooperazione nelle relazioni internazionali.

L’Italia è collocata geograficamente al centro del Mediterraneo e può rappresentare il punto di congiunzione tra l’Occidente e il Sud del Mondo. Questo è il senso più profondo, strategico, di una scelta: il Piano Mattei.

Un Piano che, per sua natura, è in costante evoluzione. Così come il suo documento strategico deve necessariamente essere considerato un “documento vivente”, soggetto a un continuo aggiornamento anche sulla base dei costanti input provenienti dalle Nazioni africane in linea con i propri piani di sviluppo nazionali.

Tale strategia verrà attuata attraverso il progressivo coinvolgimento di ulteriori Nazioni interessate dalle iniziative del Piano e mediante il rafforzamento delle attività già in corso, così come tramite la previsione di nuove priorità e progettualità su specifiche richieste da parte dei partner. Sono state avviate anche interlocuzioni con le Autorità del Ghana e dell’Angola, due Nazioni non comprese tra quelle dove realizzare i progetti pilota.

È sulla base di tali principi e confrontandosi con uno scenario in costante evoluzione che si è proceduto all’attuazione del “Piano Mattei per l’Africa”. Un’attuazione a cui è stato impresso un deciso cambio di passo dallo svolgimento del Vertice Italia – Africa del 28-29 gennaio 2024 e dall’avvio delle prime attività della Cabina di Regia.

Tale realizzazione si è sviluppata lungo quattro direttrici principali: 1) composizione e organizzazione concreta degli organismi previsti dagli articoli 2 e 4 del decreto-legge 15 novembre 2023, n. 161, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 gennaio 2024, n. 2 (Cabina di Regia e Struttura di Missione) incaricati rispettivamente dell’indirizzo politico e dell’attuazione del Piano; 2) l’avvio dei contatti con le Autorità delle Nazioni destinatarie dei progetti pilota, l’elaborazione delle prime iniziative e le prime fasi della loro realizzazione; 3) il rafforzamento delle interlocuzioni con i principali partner e organizzazioni internazionali per esplorare forme di cooperazione sulle singole iniziative e la partecipazione del Piano a grandi progetti infrastrutturali che interessano l’intero Continente;


la Struttura di Missione ha avuto costanti interlocuzioni con Autorità politiche africane, organi tecnici, enti, aziende, associazioni italiane e organizzazioni della società civile, nonché con il Coordinamento Italiano delle Diaspore per la Cooperazione Internazionale.

Nel riscontrare grande apertura e interesse da parte degli interlocutori, i colloqui effettuati hanno permesso di identificare congiuntamente le priorità e di accrescere l’efficacia dei progetti pilota nelle prime nove Nazioni individuate dal Piano Mattei, selezionate in modo da assicurare una copertura più ampia possibile del Continente.

A monte dell’identificazione delle singole progettualità, è stata svolta una duplice valutazione, da parte della Struttura di Missione e in condivisione con la Nazione destinataria delle iniziative.

Tali valutazioni hanno interessato l’impatto delle singole iniziative concrete sotto il profilo sociale e ambientale e la loro efficacia nel perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile, transizione verde e adattamento ai cambiamenti climatici.

Accanto alla creazione della Struttura di Missione, si è provveduto a istituire e a convocare la Cabina di Regia ai sensi dell’art. 2 del decreto-legge 15 novembre 2023, n. 161, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 gennaio 2024, n. 2.

Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 6 marzo 2024 è stata individuata la composizione della Cabina di Regia che, oltre ai Ministeri,prevede la partecipazione, tra gli altri, disocietà partecipate, associazioni di categoria, il mondo dell’Università e le organizzazioni della società civile, con un formato a geometria variabile a seconda dei temi trattati, che garantisce la necessaria flessibilità dell’organo.

La composizione della Cabina di Regia, così concepita, ha assicurato l’inclusione dei principali rappresentanti del Sistema Italia, mettendo in luce la necessità di uno sforzo complessivo degli attori coinvolti per il pieno successo del Piano.

 

Grazie alla sua struttura a “geometria variabile” è stato possibile accogliere la richiesta formulata nel parere delle Commissioni parlamentari sullo schema di decreto di adozione del Piano, di prevedere la partecipazione del Presidente della Commissione permanente Affari esteri e difesa del Senato della Repubblica e del Presidente della Commissione permanente Affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati alle riunioni della Cabina di Regia.

 

In questo contesto è stato costituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Tavolo di Coordinamento sulla Sicurezza Energetica. Sono in corso di costituzione il Tavolo di Coordinamento sull’Agricoltura e il Tavolo di Coordinamento sulla Formazione Professionale.

L’obiettivo del Tavolo Tecnico di Coordinamento per la Sicurezza Energetica è quello di assicurare la condivisione delle diverse iniziative legate alla produzione, trasmissione e distribuzione dei flussi energetici fra l’Europa e il Continente africano. Il Tavolo ha tenuto cinque riunioni tra gennaio e luglio 2024 e in esso sono stati coinvolti i principali attori del sistema energetico italiano. Uno dei progetti in discussione è lo studio “A Roadmap to Connect Africa to Europe for Clean Energy Production” a cura della Banca Mondiale, finanziato dalla Commissione UE nell’ambito di una richiesta di Supporto Tecnico (Technical Support Instrument – TSI) dell’Italia

La decisione di concentrarsi su alcune Nazioni prioritarie ha inoltre aperto all’istituzione di una nuova Sede dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) ad Abidjan, in Costa d’Avorio, la cui piena operatività è prevista dal prossimo 1° dicembre, in aggiunta all’apertura e all’operatività della nuova sede di Kampala, e al rafforzamento del personale nelle strutture AICS esistenti sul Continente africano.

Sempre nell’ottica di un pieno coinvolgimento del Sistema Italia, ma anche di un rafforzamento della Rete italiana all’estero, nel corso del 2024 sono stati inaugurati i nuovi Uffici del Cairo di Cassa Depositi e Prestiti, SIMEST, SACE e ITA-Istituto per il Commercio  Estero. Si prevede inoltre l’apertura di nuovi Uffici di CDP e di SACE a Rabat.

 







Progetti


sviluppo dell’agricoltura desertica in Algeria

rafforzamento della fornitura dell’acqua potabile nell’area della capitale della Repubblica del Congo,

dall’istruzione e formazione professionale nel settore delle energie rinnovabili in Marocco,

al sostegno delle infrastrutture scolastiche e sanitarie della Costa d’Avorio.

In questo quadro, già nel 2024 è stata avviata una riflessione sull’estensione del Piano Mattei ad altri partner africani nel 2025, secondo una logica incrementale.


Il raggiungimento di tali obiettivi è stato reso possibile dalla collaborazione della  Struttura di Missione unitamente al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione  Internazionale, al Ministero dell’Economia e delle Finanze, dell’Agenzia italiana della  Cooperazione allo Sviluppo, e a Cassa Depositi e Prestiti con la Banca Africana di Sviluppo attraverso l’istituzione di due strumenti per il finanziamento di progetti su larga scala con interlocutori sovrani: un Fondo multi-donatori, aperto al contributo di Stati terzi, e la “riattivazione” di un fondo bilaterale italiano presso la Banca Africana di Sviluppo.



Fondo Italiano per il Clima. Poiché il 70% delle risorse di quest’ultimo è dedicato all'Africa, esso rappresenta una componente essenziale del Piano Mattei per la realizzazione di  iniziative nei settori delle energie rinnovabili e dell'adattamento agricolo al cambiamento climatico, per il ripristino della biodiversità e per l'uso sostenibile delle risorse naturali.



l’attività del Piano Mattei per l’Africa è stata realizzata con uno sguardo al medio periodo, con particolare riguardo al rafforzamento delle istituzioni, all’innovazione tecnologica nell’ambito dell’intelligenza artificiale, alla digitalizzazione e allo spazio.



African Capacity Building Foundation”, agenzia specializzata dell’Unione Africana in tale settore, dando anche impulso alla digitalizzazione con un programma multi-nazionale che interessa anche la Costa d’Avorio e il Mozambico.



Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale all'interno delle Nazioni africane e ad accelerare l'innovazione responsabile del settore privato e i partenariati internazionali in tale ambito.



La collaborazione tecnologica interesserà anche lo spazio. Un percorso già avviato e  che si è concretizzato in questi primi mesi con l’organizzazione della “Conferenza sullo spazio  Italia-Africa”, focalizzata su formazione, applicazione dei  servizi spaziali per la sostenibilità e partenariati internazionali.

Nel campo dello sviluppo delle energie rinnovabili, è stata avviato lo studio di un progetto per la produzione di idrogeno verde in Tunisia in collaborazione con ENEL, ENI e ACEA. Un progetto che ha anche la formazione come elemento centrale. Ad agosto 2024 è stato creato un tavolo tecnico con le imprese italiane coinvolte e con le Istituzioni italiane e tunisine.











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02 Luglio 2026

LA PRESIDENZA DI PATK PARK CHAN-WOOK AL FESTIVAL DI CANNES E IL CINEMA SUDCOREANO NEL PANORAMA MONDIALE di DANIELA GHILARDI

Cannes

La presidenza di Park Chan-wook al Festival di Cannes sancisce la centralità del cinema sudcoreano nel panorama mondiale

La nomina di Park Chan-wook a Presidente della giuria di Cannes ha evidenziato come la cinematografia sudcoreana sia ormai indiscutibilmente riconosciuta nella sua grandezza a livello globale dopo anni di sapiente lavoro sotto i riflettori dei grandi Festival internazionali.

Ma la partecipazione della Corea del Sud al Festival non si esaurisce nel prestigioso incarico del noto Regista, si esprime mediante una delegazione artistica che attraversa tutte le principali sezioni della kermesse.

In prima linea, a contendersi la Palma d'Oro nel concorso principale, c'è l'attesissimo Hope di Na Hong-jin, un thriller fantascientifico con accenti di azione e horror che unisce star coreane e hollywoodiane (Hwang Jung-min, Zo In-sung, Jung Ho-yeon, Taylor Russell, Cameron Britton, Alicia Vikander e Michael Fassbender). Il film, proiettato a Cannes domenica 17 in anteprima mondiale, narra del capo della polizia di un villaggio e del suo agente alle prime armi che devono difendere la comunità locale da una misteriosa creatura, dopo che incendi boschivi hanno interrotto tutte le comunicazioni. Le riprese principali del film hanno avuto luogo in Corea già nel 2023, mentre una parte è stata girata in Romania, nell’area intorno ai monti Retezat. È questo il quarto film del regista Na Hong-jin presentato a Cannes, dopo The Chaser (2008) nella sezione Midnight Screenings, The Yellow Sea (2011) presentato in Un Certain Regard e The Wailing (2016) nella sezione Fuori concorso.

Il cinema coreano di genere e d'intrattenimento trova invece la sua consacrazione nelle iconiche Midnight Screenings con la prima mondiale di Colony di Yeon Sang-ho, un adrenalinico survival zombie movie che ha visto sfilare sul red carpet star del livello di Gianna Jun (Jun Ji-hyun) e Ji Chang-wook. Un film, Colony, la cui proiezione ufficiale, avvenuta venerdì 15 maggio, è stata accolta con una vera e propria standing ovation: al termine della pellicola, il pubblico ha tributato al regista e al cast ben sette minuti di applausi ininterrotti.

Girato in Corea tra marzo e giugno 2025, il film racconta del professore di biotecnologie Se-jeong che partecipa a una conferenza del settore, che precipita nel caos quando viene rilasciato un virus in rapida mutazione. Il virus provoca una trasformazione continua ed imprevedibile degli individui infetti, spingendo le autorità a sigillare la struttura. Ne deriva una drammatica lotta per la sopravvivenza tra i sopravvissuti sani e i mutanti.

 

Ma la vitalità di questa cinematografia si misura soprattutto sulla lunga distanza e sulla capacità di rinnovarsi: la presenza di Dora, diretto dalla pluripremiata regista July Jung nella Quinzaine des Cinéastes (storica sezione parallela e indipendente della rassegna francese), e la doppietta di cortometraggi selezionati a La Cinef (la vetrina ufficiale di Cannes dedicata ai migliori talenti universitari del mondo), ossia Bird Rhapsody di Choi Won-jung (Hongik University) e Silent Voices di Nadine Misong-jin (Columbia University), dimostrano che il vivaio coreano continua a produrre idee e linguaggi capaci di imporsi nei circuiti internazionali più esclusivi.

Dora è un film drammatico, un adattamento contemporaneo scritto dalla Regista del caso clinico di Dora, descritto da Sigmund Freud, una paziente sotto pseudonimo che egli trattò per isteria nel 1900. Il film è interpretato da Kim Do-yeon, Sakura Ando, Song Sae-byeok e Choi Won-young. La storia segue una famiglia che vive a Seul e che trascorre una vacanza estiva al mare, dove la figlia Dora, affetta da una malattia, si innamora per la prima volta.

Bird Rhapsody , cortometraggio di 6 minuti definito una rapsodia per coloro che cadono inseguendo il desiderio. Una folla si arrampica verso un “uccello”, simbolo di successo e riconoscimento. Dopo molte cadute, una persona si rende conto che non può essere posseduto e sceglie di non afferrarlo, ma di volare.

Silent Voices, cortometraggio di 17 minuti, ambientato a New York, dove una famiglia di immigrati coreani composta da quattro persone conduce vite separate, e ciascun membro affronta momenti di sconfitta nella propria quotidianità. Muovendosi tra sopravvivenza e disconnessione, ognuno nasconde le proprie ferite agli altri.

La Corea del Sud ha altresì partecipato alla sezione Compétition Immersive, con Voooooo—Peeeeee, di Park Ji-yun e Woo Hyeun-joo, un’esperienza di realtà estesa (XR) multisensoriale, in cui una donna scopre che il suo corpo è diventato cavo dopo essere stato ricostruito come dati. Attraverso il cinema in VR e un’interfaccia indossabile pneumatica, il pubblico può sperimentare fisicamente l’espansione del vuoto virtuale.

Ciò che emerge da Cannes relativamente al cinema coreano è dunque, più che un exploit, un modello ormai consolidato: una cinematografia capace di mantenere nel tempo un equilibrio tra industria, ricerca formale e riconoscibilità culturale. Un sistema produttivo che, forte di una solida struttura industriale e di una continua spinta all’innovazione nel linguaggio del cinema - attraverso regia, montaggio, fotografia e soluzioni narrative sempre originali - continua a rinnovarsi senza perdere la propria identità, imponendosi come una delle realtà più riconoscibili e influenti del cinema contemporaneo. Una centralità che oggi premia l’intuizione e la fiducia dei festival europei dedicati, come il Florence Korea Film Fest, che già ventiquattro anni fa ha dimostrato una notevole lungimiranza nel riconoscere e valorizzare con largo anticipo il potenziale di crescita del cinema sudcoreano in ambito internazionale.

 

 

 

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19 Maggio 2026

Prima di Cannes: il ruolo del Florence Korea Film Fest nella diffusione del cinema coreano di Daniela Ghilardi

 

 

Prima di Cannes: il ruolo del Florence Korea Film Fest nella diffusione del cinema coreano 



Il Festival in corso a Cannes, dove il cinema sudcoreano ha confermato la propria centralità attraverso la nomina di Park Chan-wook, il regista di Oldboy e No Other Choice, a Presidente della giuria e una presenza articolata tra concorso principale, sezioni parallele e nuove forme di sperimentazione audiovisiva, accende definitivamente i riflettori su questa cinematografia. 

Tuttavia, la trasformazione in atto presso il pubblico, da cinema di nicchia seguito da gruppi ristretti di appassionati a spettacolo seguito dal grande pubblico, passa attraverso le piattaforme streaming, che offrono una varietà crescente di film e serie coreane, e le iniziative dedicate. 

Il Florence Korea Film Fest, ideato dal lungimirante Riccardo Gelli più di vent’anni or sono, è il principale festival europeo interamente dedicato al cinema coreano. Basta scorrere i nomi dei registi in cartellone alla 79ª edizione del Festival di Cannes, per comprendere come questo Festival sia uno dei principali osservatori del dinamismo della cinematografia coreana, capace di intercettare autori, temi e tendenze che trovano poi pieno apprezzamento nei grandi circuiti internazionali.

Appare dunque opportuno fornire una panoramica di questa vetrina dedicata. 

Il Florence Korea Film Fest, organizzato dalla Associazione culturale Taegukgi e diretto da Riccardo Gelli con la co-direttrice Eun-young Chang, nasce nel 2001, con l’obiettivo di creare in Europa uno spazio stabile di conoscenza e diffusione del cinema sudcoreano. È un festival specialistico e curatoriale, orientato sia alla scoperta dell’autorialità coreana contemporanea sia alla valorizzazione dei generi, con particolare attenzione al dialogo tra ricerca estetica e identità culturale, oltre che alla circolazione del cinema coreano presso il pubblico italiano. 

Giunto alla sua 24ª edizione, è supportato da numerose istituzioni italiane e coreane, tra cui la Regione Toscana e il Comune di Firenze, insieme all’Ambasciata della Repubblica di Corea in Italia, all’Istituto Culturale Coreano in Italia, al Korean Film Council (KOFIC) e al Korean Film Archive (KOFA).

L’edizione 2026 del Festival si è svolta presso il cinema La Compagnia dal 19 al 28 marzo, confermando il dinamismo che lo contraddistingue. Con numerosi ospiti del cinema coreano e del mondo webtoon e oltre 70 titoli in cartellone, ha offerto agli spettatori non solo visioni, ma anche masterclass, incontri e musica.

Come ogni anno, la programmazione è stata organizzata in sezioni: Orizzonti Coreani, di cui fanno parte i film per il grande pubblico, K-Cinema Today, che annovera i film indipendenti e Corto, Corti! che ha raccolto ben 48 cortometraggi di giovani registi coreani, su temi che hanno spaziato dall’identità e le relazioni umane, alla tecnologia e all’ambiente.

Un’apposita giuria - presieduta da Federico Micali e composta da David Pacifici, Alessio Giorgetti, Isabella Ahmadzadeh, Kim Kyung-ok e Yoon C. Joyce - ha assegnato il premio Festival Critics Award per il miglior film a The Mutation della regista Shin Su-won e ha attribuito una Menzione Speciale al film Halo, opera prima di Roh Young-wan, un film incentrato sulla condizione giovanile e sulla realtà lavorativa dei corrieri. Il premio del pubblico per il miglior film è andato a The Journey to Gyeong-ju della giovane regista Kim Mi-jo, mentre per la sezione Corto, Corti! è risultato vincitore Lesson di Kim Jin-woo.

Il Florence Korea Film Fest consente di vedere in sala film coreani altrimenti non reperibili in Italia, dove annualmente vengono programmati al massimo uno o due film sudcoreani, quando hanno ricevuto premi prestigiosi. Alcuni film sono prime assolute, venendo proiettate a Firenze prima ancora che in Corea del Sud.

Ma ciò che rende il Festival imperdibile sono le Masterclass (generalmente quattro), e gli incontri con le personalità del mondo cinematografico coreano, occasioni preziose in cui il pubblico può approfondire la conoscenza degli ospiti e interloquire con loro attraverso una sessione di domande e risposte.



In questa edizione si sono svolte le Masterclass dell’attore Gong Yoo, del regista Yeon Sang-ho, del musicista, compositore cinematografico e filosofo Cho Sung-woo, nonché degli illustratori di webtoon Nam Joong-hoon e Anna Bonita (pseudonimo di Hwang Ga-eun), alcune delle quali hanno ospitato anche un workshop.

Vi sono stati poi incontri e sessioni di domanda e risposta con numerosi registi che hanno introdotto il proprio film e in particolare: Yang Jong-hyun, regista di People and Meat, il film di apertura, Kim Jong-hwan, Ha Myung-mi, Lee Hwan, Shin Su-won, regista del film premiato come vincitore, The Mutation e Kim Mi-jo regista del film premiato dal pubblico, The Journey to Gyeong-ju. E ancora, Kim Dae-hwan regista di Homeward Bound, il film di chiusura, e Lee Chang-yeoul, regista di Florence Knockin’ on You un film molto originale, denso di metafore e simbolismi quasi interamente girato a Firenze.

Gli ospiti d’onore di questa edizione del Festival sono stati l’attore Gong Yoo e il regista Yeon Sang-ho, entrambi protagonisti di retrospettive dedicate. Gli incontri con queste personalità hanno offerto l’occasione di approfondirne non solo il lavoro, ma anche il percorso umano e professionale, restituendo una chiave di lettura più consapevole delle loro opere. In particolare, l’incontro con Yeon Sang-ho ha permesso di inquadrare al meglio Colony, proiettato in questi giorni a Cannes. Significativo anche il confronto con Na Hong-jin, regista di Hope, attualmente in concorso a la Croisette, incontrato nella precedente edizione del Festival.

Questi momenti di confronto, insieme alla qualità della selezione proposta, e la loro testimoniano il ruolo pionieristico del Florence Korea Film Fest nella scoperta e valorizzazione del cinema coreano e delle sue eccellenze, spesso anticipando l’attenzione dei grandi festival internazionali come Cannes o Venezia, che successivamente ne consacrano registi e attori nei propri programmi. 



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