Giovedi, 4 Giugno 2026

     

 

 

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INCONTRO CON MAKAZIWE MANDELA IN SENATO NELSON MANDELA NATIONAL DAY

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INCONTRO CON MAKAZIWE MANDELA IN SENATO
NELSON MANDELA NATIONAL DAY

PRESIDENTE. Buongiorno a tutti e grazie per la vostra presenza qui oggi in una circostanza davvero speciale. È infatti un vero privilegio per me - e penso di interpretare il sentimento di tutti - poter ascoltare oggi la dottoressa Makaziwe Mandela. La ringrazio molto per la sua presenza qui con noi oggi.
Ringrazio e saluto anche la figlia della dottoressa Mandela, che è qui con noi, Tukwini Mandela. Saluto anche l'ambasciatrice Jesil, che ci ha aiutato a prenotare questo appuntamento importante e ringrazio la senatrice Montevecchi, che non è in presenza ma è collegata online e ha collaborato attivamente alla realizzazione di questo incontro.
Questo incontro cade in una giornata speciale, perché oggi è 18 luglio e il 18 luglio è il giorno del compleanno di Nelson Mandela. Il 18 luglio è inoltre il Nelson Mandela International Day e infatti con una decisione delle Nazioni Unite del novembre 2009, la giornata del 18 luglio è solennemente dedicata a Mandela ed è l'occasione per ciascuno di dare un segno importante, umanitario e civile di questo impegno che noi ricordiamo. Quello stesso impegno che ha caratterizzato la vita intera di Nelson Mandela e di cui oggi la dottoressa Makaziwe Mandela potrà dare assolutamente un'autorevole testimonianza.
Le lascerò la parola fra un momento, ma prima un ultimo ricordo. Nelson Mandela è venuto in visita al Senato della Repubblica italiana il 15 luglio 1990, quindi trentadue anni, a pochi mesi dalla sua liberazione. Ebbe un incontro con il Presidente del Senato di allora, Giovanni Spadolini, figura eminente della recente storia politica e sociale del nostro Paese.
Tutti lo ricordiamo per il suo spessore scientifico, è stato infatti un importante storico, e per la statura istituzionale. Le cronache che registrano questo tipo di eventi raccontano che nel giugno '90 si è tenuto, fra Nelson Mandela e Giovanni Spadolini, un incontro di grande intensità umana e civile. Sono convinto che oggi, grazie alla dottoressa Makaziwe Mandela e ai suoi accompagnatori, innanzitutto la figlia Tukwini, stiamo vivendo e vivremo momenti straordinari con la stessa intensità, passione umana e civile.
Ho terminato e quindi lascio la parola con piacere alla dottoressa Mandela. Prego.

MAKAZIWE MANDELA. 

Presidente, è un grande onore per me e per mia figlia essere qui.

 

Siamo in Italia da tre settimane e abbiamo finora avuto un'esperienza splendida e siamo molto incoraggiate da questa esperienza che abbiamo avuto in italia ma voglio condividere con voi in questa giornata che l'Onu dedica a Nelson Mandela. Vorrei condividere alcuni punti: le persone fanno la propria storia ma non sempre in circostanze che scelgono loro perché l'arena nella quale ci incontriamo è forgiata dal passato e quindi per capire la situazione attuale il nostro momento attuale nel quale viviamo, cioè il qui e ora che è la guerra, la pandemia è essenziale avere idea di qual è la nostra storia per riflettere sulle costrizioni sulle possibilità che questa storia ha creato.

La pandemia di covid 19 ha avuto un impatto su tutti i cittadini del mondo e voglio sottolineare che noi stiamo vivendo, stiamo attraversando un periodo molto difficile e quello economia mondiale sembra essere in caduta libera.

C'è un aumento di razzismo in tutto il mondo e non soltanto in Sudafrica non soltanto negli Stati Uniti e il Regno Unito in Europa. Ovunque il razzismo è in aumento, la povertà, la fame sono in aumento.

Quello che vediamo è che senza un'azione collettiva senza iniziative collettive nel mondo può skovde tutti i progressi che abbiamo conquistato nei nostri paesi soprattutto per quanto riguarda la questione della diversità e dell'inclusione, questioni che sono molto vicine al cuore di nelson mandela saranno in difficoltà saranno a rischio.

raggiungere questa diversità l'inclusione in qualsiasi società dipende molto da come nutriamo la memoria del passato e come creiamo una prospettiva futura. il passato deve informare il nostro futuro e quindi creare una cultura inclusiva e sostenibile diversa e di diversità richiede impegni a livello multiplo, a livello politico a livello governativo a livello statale a livello municipale a livello regionale a livello di scuole di quartieri nei luoghi di lavoro.

Senza la volontà di fare grandi sacrifici sia materiali sia simbolici da parte del governo e del settore del settore privato da parte dei cittadini di tutti noi, di ogni singolo cittadino, non possiamo affrontare l'aumento di razzismo e pregiudizio in questo mondo. la questione della paura, della fame tutte queste questioni devono essere affrontate seriamente e bisogna bisogna ristabilire la giustizia socio economica per creare una possibilità di mondo migliore per tutti raggiungere l'uguaglianza razziale e l'inclusione sono al centro della del tentativo di dare dignità umana a tutti quelli che sono messi a rischio dalla discriminazione razziale e lo dico qui dico questo in europa in in momento in cui dopo la crisi del post covid con la guerra c'è un aumento del rischio di fame in Africa.

l'indifferenza alle persone che non sono come noi, soprattutto alla popolazione dei migranti e popolazioni dei poveri e la continua violazione della loro umanità alla fine sono pregiudizi che si basano sulla razza e che sono profondi nelle nostre società nei nostri paesi e credo che molti pochi paesi sono esenti da questa piaga.

la

questione di uguaglianza razziale di inclusione è una questione che riguarda tutti i social media sono pieni di storie di proteste contro la discriminazione e trattamenti ingiusti e iniqui di persone sulla base della loro appartenenza razziale in tutto il mondo in tutti i paesi del mondo e per costruire delle società migliori c'è bisogno di cambiare in modo fondamentale il modo cui guardiamo alle persone che non sono come noi questa è la base per costruire comunità migliori società migliori e paesi migliori.

e arrivato il momento del cambiamento. la nostra sfida principale è quella di stabilire una società in cui la libertà dell'individuo vorrà veramente voler dire la libertà dell'individuo. la nostra definizione di libertà deve essere stabilita in modo da ristabilire la dignità per ogni cittadino del mondo.

Questo vuol dire che non dobbiamo parlare solamente di libertà politica ma anche di libertà di volontà, libertà dalla fame, libertà dalla deprivazione, dall'ignoranza libertà dalla soppressione è anche libertà dalla paura.

tutte queste libertà sono essenziali per garantire la dignità umana

eccellenze presidenza presidente, dobbiamo lavorare congiuntamente est ovest nord sud , dobbiamo imparare capire come siamo arrivati fino a qua e capire come andare avanti. dobbiamo perseguire un obiettivo comune e dobbiamo lottare contro la paura.

mio padre nelson mandela aveva rifiutato di rinunciare alla lotta contro l'apartheid. mio padre stava lottando contro il sistema, ha combattuto per una vita migliore un mondo migliore in cui la libertà la giustizia la dignità per

tutti venissero veramente rispettate. il suo coraggio, il suo non avere paura è stata fonte di ispirazione per me e vorrei ricordarvi che nelson mandela l'uomo che festeggiamo oggi viene festeggiato in tutto il mondo non ha posto fine all'apartheid da solo ha ricevuto molto appoggio da tutte le parti del mondo in nuova zelanda strali a regno unito eccetera eccetera in tutto il mondo moltissime persone

hanno riconosciuto che non ci sarebbe mai stata la libertà in sudafrica a meno che

tutti nel mondo avessero fatto veramente qualcosa. questa è una grande lezione per tutti noi oggi.

Dobbiamo lavorare congiuntamente in tutto il mondo come un popolo unito

per avere un mondo migliore, un mondo di pace. come umanità siamo più forti

insieme. siamo più deboli quando invece ci isoliamo.

come individui dobbiamo essere gentili avere c passione l'uno delle altre indipendentemente dal genere, la razza, l'età. dobbiamo essere dei cittadini empatici essere curiosi, chiedere della vita delle altre, avere veramente un senso di provare veramente un senso di appartenenza per concludere vorrei veramente lasciarvi con queste parole di mio padre:essere liberi vuol dire vivere in un modo che rispetta e migliora la libertà degli altri. ciò è quello che dobbiamo fare quando pensiamo nelson mandela. se siete liberi e ci sono persone non libere che vivono nel pericolo nella guerra che non sanno che ne sarà di loro, che non hanno un tetto sopra la loro testa.noi dobbiamo fare qualcosa dobbiamo alzare la voce dobbiamo fare intraprendere delle azioni abbiamo la responsabilità di farlo tutti noi.

non sto parlando solamente del del senato del governo sto parlando di ognuno di

noi come cittadino dobbiamo lottare per la libertà personale e grazie mill



PRESIDENTE. Grazie a lei, dottoressa Makaziwe Mandela, grazie per le sue parole e la sua testimonianza.
Lascerei la parola per un intervento della senatrice Montevecchi che, come ricordavo, ha favorito questo incontro e quindi avrei piacere di farla intervenire. Prego, senatrice.

MONTEVECCHI (M5S). Grazie per questo invito ad organizzare questo incontro. Grazie Presidente, grazie a tutti i colleghi e a tutti coloro che oggi partecipano a questo incontro e vorrei ringraziare, mi permetta Presidente, anche Emanuela Scarponi che è la persona che mi ha fatto questo telefonata informandomi che la dottoressa Mandela sarebbe stata in Italia e quindi regalandomi questa informazione ha regalato a tutti noi la possibilità di questo incontro eccezionale.
Nel 1989, insieme a tanti giovani, cantavo e manifestavo per la liberazione del papà di Makaziwe e quindi oggi per me è una giornata emotivamente, come penso per tanti giovani di allora, molto importante.
Ringrazio Makaziwe per esse qui con noi perché purtroppo ancora oggi il messaggio antirazzista, di uguaglianza, il messaggio - permettetemi di dire anche - sull'importanza dell'istruzione, della scuola, di coltivare la conoscenza e l'apprendimento, che non è solo conoscenza e apprendimento di informazioni e di nozioni, ma - come diceva il padre di Makaziwe - è molto di più, è imparare a stare insieme, a collaborare e ad affrontare le grandi sfide tutti insieme come ci è stato ricordato oggi. Ecco, quelle parole sono più che mai attuali, perché ci troviamo di fronte a nuove sfide, come quella della pandemia, ricordata dalla dottoressa Mandela, ma anche quella dei cambiamenti climatici, che produce, sta producendo ed è destinata a produrre enormi diseguaglianze e forse a produrre ulteriori tensioni sociali se noi non raccogliamo l'appello che oggi Makaziwe ha lanciato qui e che stanno lanciando tanti leader nel mondo, affinché veramente noi come umanità ritroviamo il senso del nostro vivere comune tutti insieme e affrontiamo queste sfide epocali.
Quindi grazie Presidente, grazie di nuovo ancora a Makaziwe ed io sono molto molto dispiaciuta di non essere fisicamente lì con voi, grazie di cuore a tutti e mi auguro che questa giornata e queste parole siano davvero di ispirazione per tutti noi e per le grandi sfide che ci attendono. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, senatrice Montevecchi, penso che forse il limite della traduzione non ha trasferito la voce vibrante della collega e l'emozione che traspariva nel ricordare la figura di suo padre, che è stato un esempio per tutto il mondo e anche in Italia. E se oggi parliamo con più forza di dover combattere il razzismo, perché nel 2022 ancora non è un male estirpato, anzi, come ha ricordato lei, dottoressa, potrebbe avere un ritorno in questa società in cui dovremmo tendere a proseguire su quel lavoro e su quella strada che suo padre ha aperto al mondo, partendo proprio dall'unione, dall'unione del suo popolo, il Sudafrica.
Ricordiamo la storia, anche quella più facile, quella cinematografica, di come magari anche il Soft Power ha potuto unire una nazione in un momento particolare e aver saputo essere l'esempio di questo percorso, con la sua vita, con la sofferenza e con la dignità con cui ha portato avanti le sue battaglie ed sono testimoniate nel mondo e oggi il mondo è sicuramente un mondo migliore grazie proprio a Nelson Mandela ed è per questo che per noi è importante oggi la sua presenza qui.
Le sue parole sono state anche molto forti proprio rievocando quel ricordo di quest'incontro fatto al Senato trentadue anni fa, perché oggi i nuovi scenari ci stanno portando davanti a situazioni che comunque dobbiamo gestire. Lei ha ricordato il Covid, la pandemia, il conflitto Russia-Ucraina, gli scenari di una carestia, il peso per il pericolo che può venire dai Paesi più poveri, dall'Africa dove queste sfide sono difficili da sopportare sul piano economico per le diseguaglianze che questo mondo ancora ha. Quindi noi dobbiamo essere qui proprio per testimoniare questo tipo d'impegno, questa lotta che non è terminata ed è un percorso che suo padre e altre persone prima di lui hanno iniziato come grandi testimoni, come giganti della storia per questa lotta alle diseguaglianza.
Oggi non dobbiamo arrenderci, perché non è un percorso compiuto, dobbiamo continuarlo e lo dobbiamo continuare con la testimonianza della storia del passato, che devono essere radici forti da cui portare avanti questo percorso e con le scelte per il futuro che dobbiamo fare ancora insieme, quindi i cambiamenti climatici. Rendere il mondo più solidale, più equo, più giusto, una povertà che deve essere sconfitta, perché dal risoluzione del problema della povertà si sviluppa la dignità e si superano le diseguaglianze: le diseguaglianze di genere e le tante sfide che dobbiamo affrontare e quindi le affronteremo insieme e oggi le sottoponiamo qui in Senato con la sua presenza, sua e di sua figlia e dell'ambasciatrice della sua delegazione ed io vi ringrazio.
Detto questo lascio la parola ad altri colleghi che sicuramente vorranno intervenire partendo dalla senatrice Binetti.

BINETTI (PD). Grazie infinite di questa presenza particolarmente significativa in cui, proprio per l'anniversario, lei ha voluto essere qui con noi il giorno - chiamiamolo così - del compleanno di Nelson Mandela.
Detto questo a me ha sempre colpito nella narrazione di questo grandissimo personaggio della storia della sua capacità di affrontare temi così difficili, primo fra tutti quello dei diritti umani e dei diritti umani di persone che erano nelle loro case, che erano nel loro territorio, che è tutto carico di storia e di tradizioni, e mi ha sempre colpito molto la capacità di perdonare. Da una parte il senso, lo dico più che altro per le immagini dei documentari e dei film visti, quindi quello che dico può non essere esatto, può non essere preciso, può essere tutto in una narrazione, però certamente della sua figura a me hanno colpito molto, anche negli anni della gioventù, la forza e il senso della giustizia che non venivano mai meno rispetto al senso dell'umanità e della capacità di perdonare.
Devo dire che questo insieme di valori, che sembrano un po' in contraddizione tra di loro, perché se sono giusto pretendo giustizia, ma allora quanto spazio c'è per la capacità di perdonare. E se sono fermo ho una memoria che impegna profondamente tutte le mie azioni, anche a distanza nel tempo e invece credo che una delle immagini - se vuole - leggere sotto un certo aspetto, ma particolarmente accattivanti anche per lo spirito e per il modo, la famosa partita in cui lui riesce a sostenere e riportare quelli che erano gli avversari e neutralizzarli Ci sarà sicuramente un frammento di verità, ma è davanti alla guerra, che è alle porte dell'Europa, davanti al problema a cui lei faceva riferimento, che è il problema della fame, che è il problema più grave, il problema dell'Ucraina e della Russia e quindi anche di questo prezzo alto che pagano altri, noi abbiamo bisogno di fermezza, e di grande magnanimità, per poter costruire pilastri per un tempo migliore e quindi anche un benessere maggiore.
Quindi la ringrazio e se lei vorrà raccontarci qualcosa io gliene sarò personalmente grata, anche perché veramente ha impregnato il nostro immaginario, non so come dirle, lui vive nella nostra fantasia davvero e vive come un personaggio straordinariamente positivo. E questo lo dico perché lei lo sappia, perché questo è una dimostrazione di affetto nei confronti di suo padre di cui siamo tutti debitori di qualcosa in questa giovane vita. Quindi, se vorrà raccontarci qualcosa, anche di familiare al di là dell'immagine istituzionale personalmente gliene sarò grata.

PRESIDENTE. Grazie e passo la parola al senatore Malan.

MALAN (fdI) . Grazie, voglio ringraziare tutta la delegazione che è qui presente e soprattutto naturalmente la signora Mandela per la sua presenza. La figura di Nelson Mandela è un esempio straordinario per la capacità di aver guidato un cambiamento che era inevitabile, in qualche modo questo cambiamento doveva avvenire, ma avrebbe potuto avvenire più con la violenza, con la divisione della società, con pesanti contrapposizioni e invece è avvenuto in modo pacifico. È un esempio costante per la vita di ogni giorno dove bisogna affrontare problemi di solito molto più piccoli di quelli che dovette affrontare Mandela prima di essere Presidente e poi anche da Presidente.
Vorrei farle una domanda, signor Mandela, vorrei chiederle: nel Sudafrica di oggi come percepisce la consapevolezza dell'importanza che la figura di Nelson Mandela che, come ha detto lei, non è stata fatta da sola, non ha fatto da solo la lotta che ha fatto, l'ha fatta insieme a tanti; c'è la consapevolezza di questa unicità che è rappresentata dalla storia recente del Sudafrica. È di sostegno questa consapevolezza nella vita politica e sociale del Sudafrica di oggi?

PRESIDENTE. Grazie, senatore Malan, ancora due interventi e poi lascio spazio per le risposte. Senatrice Pavanelli.

PAVANELLI. Grazie Presidente, grazie dottoressa Mandela, grazie per essere e qui e onorarci per la sua presenza, perché per noi è veramente un onore grazie anche a tutta la delegazione che è qui presente.
Credo che le sue parole oggi sono fondamentali, sono di grandissima importanza. Qui quotidianamente affrontiamo tantissimi problemi di cittadini, problemi che affliggono i cittadini italiani, ma ovviamente penso anche alla portata e a quello che accade intorno a noi, negli altri Paesi nel mondo e ha ragione quando dice: dobbiamo essere uniti, dobbiamo unirci per la libertà, per la dignità, per l'umanità, per l'uguaglianza. Noi lo facciamo o cerchiamo di farlo quotidianamente, anche con delle nostre azioni istituzionali, come quando parliamo di ambiente.
Sappiamo bene, come ha ricordato la mia collega prima di me, che i problemi ambientali oggi sono un'enorme emergenza e vanno a braccetto con l'emergenza sociale, l'emergenza di disuguaglianza, non solo tra nazioni, ma anche all'interno delle stesse nazioni. Sappiamo che oggi la guerra sta portando enormi disuguaglianze anche in altre nazioni e sappiamo che il problema alimentare sta coinvolgendo tutto il mondo intero. La pandemia ci ha portato un momento fermo, dove abbiamo pensato tutti - erroneamente - che potevamo uscirne in maniera diversa, in maniera migliore e invece ci siamo resi conto che il mondo intero è collegato economicamente dal punto di vista alimentare, dal punto di vista economico nella sua globalizzazione e perciò oggi le sue parole qui ci danno forza e ci danno forza per continuare, per essere uniti, per fare del nostro meglio per essere uniti e combattere per il bene delle prossime generazioni, perché ricordiamoci che i temi ambientali riguardano l'oggi, ma riguardano anche le prossime generazioni ed è fondamentale che tutti noi possiamo farvi fronte, in questo momento di tantissime emergenze.
Oggi in Italia e in Europa abbiamo l'emergenza del grande caldo, la mancanza dell'acqua, abbiamo delle emergenze che fino a poco fa non erano le nostre emergenze, ma lo stanno diventando sempre di più per tutta Europa, ma anche per tutto il mondo. Pertanto la ringrazio della sua presenza e per le sue parole di incoraggiamento e di forza. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie senatrice. La parola al senatore Coltorti.

COLTORTI. Grazie, grazie a lei, grazie alla sua delegazione, grazie a Nelson Mandela che ha portato un esempio immane per tutto il mondo, per il Sudafrica, ma è stato un esempio che ha attraversato i confini e ha raggiunto il nostro Paese, ha raggiunto tutto il mondo.
Come Michela Montevecchi anch'io ero giovane e manifestavo in piazza per la libertà e per l'uguaglianza a quei tempi e non posso non commuovermi veramente quando ripenso all'esempio immane che ci è giunto da Nelson Mandela.
Non è finita e il messaggio di Nelson Mandela è attualissimo, perché noi ci troviamo ad affrontare ora cambiamenti epocali, che dimostrano che la lotta che ha fatto Nelson Mandela non è terminata. Vediamo ora il cambiamento climatico che sta esasperando le diseguaglianze sociali; la guerra fatta per il profitto, fatta per la conquista e che è una guerra spesso sotterranea e non solo manifesta come avviene ora in Ucraina.
Ho lavorato in Africa, ho lavorato spesso in Etiopia e conosco bene quella che è l'invasione progressiva di alcuni Stati in Africa, che stanno accaparrandosi le risorse naturali, le risorse minerali. È una lotta senza quartiere e noi tutti dobbiamo essere vigili, ma spesso non è così semplice intervenire su questi meccanismi che assumono mille aspetti e su cui è veramente difficile intervenire.
Le lotte dovranno affrontare nemici immensi, dovranno affrontare le multinazionali, dovranno affrontare chi ha interessi immani sulle risorse. Vediamo ora con il cambiamento climatico nel nostro Paese qualcosa che in Africa alcune regioni hanno già sperimentato da tempo, che è la mancanza d'acqua. L'acqua è l'oro del futuro e c'è chi si sta accaparrando l'acqua a livello globale. Non solo il petrolio, non solo il gas, che ovviamente ora vede un'attenzione particolare perché avevamo delle risorse che venivano solamente da un paese e ora quel paese è in guerra e altri paesi stanno cercando di bloccare. Noi dobbiamo tutti andare verso una transizione ecologica, dobbiamo smettere di sfruttare il pianeta per salvaguardarlo per le future generazioni. Credo che Nelson Mandela su questo sarebbe d'accordissimo e in prima fila, perché rendere il pianeta sostenibile significa permettere una maggiore eguaglianza di tutti e la salvaguardia di questo tesoro che ci è stato donato. Grazie a lei e grazie a tutti voi.

PRESIDENTE. Grazie, senatore Coltorti. Dottoressa Makaziwe a lei la parola per la replica.

MAKAZIWE MANDELA.vorrei parlare del tema del perdono. mio padre quando era in prigione lo ha capito ha capito che se fosse rimasto pieno di rancore di rabbia

avrebbe sconfitto se stesso e le proprie cause. il modo migliore pertanto era proprio liberarsi totalmente, perdonando coloro che lo avevano imprigionato. aveva capito che anche se lui è anche se loro stessero pensando che stavano svolgendo il ruolo di oppressori bello rossi stavano premendo anche con la loro stessa rabbia per cui l'apartheid non sarebbe potuto altrimenti essere stato debellato. ci sono persone che hanno dovuto rinunciare semplicemente al potere mio padre proveniva da un popolo di persone nello specifico stiamo parlando del regno il regno di tempo e c'era un concetto bene intrinseco nella nostra cultura

i vicini aiutavano si aiutiamo l'uno con l'altro quando mio nonno è morto è stato molto semplice. in realtà per mia nonna dire qua c'è mio figlio e devo dire che mio figlio il mio figlio quindi mio padre è stato accolto come se fosse il figlio da parte del re e questo è il mondo in cui lui è cresciuto mondo in cui ci si prende cura delle altre e secondo me tutte le culture sono così semplicemente che ce lo dimentichiamo noi come esseri umani come ho già detto nei momenti di crisi dobbiamo dire agli altri di aiutare qualcun altro in questo paese quando è arrivato il covi delle persone stavano morendo con numeri elevatissimi nessuno andava da un'altra persona e diceva di andare ad aiutare un'altra persona semplicemente le persone lo facevano dal profondo del loro cuore per cui abbiamo la gentilezza abbiamo tutto dentro di noi nel nostro cuore ma forse ci facciamo influenzare da altre forze magari tramite la televisione o altri canali e sono fermamente convinta

che se cominciamo a

smettere di guardare determinati tipi di notizie che ci rendono forse anche un pochino più arrabbiati più ansiosi ricominciamo a insegnare ai nostri figli ad avere un atteggiamento più positivo una mentalità più che positiva mio padre era un ottimista non ha mai pensato che ci fosse qualcosa di impossibile da fare da raggiungere per lui non c'era niente di impossibile in questo mondo

secondo me mio padre non era unico semplicemente aveva coraggio e non aveva paura era uno di noi era uno era un essere umano con delle fragilità ma era un uomo che quando si stabilì quando stabiliva qualcosa quando aveva qualcosa in mente un obiettivo andava avanti e lui era preparato anche era anche disposto a morire questo era mio padre

e noi abbiamo semplicemente bisogno dello stesso tipo di coraggio in mancanza di paura per fare del bene in questo mondo e se tutti noi come individui cc porgiamo questo ci prefiggiamo questo obiettivo farlo tutti oggi pensiamo come possa essere una persona migliore

cosa posso fare posso fare qualcosa di buono oggi ecco creeremo un mondo migliore una società migliore dei paesi migliore secondo me è così semplice non è complicato per nulla e per quanto riguarda la domanda su mandela come percepito ogg tutti in sudafrica oggi ovviamente sudafrica ci sono tante sfide ci sono persone che pensano se ci fosse ancora mandela non avremo queste sfidano avremo questi problemi ma mio padre non aveva una bacchetta magica quello che faceva con i suoi colleghi era semplicemente stabilire le basi da lasciare alle generazioni future per migliorare poi le cose ovviamente altrimenti non sarebbe riuscito a eliminare a fare tutto quello che ha fatto lui lo sapeva e basta a livello politico il sudafrica ha raggiunto una libertà però a livello economico abbiamo ancora dei problemi dipendiamo ancora dalle persone che hanno il poterea livello economico non abbiamo una vera uguaglianza

in sudafrica inoltre abbiamo uno stato debole e abbiamo poi invece il settore privato che invece è collettiva quali ha delle qualità maggiori per cui c'è un po uno squilibrio io non sono una politica ovviamente

però credo che oggi in sudafrica abbiamo una situazione beh posso dire che qui in sudafrica abbiamo molto più sole che ne in europa però abbiamo problemi di energia per esempio questo è un problema in generale di tutto il continente credo che abbiamo prima abbiamo l'intervento di prima abbiamo colto il punto se non sbaglio il sudafrica produce il 99 per cento delle risorse mondiali ma queste risorse non vanno a beneficio degli africani arrivano in europa e poi invece noi li riceviamo indietro come dei beni finiti estremamente costose per cui noi non utilizziamo le nostre risorsenon sfruttiamo le nostre risorsein uganda per esempio c'è una lotta per l'acqua in realtà c'è dell'acqua disponibile ma non è stata resa disponibile quindi abbiamo delle risorse in realtà abbiamo le risorse in tutto il mondo possiamo produrre cibo per tutti nel nostro paese ma sapete cosa succede chi controlla il cibo beh lo butta lo lo da via in giro per il mondo

quindi a meno che non abbiamo un governo diverso persone che al governo a livello anche io e privato in realtà pensano oltre il semplice profitto ma pensano a come rendere il mondo un posto migliore ecco a meno che non abbiamo tutto questo secondo me possiamo sì possiamo parlare del cambiamento climatico possiamo fermarlo però noi non dobbiamo utilizzare più i combustibili fossili perché abbiamo anche altre risorse però purtroppo tutto questo non è non è semplice

e secondo me dobbiamo imparare da dove veniamo che errori abbiamo fatto e come correggerle le sfide di oggi non sono nuove

sono semplicemente nuove per come si stanno esprimendo nella storia l'umanità ha già visto questi problemi dopo la seconda guerra mondiale ed è per questo che è stata che sono stati creati le nazioni unite e altre istituzioni perché abbiamo detto che non avremmo

mai più avuto un mondo come quello che abbiamo visto con la guerra e questo è quello che io penso

grazie grazie di cuore io penso che con le parole conclusive di questo suo intervento ha ribadito l'importanza di delle scelte della vita perché nelson mandela non era un reale non aveva alle spalle una storia di una famiglia potente è diventato potente perché non ha avuto paura perché ha condotto un esempio ed è stato un uomo coerente nella sua vita e questo penso che sia il l'eredità più grande che dobbiamo trasferire i nostri figli quindi da nelson a maxim magazine taccuini e noi ei nostri figli perché come ha detto bene la dottoressa le sfide si vincono con il coraggio con la coerenza e il potere quello che deriva dalle idee da un cuore che è libero e sa dare l'esempio di indicazioni quindi oggi lo abbiamo ricordato nel giorno del suo compleanno del mandela nelson mandela international day ed è stato importante vederci qui e stare insieme parlarne e testimoniare questo tipo di sfida che dovrà essere l'azione per il futuro e io di questo lo ringrazio adesso è un piacere

 grazie mille

PRESIDENTE. Grazie e grazie di cuore. Penso che con le parole conclusive di questo suo intervento ha ribadito l'importanza delle scelte della vita, perché Nelson Mandela non era un Reale, non aveva alle spalle una storia di una famiglia potente. È diventato potente perché è stato un esempio ed è stato un uomo coerente nella sua vita e questo penso che sia l'eredità più grande che dobbiamo trasferire ai nostri figli. Qui da Nelson a Makaziwe e noi ai nostri figli, perché - come ha detto bene la dottoressa - le sfide si vincono con il coraggio, con la coerenza e il potere è quello che deriva dalle idee, da un cuore libero e che sa dare l'esempio d'indicazione.
Oggi, nel giorno del suo compleanno, lo abbiamo ricordato, il Nelson Mandela National Day, ed è stato importante vederci qui, parlare e testimoniare.

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30 Agosto 2022

“VI PRESENTO MATILDE NERUDA” di Maria Paola Santopinto


TEATRO GHIONE 14 e 15 gennaio 2023

“VI PRESENTO MATILDE NERUDA” di Liberato Santarpino

 

 

 

Rientrare per me al Teatro Ghione dopo diverso tempo è stato un momento di grande emozione e piacere. Per anni ci hanno allietato i diversi spettacoli e gli incontri che venivano rappresentati in questo storico teatro.
L’idea di Liberato Santirpino di portare in palcoscenico la storia di Matilde Urrutia, una cantante cilena, con cui Pablo Neruda inizia una relazione e che dopo diversi anni sposò, è stata veramente interessante.
Il grande oltre ad essere un diplomatico politico cileno, Neruda, pseudonimo di Riccardo Eliécer Neftaltì, Reyes Basoalto, fu considerato il più grande poeta del XX secolo e tra gli scrittori più rappresentativi del tempo. Le sue opere ci hanno accompagnato in gioventù, le sue poesie cariche di emozioni o sentimenti vengono lette e studiate in tutte le scuole ed in tutte le parti del mondo.
In questa rappresentazione abbiamo rivissuto la situazione sociale e politica del Cile, la sua amata patria con le sue numerose vicende.
Il regista, Sebastiano Somma, attore e autore di tanti eventi, racconta e rappresenta con particolare maestria la vita del poeta e gli ideali di Pablo Neruda, grazie alla sua bravura e alla sua capacità interpretativa, alla sua eccellente figura.
Pablo Neruda, giovane scrittore cileno, grande osservatore della gente in particolare dei poveri, degli oppressi che abitano non solo nel suo Paese ma anche nelle altre parti della Terra, racconta fatti, usanze, tendenze, vite e sente profondamente i grandi problemi politici e sociali del mondo moderno.
Si sentono, però, nei suoi versi tutte le angosce della vita ma prevale sempre una fiera fiducia nella saggezza dell’uomo.
In questo spettacolo Sebastiano Somma, nelle vesti del poeta cileno, ci presenta e ci racconta la grande storia d’amore con la sua amata Matilde, giovane donna da lui incontrata in Messico, quando si ammalò costretto da latitanze, esili a vivere in luoghi molto angusti e lontano dalla sua terra.
Sono emozionanti e stupende le parole, le frasi che rivolge a questo suo immenso amore. Egli ci descrive la figura di Matilde, interpretata da Morgana Forcella, come la donna meravigliosa, capace di essere la sua massima fonte di ispirazione e la sua musa, osannando la sua dolcezza, la sua sensibilità e la sua bellezza.
Il tutto è intercalato da ritmi e passi di tango dei ballerini Enzo Padulano e Francesca Accietto, con musiche e canzoni cilene per poi terminare con il magico tocco di piano violoncello,  sax, bandoneon, con l'interpretazione della meravigliosa musica del film “Il postino” di Massimo Troisi, lasciando il pubblico estasiato e soddisfatto per aver trascorso momenti carichi di emozione molto intensi.


Maria Paola Santopinto

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23 Gennaio 2023

2 MANDELA DAY 2023

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14 Gennaio 2023

"Protector Tarrae Matris, ad Magnam Naturam Conservationem Opu

 

 

Davide Bomben viene nominato  Direttore Internazionale
 
del premio "Protector Tarrae Matris, ad Magnam Naturam
 
Conservationem Opus", e premierà la Delegazione del
 
Senegal in visita in Italia nel mese di febbraio 2023. La
 
Benemerenza Internazionale "Protector Tarrae Matris", ad
 
magnam  naturam conservationem opus, è il massimo
 
riconoscimento Accademico per la protezione
 
dell'Ambiente e le attività nel Sociale.

 

 

Emanuela Scarponi  

 

 

 
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Nuova Accademia delle Arti, Scienze e Professioni
Presidenza e Delegazione Nazionale Italia
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13 Gennaio 2023

La città dell'incertezza di CLAUDIA POLVERONI

                                                                                                                                              Roma, 16 Ottobre 2022

Ripensare la città.

Ciclo di conferenze a cura della scuola di formazione

“La Fenice Urbana”

 

La città dell’incertezza.

 

Il professore Alessandro Bianchi introduce la tematica: L’urbe ha diverse componenti.

Connotazioni storiche, geografiche, filosofiche ed economiche e per progettare le città ci vogliono esperti e professionisti.

La contaminazione dei saperi tra loro diventa necessaria. Conoscere più punti vista per arrivare alle soluzioni.

Il professore Alessandro Bianchi presenta il professore Giuseppe Roma, laureato in architettura, urban planner, social economics analist  ex direttore del Censis e professore a contratto  in materia di gestione urbanistica in due Università  della città, vice Presidente del Touring Club Italiano.

Il prof. Giuseppe Roma inizia la conferenza, in riferimento a due testi.

“La Società del rischio” un saggio del 1986 del sociologo tedesco, Ulrich Beck. Verso una seconda modernità.

“La Società dell’incertezza” del 1999 di Zygmunt Bauman, che ci mostra una società che rifiuta la stabilità,  la durata e preferisce la società delle apparenze.

Le cose che ci sorprendono ogni giorno e che avvertiamo non sono da ora.

Le conseguenze di ogni scelta possono determinare incertezza.

Seguendo i matematici l’incertezza non si può misurare con le probabilità.

 La situazione instabile, a rischio invece apre a più soluzioni, riferimento scientifico.

Le città sono luoghi dove si manifestano maggiormente le incertezze.

La logistica, la casa per i poveri provenienti dai paesi alla città, per sopravvivenza.

Luoghi di lavoro, di divertimento, di servizi, complessità ancora più incerte.

Una popolazione fluttuante caratterizza le città. 

La demografia non è in evoluzione nemmeno tra i migranti.

L’effetto demografico è antropologico e è dovuto da fattori individuali.

La maggior parte degli italiani vive in case poco funzionali. Uno edificio è funzionale e due no.

Il risparmio energetico è una necessità per tutte le città, edifici scolastici compresi.

Non esiste uno stato della città.

Il nostro patrimonio artistico, storico, e culturale che forse a volte dimentichiamo, impone una continuazione. 

Decenni di lassismo hanno data una incertezza di previsione della spesa.

Assistiamo ad una crescita poderosa nelle città, Roma non è a pari passo con Milano.

Lo smart working è un padigma delle nuove generazioni, modello di lavoro, modello di svago e modello sportivo.

La smart city, città dei quindici minuti e la città delle prossimità sono un panorama lontano.

Le città efficienti sono solo in minima parte: confusione, traffico caotico e mezzi a due ruote.   

La progettazione eco-working diventa una soluzione.   

Progettare per pianificare, prendiamo ad esempio santa Giulia, area residenziale e terziaria, quartiere smart, progettato dall’architetto Norman Foster e con altri  architetti, per la costruzione di singole case a nord-est di Milano.

Mancano progetti per quartieri più definiti e per rendere vivibili le periferie.

La mobilità punta alla città per uscire dalla crisi e ricerca posti occupazionali.

La città è luogo delle differenze. La civiltà rurale, la città industriale, le stratificazioni storiche e geografiche sono luoghi differenti che possono dare incertezze.

La città mosaico, di piccole città e delle diseguaglianze. 

Roma è in una dimensione poco organizzata.

Il circuito dell’acqua si perde al 42% uno spreco intollerabile, l’acqua potrebbe essere carente ed altri problemi ambientali potrebbero essere ad effetto crisi.

Alcuni luoghi all’interno della città, sono caratterizzati da una concentrazione naturale spesso evidenziata attraverso le acque dei fiumi.

Il Verde diventa un elemento prezioso. I lavori degli scavi che vanno ad incidere sul patrimonio arboreo, potrebbero essere a rischio.

Il fiume Tevere è la centralità del fiume richiede progetti di micro e macro progettazione e di misurazione delle azioni umane.

Parigi, Vienna, Bruxelles Barcellona, hanno costruito luoghi per la conservazione del patrimonio cittadino.

Molte le voci dagli astanti, progettare, pianificare per le variabili che il cittadino manifesta.

Per i progetti è seguire il ciclo dall’inizio, delle cinque fasi: studio, esecuzione, monitoraggio e obiettivi.

Solo una analisi, senza omissione di nessuna delle fasi, può garantire l’esclusione da insidie.

Città incentrate sull’uomo, cambia l’idea di famiglia. e le aspirazioni nello spazio temporale, per la vita cittadina.

 

 

A cura di Claudia Polveroni

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24 Dicembre 2022

Caterina Novak

Caterina Novak, cantante lirica, scrittrice e poetessa, ha pubblicato nel 2021 il libro di racconti per adulti e per bambini “In viaggio con le Fate” con le Edizioni Albatros Il Filo e varie composizioni per diverse Antologie poetiche nelle quali è stata selezionata tra cui l’Antologia “Premio Il Federiciano” e per l’Antologia “Poeti del Terzo Millennio a confronto” Edizioni Aletti. Di recente e prossima pubblicazione sono anche le sue poesie per l’Antologia poetica della Collana “Luci sparse” Edizione Pagine.

Laureata in Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza di Roma ed in Teologia Dogmatica presso la Università Pontificia Salesiana, l’autrice affianca all’attività di scrittrice quella canora, essendosi diplomata come mezzosoprano in Canto lirico presso il Conservatorio Tommaso Ludovico Da Victoria di Roma associato al Pontificio Istituto di Musica sacra.

Grazie al suo impegno civile ed etico ha conseguito premi e benemerenze dal Quirinale come Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, dalla Fondazione Papa Clemente Albani XI, dall’Associazione Nazionale PASFA dell’Esercito, dalla Caritas Diocesana e da varie ONLUS e associazioni a scopo caritativo e benefico, per il suo contributo dato alla pace, ai valori accademici ed umani ed alla realizzazione dell’amicizia e fratellanza tra i popoli. Molti dei suoi racconti e poesie sono il frutto non solo della sua vasta preparazione culturale ed artistica ma anche dei numerosi viaggi internazionali dell’autrice che ha percorso quasi tutto il mondo in aereo.

Ricordi di infanzia, amore x l’astronomia, passione per elfi e nani, tipici delle fiabe nordiche si mescolano uno ad uno in armonia celestiale nelle fiabe di Caterina, la quale vive la sua vita artistica articolata in mille sfaccettature: la sua bella voce di mezzosoprano le permette di riprodurre ed esprimere profondi sentimenti che traduce in mille rintocchi fonici, anch’essi espressivi di grande emozione.
E così, con la stessa capacità espressiva, si diletta a redigere racconti e fiabe per bambini ed adulti, descrivendo i vari mondi della fantasia che sono propri della sua personalità e che provengono dalla sua stessa infanzia: dalla Fata delle castagne a Babbo Natale, fino alla Regina di tutte le fate, che l’hanno accompagnata da una vita intera. E da cui - ammette - aveva ricevuto il grande dono che l'avrebbe accompagnata per il resto dei suoi anni: sognare ad occhi aperti e poter raggiungere questi mondi fantasiosi assieme ai suoi compagni fantastici di viaggio, Daisy e Grifo. Così poteva raggiungere in un batter d’occhio il presepe, il Polo Nord e Babbo Natale, il mondo dei ghiacci, e così via, la Via Lattea, dove dimora la Befana. 

Tutto comincia mentre al tramonto Caterina bambina si perde nel guardare il mondo esterno attraverso le vetrate della finestra della sua cameretta, ricolma di bambole e giochi, e nel sentire  il fruscio lontano delle foglie degli alberi del suo giardino... 

Caterina dedica questa raccolta di fiabe ai suoi nipoti, una sorta di regalo eterno che fa a loro come a tutti i bambini del mondo per questo Natale, un dono che gli viene dal cuore e che realizza i suoi sogni di bambina, creando davvero mondi fantastici prima d’ora impenetrabili persino a lei, che così diviene scrittrice e creatrice.

Viaggiatrice, diviene esploratrice del proprio io e del proprio subconscio, che protegge i suoi ricordi d'infanzia, ovattati dal passare del tempo. E li reinterpreta da adulta, grazie ad una notevole capacità espressiva e semplicità di stile narrativo, comprensibile a tutti.

Diviene così lei stessa creatrice di nuovi mondi fantastici, che prendono forma con le sue soavi parole, piacevoli alla lettura. 

La sua penna scorre veloce imprimendo con l'inchiostro blu notte le pagine che via via compongono i racconti che si leggono in un batter d'occhio,   proprio come vola via chiudendo gli occhi lei stessa bambina nel cielo notturno infinito, dimentica di ogni faccenda terrena...      
Emanuela Scarponi 

 

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10 Novembre 2022

La ritrattista Rita Valenzuela


La ritrattista Rita Valenzuela nasce nella Repubblica domenicana nel 1975 e ci vive fino al 2010,  assistendo alla trasformazione del suo Paese da tradizionale a moderno - ed approda in Italia nel 2010. Giornalista per due testate nel suo Paese e photo reporter, come ha avuto modo di raccontarci al Festival dell’Oriente di ROMA lo scorso anno, cura la sua passione per la fotografia anche in Italia, percorrendo il suo cammino di emancipazione femminile e di donna moderna attraverso l’arte; il suo bisogno di esprimersi si traduce in forma artistica, permettendo alla sua anima pura di rispecchiarsi nel volto delle donne che incontra; dotata di spontaneità, propria della sua gente, si immerge dunque nel mondo occidentale europeo da donna domenicana, portando con se’ i suoi valori e le sue tradizioni, traslandole in chiave moderna.

la sua prima ispirazione è rappresentata dalle sorelle Mrabal, famose martiri domenicane, cui dedica il premio d'arte di pittura e fotografia nel 2020 per la pace dell'Italia e del mondo.
 Porta nel suo cuore le sue immagini di donne africane, centroamericane, i suoi costumi ed i suoi valori, riconosciuti alla donna, madre e bambina che sia, traslandoli in una visione artistica moderna dell’essere femminile. Ritrae donne e volti di donne da più di 40 Paesi del mondo, rendendo la sua arte internazionale. Sperimenta la sua espressione fotografica su volti di donne di tutto il mondo, dal Sud al Nord del pianeta, senza distinzione di razza, colore, religione e lingua, approdando a riconoscimenti di livello internazionale. 


Grazie al mescolamento delle culture, centro americana, africana ed europea, riesce con un colpo d’occhio e con uno scatto fotografico a cogliere il senso della femminilità nelle sue varie sfaccettature, di chi è dietro l’obiettivo.
E diviene dunque famosa per la sua abilita artistica a cogliere la profondità dell’anima delle donne che fotografa, siano esse madri, siano esse bambine, siano esse donne nelle loro essenza, bianche o nere.
Ricca ed orgogliosa della sua cultura domenicana, attaccata alle sue radici culturali e tradizionali, ed alla sua lingua natia, la lingua spagnola, crea nel 2018 l’importante associazione culturale no profit, chiamata “Il tempo delle donne” che trova spazio come sede nella Casa delle donne” a Via della Lungara. ad esse fanno riferimento tutte le donne della Repubblica domenicana, che lei in qualche modo rappresenta e racconta con le sue mostre d'arte e sfilate in costume tradizionale.
Ed e qui, in mezzo alle ormai storiche donne coraggiose italiane, che trova un luogo in cui poter esprimere liberamente la sua forma artistica e femminile.
Emanuela Scarponi, giornalista
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Ritrattista Rita Valenzuela, presidente de “Il Tempo delle Donne”
Nel 2018 crea l’associazione no profit "Il Tempo delle Donne" gruppo di artiste provenienti da 30 Paesi del mondo inclusa l’Italia.
Nel giugno 2020 crea il “Premio Sguardo di Donna per la non violenza”, Progetto artistico-culturale in omaggio alle Sorelle Mirabal, martiri dominicane.
Nasce a San Cristòbal (Repubblica Dominicana) il 6 gennaio 1975.
Giornalista, è stata direttrice delle testate “El Folio del Sur” e “Gente Social”, premiate come le migliori testate culturali e di notizie della Provincia di San Cristòbal; conduttrice di programmi radiofonici per Radio Sur FM; organizzatrice del Concorso di racconti per bambini “Sembrando Esperanza”, forma parte del progetto governativo per l’eliminazione dell’analfabetismo negli adulti nella Repubblica Dominicana.
Ha ricevuto vari riconoscimenti dal Ministero della Cultura e da organizzazioni culturali della Repubblica Dominicana.
Trasferitasi in Italia nel 2010, la sua grande passione per la fotografia è stata affinata con una serie di corsi dedicati, che le hanno permesso di mettere in luce le sue grandi qualità di ritrattista.
Divenuta famosa per la sua abilità artistica nel cogliere la profondità d’animo delle persone che ritrae, è dunque conosciuta come “Ritrattista Rita Valenzuela, presidente de “Il Tempo delle Donne”, Rita pronuncia con la purezza della sua anima le sue frasi: “A volte un piccolo gesto come un sorriso può illuminare la giornata di qualcuno.”
"Il Tempo delle Donne chiama le artiste del mondo.""Creiamo un nuovo sguardo nel tempo."
"L'arte è bellezza da vivere e condividere"
"L'arte è l'acqua che sazia la sede dell'anime ferite, è l'ombra per ripararsi e guarire le ferite del cuore."
"La diversità è la nostra ricchezza"
"La cultura è il cibo di un'anima artista"
"La bellezza sta nel buio bisogna solo trovare la luce giusta per vederla".

“L'intenzione dell'anima” di Rita Valenzuela è il titolo della sua Mostra fotografica che ha avuto luogo in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in omaggio alle eroine dominicane, le Sorelle Mirabal dal 25 all’ 8 dicembre del ????? in Via della Stamperia 6, a pochi passi della Fontana di Trevi a Roma in Italia.
“L'intenzione dell'anima” è stata organizzata dalla Ambasciatrice della Repubblica Dominicana in Italia, Alba María Cabral Peña Gómez e dall'ISTITUTO CENTRALE PER LA GRAFICAm Direttore, Maria Cristina Misiti.
L'intenzione dell'anima è stata curata da Luisa Auffant, Addetto Affari Culturali dell’Ambasciata della Repubblica Dominicana in Italia; i testi che hanno accompagnato le fotografie durante la mostra sono stati scritti da Laura Gil Fiallo del Ministero della Cultura della Repubblica Dominicana, ISTITUTO CENTRALE PER LA GRAFICA. Il commissario della mostra è stato Maria Francesca Bonetti.

Alcune delle sue mostre: 🌱
Come curatrice:
Mostra d'arte collettiva “Tutti i Colori del Mondo” dal 3 al 9 dicembre 2021. "Sguardo da Donna" dal 04 al 06 settembre 2020. Mostra d'arte collettiva "TERRA MADRE" dal 25 al 31 ottobre 2019, realizzate a Roma nella Galleria d’arte Arca di Noesis.
Mostra d’arte collettiva “Natura-Corpo-Anima dal 1 al 5 settembre 2021
Il Laboratorio, Trastevere, Roma.
Mostra collettiva “Il tempo delle Donne” Gruppo Clark, 06 al 9 dicembre 2018

Mostra D’arte Personali:
24- 05- 2019 Mostra Personale della ritrattista Rita Valenzuela “Tiempo de Mujer” Salone della Ambasciata Dominicana in Italia.
Dal 19 al 21-01-2018 mostra personale della ritrattista Rita Valenzuela “Emozioni su Telo” nell’Hotel Napoleon, Roma.
Dal 12 al 1-02-2019 mostra personale della ritrattista Rita Valenzuela “Emozioni su Telo” nel Spazio Filatelia, delle poste italiane di Piazza San Silvestro.

Come artista invitata:
20-09-2019 evento dell’Ong Africanpeople in Africa ed in Italia per commemorare la Giornata internazionale per i diritti dei migranti, 17 dicembre 2021, Roma
20-09-2019 evento culturale artistico nella Casa internazionale delle Donne.
29-8 -2019 al 9-9 -2019 Esposizione collettiva internazionale Emozioni in Mostra "L'Armenia incontra il Mondo" a Castel dell’Ovo, Napoli.
08 -03- 2019 Mostra collettiva d'arte contemporanea nella galleria CosArte con la collaborazione di Amnesty International.
17-01 al 01-02 del 2020, mostra I CORTILI DELL’ANIMA uno degli eventi che rientra nei progetti approvati dal Municipio ROMA VIII per il Centenario della Garbatella.
22 -12 al 7 -12 del 2019, “Le Rouge et le noir" nella Galleria in Via Nicolò da Pistoia 18 (Garbatella) con il patrocinio del Municipio di Roma VIII.
06 -06 2018, 05-06-2017 e 16-06 2014, Mostra collettiva Gruppo di Fotografia dell’Istituto Comprensivo "Daniele Manin", C.T.P. "Nelson Mandela" di Roma.

                              

 

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10 Novembre 2022

“Rigenerazione urbana” di Claudia Polveroni

“Rigenerazione urbana”
Tutti noi abbiamo sentito dire di transizione ecologica, energetica: siamo in un’epoca in trasformazione.
Vediamo insieme che cosa si intende per rigenerazione urbana, ascoltando la spiegazione di più persone riunite.
Alla fine del mese di settembre, alle ore diciassette in una delle sale dell’Unar, sede delle associazioni regionali del nostro territorio, si è tenuta una interessante conferenza.
Dell’argomento si è iniziato a parlare da oltre cinquanta anni e viene discusso molto ultimamente.
Presenti tra i relatori: professori, ingegneri e avvocati e dal pubblico: scrittori e conoscitori della materia: la crisi che ha colpito le città e l’esigenza della rigenerazione urbana.
L’ingegnere civile edile, Maurizio Scarponi apre la conversazione volgendo lo sguardo sulle città. Non sempre ridenti, alcune case potrebbero crollare per instabilità territoriale.
Il problema è sotto gli occhi di tutti. La crisi energetica si avverte via, via, sempre più.
L’edilizia e l’urbanistica sono chiamate per apportare delle scelte più razionali e cercare nuove vie di sbocco.
Traffico, inquinamento acustico, dell’aria, difficoltà nel parcheggio, si cerca
usare ciò che è consentito a consumo ridotto, fino a zero.
A questo punto prende la parola l’avvocato Carnevali vice presidente dell’Unar e rappresentante regionale.
L’avvocato Carnevali parla dell’Unar: la casa delle regioni, che ospita la rappresentanza di 31 regioni territoriali.
Si riferisce a parole di rispetto, amore e difesa per il territorio.
Dare vita alle città, verso un percorso crescita sostenibile. La citta sana, sostenibile per migliorare le nostre vite e delle future generazioni.
La sede delle regioni di Roma ricomprende 1000 mq.
Nelle aree accessibili si possono installare dei pannelli solari, per l’energia termica alternativa.
Il piano sottostante riceve studiosi italiani e stranieri, per gli studi in biblioteca.
Ipotizza un progetto comunitario, che ospiti i rappresentanti di associazioni locali e straniere e centri specializzati, per migliorare la qualità della città.
Menziona il dottor Antonio Maria Masia, Presidente; Gremio Sardo non presente al momento e conclude.
L’ingegnere Scarponi presenta il professore Alessandro Bianchi ex ministro, oggi fondatore della scuola di rigenerazione urbana.
Il professore trae spunto dalla pubblicazione di un suo “libretto” come egli l’ha detto, intitolato: “Rigenerare il bel paese”: la bellissima Italia.
Si può anche usare il termine anche il brutto paese, sembra che di brutture ce ne siano molte ed il sottotitolo è: “la cura di un patrimonio dismesso e sconosciuto”.
Il prof. Bianchi parla del professore e amico Stefano Aragona e di Ivan Battista presenti in sala. I. Battista è autore del libro: “ Psicourbanistica della città ideale”.
Che cosa è la rigenerazione urbana.
Roma è piena di parole, che riguardano rigenerazione urbana.
Il termine non è da confondersi con altre attività, che hanno inizio dal 1970: riqualificare, ristrutturare, recuperare.
Qualunque amministrazione parla di rigenerazione urbana, il PNRR enuncia uno stanziamento molto cospicuo per la cura ed il progetto della stessa.
Stante la interpretazione, nello stesso documento del PNRR, non sono espressi i motivi di una vera azione di rigenerazione urbana, per attuare il piano urbanistico.
Considerare la rigenerazione urbana vuol dire prendere un edificio dismesso ed in disuso, come ad esempio, un ospedale psichiatrico, una caserma e nello stato di abbandono e farne un nuovo edificio, con una destinazione di uso diversa da quella originaria.
Diversa cosa è se modifico con un abbellimento, la piazza del paese, svolgo un’azione meritoria ma non di rigenerazione urbana.
Dismettere la pratica espansiva dalla citta alle periferie, dismettere il consumo di suolo per costruire.
Considerare il terreno già esistente sul territorio, guardare gli edifici dismessi ed in disuso e farne un qualcosa che serva.
Rivedere il patrimonio dismesso ed abbandonato, fino a conferirgli un’altra funzione.
Nuove costruzioni pensate e realizzabili su edifici preesistenti, potrebbero colmare sacche di insicurezza, inquinamento e dissonanze architettoniche.
Il prof. Bianchi si sofferma sulla consistenza di questo, immenso, patrimonio dismesso. Notizie dalla sua pubblicazione.
9.000 km di aree industriali.
20.000 km complessi religiosi forse destinati ad aumentare.
25.000 km impianti sportivi.
1.800 km tra edifici e suolo militare. Le caserme di via Guido Reni che non hanno più un acquartieramento militare. Venne pubblicato un bando di concorso, da tempo. Resta l’attesa di spartizione di competenza degli appalti.
Dal lato opposto, dopo un breve camminamento, c’è il Museo Maxi, esempio di rigenerazione urbana per metà, usate strutture già esistenti.
!4.000 km di cave riserve di minerali per lo più zolfo. Possibile la riedificazione per valorizzarne la componente estetica.
600 case cantoniere, case rosse.
1.700 km. Di stazione ferroviaria, binari non più in uso per 1.600 km.. Percorsi che potrebbero essere piste ciclabili.
3.000 miniere dismesse diffuse molto in Sardegna. Potrebbero essere luoghi per i visitatori, testimonianze dei lavori di un tempo.
Poligoni di tiro dopo Anzio e Nettuno, fronte mare.
Siamo di fronte ad un patrimonio esistente per un’azione sistematica.
Si affacciano due grandi avversari rispetto alla rigenerazione urbana la speculazione edilizia e la rendita fondiaria, deterrenti alla restituzione della funzionalità e bellezza dei luoghi.
La possibilità della urbanizzazione nasce In Europa fra tutti i paesi inizia l’Inghilterra con la modifica di un genere, di un oggetto, fanno seguito Germania, Francia e Spagna con il modello eclatante di Bilbao.
Arriva da noi dopo venticinque anni di ritardo.
Il professore Bianchi entra nel dettaglio delle opere di rigenerazione urbana, passando in rassegna i luoghi e inizia dalla Francia.
Nel mezzo del fiume Senna, c ‘è un’isola dove nel 1919, la fabbrica automobilistica della Renault venne impiantata.
A seguito di altre fabbriche di supporto che vennero insediate, la precedente che durò quaranta anni venne dismessa.
Né derivò una polemica, c’era chi voleva la dismissione della fabbrica, c’era chi la voleva mantenere.
Sulle due sponde delle rive fluviali, francesi vennero realizzati due nuovi quartieri ed al posto della fabbrica di industria, nacque la casa della musica, con tre sale per concerti ed una scuola.
La Rhur non ha uguali in tutta l ‘Europa. A nord della Germania a ridosso del Reno, nota sede dell’industria carbonifera e complesso siderurgico.
L’area dismessa, in favore della manodopera indiana per l’industria siderurgica, a costo inferiore, provoca disoccupazione e un lascito ambientale pauroso, per gli agenti inquinanti.
Alcune persone riunite dettero l’avvio a lavori massivi, per rigenerare l’area che divenne: zona espositiva, musei, parchi da destinare ad attività collettive nel tempo libero.
Vauban è un quartiere sud della città di Friburgo un tempo vi era un insediamento militare francese, della seconda guerra mondiale in disuso ed abbandonato, diventa una zona ecologica.
L’ex fabbrica Pirelli accoglie un quartiere universitario: “La Bicocca” di Milano.
La Centrale Montemartini di Roma sulla via Ostiense, venne aperta dall’amministrazione Nathan e prende il nome dall’ingegnere Montemartini all’epoca assessore al Comune, per erogare elettricità ai quartieri romani.
Restò in seguito chiusa per venticinque anni.
La Sovraintendenza Capitolina aveva bisogno di avviare un progetto lavori sul verde e vi ha ricollocato quattrocento statue.
Resta un edificio tra i piu grandi d’Europa, che ospita quattrocento statue di epoca romana.
L’ ex Italsider di Bagnoli insiste in uno degli ecosistemi, unici al mondo.
Nel 1990 avviene l’ultima colata di ferro, sono passati trentaduenni e nessuno si è mosso per dare nuova vita al complesso industriale, abbandonato.
Ci spostiamo a sud di Reggio Calabria nel mar Ionio, in un centro d’acqua c’è un lago salato, dove nidificavano le cicogne e vicino un paesino abbandonato, uno stabilimento venne costruito e l’attività lavorativa non venne aperta, doveva produrre mangimi per animali.
L’ Istituto Superiore di Sanità non concesse l’autorizzazione e quello che ne consegue.
Altri due simili obbrobi in Lamezia Terme ed in una fabbrica di Crotone.
L’Elettrochimica di Papigno viene abbandonata. Interviene Benigni e apre degli studios, e poco dopo abbandonati, per un fallimento.
Siamo al solito una zona abbandonata, senza la cura di nessuno
Le antiche Colonie estive di Rimini edificate tra il ’30 e il ’40 accoglienti per cinquecento e seicento ragazzini per le vacanze, almeno cento e più edizioni del genere.
Sono opere pregevoli dell’architettura di quegli anni. Edifici di questo genere come le case del fascio e ex uffici postali sono espressioni di un patrimonio considerevole.
Un lascito dismesso, che affida il compito alle amministrazioni di una rigenerazione cambiando le caratteristiche per cui erano stati costruiti, con soluzioni ambientali urbane.
Il professore Bianchi richiama un’immagine: la fenice urbana muore e rinasce mille volte con un volto diverso.
Il professore Stefano Aragona ci parla dal pubblico, di una zona industriale a sud est della città dismessa e lasciata.
Si decide di dare una nuova destinazione, con la costruzione di un centro commerciale. Durante i lavori dagli scavi esce acqua che forma a poco a poco un lago. Punto naturalistico riconosciuto dalla stessa regione.
Gli elementi naturali: terra, acqua e vento sono legati alla rigenerazione urbana.
Tanti edifici abbandonati costellano la città, tra cui alcuni ospedali.
Si richiede una presa diretta. per una destinazione di questo illustre patrimonio, per essere vissuto in piena regola.
Rendere la città sostenibile è un obbligo, non solo morale, sono le normative di supporto e di adempienza che riescono a conferire un nuovo decoro alla città.
Ivan Battista punta a far convergere altre conoscenze in materia di urbanistica, come psicologia e neuroscienze, finalizzate ad accrescere la vivibilità territoriale.
Uno psicologo per svolgere il suo compito non deve essere un costruttore, un bravo ingegnere o architetto dovrebbe, forse, possedere doti da psicologo. Da un breve commento dell’oratore.
La rigenerazione urbana dà nuova vita e sostenibilità all’ambiente, le città e il territorio vivibile saranno a beneficio nostro e delle prossime generazioni.
Claudia Polveroni

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18 Ottobre 2022

Guerra Ucraina-Russia e sue conseguenze in Africa

Guerra Ucraina-Russia e sue conseguenze in Africa

di Emanuela Scarponi


L'odierna globalizzazione implica una visione globale delle cose, delle circostanze, della storia, delle guerre, della pace, della politica internazionale, economica, sociale della popolazione mondiale nel suo complesso. Non si può più prescindere dalla situazione economica, di una parte del pianeta Terra come una evento scisso da tutto il resto.
Purtroppo la pandemia è stato il primo evento negativo del mondo globalizzato. Infatti, il covid 19 non avrebbe mai avuto modo di espandersi a tutta l’umanità, senza i mezzi aerei a nostra disposizione e senza gli spostamenti continui delle persone e delle cose.
L’evento nucleare di Hiroshima è da considerarsi il primo evento catastrofico a livello continentale che ha coinvolto buona parte del Giappone, delle sue genti, e delle generazioni a venire del genere umano. Infatti, si sono avute conseguenze disastrose sullo stesso sviluppo del genere umano, perché le radiazioni hanno causato grosse malattie genetiche in tutta la popolazione che viveva nei territori limitrofi di Hiroshima alla fine della Seconda Guerra mondiale.
Un altro momento terribile, per l’Europa questa volta, e’ stato Churnobil, un incidente avvenuto nella importante centrale nucleare di Churnobil che negli anni ‘80 ha causato gravi mutilazioni agli esseri umani presenti nei territori limitrofi, causando la morte di persone e causando malattie genetiche che si sono sviluppate nelle generazioni a venire. Le conseguenze dell’incidente di Churnobil si sono risentite persino il nostro Paese perché le radiazioni non conoscono confini e si sono propagate nell’aria raggiungendo l’Italia, provocando malattie alla tiroide di molte donne italiane e quindi impedendo la procreazione di altri esseri umani.
In questo senso, pertanto, la riflessione di tutti, nessuno escluso, è divenuta unanime nello scongiurare lo scoppio di una guerra nucleare, che provocherebbe la morte di tutto il genere umano.
E moltissimi film di fantascienza hanno prefigurato questo mondo distrutto proprio dall’homo sapiens, nato come il più intelligente degli esseri viventi sul pianeta Terra.
Quindi e ben chiaro cosa succederebbe se una guerra nucleare scoppiasse d’improvviso.
Ebbene, la pandemia ha causato grandi problemi economici in tutto il mondo in quanto l’economia mondiale ha subìto un arresto improvviso. I due anni di pandemia causati dal covid 19 ha creato grossi problemi alla società nel suo complesso di tipo sociale, psicologico, educazionale, ed economico. Ma sono soprattutto i problemi economici che hanno portato a situazioni di grande difficoltà estreme.
Ma tutto avremmo potuto immaginare meno che lo scoppio di una guerra mentre si prefigurava la fine della pandemia grazie all’avvento del vaccino, che più o meno funzionante, ha cacciato fuori dal pericolo di contaminazione globale tutta l’umanità.
In questo scenario complesso la Russia di Putin entra in guerra con l’Ucraina. Ciò accade da un giorno all’altro, senza preavviso alcuno.
Da guerra regionale la guerra Ucraina-Russia sta prendendo una dimensione sempre più globale, in quanto gli Stati Uniti restano fermamente intenzionati a proteggere l’Ucraina, cosi come l’Europa, che considera l’Ucraina il granaio d’Europa e non solo.
Cosi da questa delicata situazione scaturisce come prima conseguenza dei gravi rapporti tra Europa, di cui l’Italia fa parte, e la Russia il problema dell’approvvigionamento del gas - proveniente dalla Russia – e dell’energia in genere.
Ma perché l’Italia non si apre all’Africa per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico? Questa e’ una domanda che mi pongo, ma la risposta non c’è.
Ma cosa ha a che fare la guerra Ucraina-Russia con l’Africa? “Ebbene, la Russia sta affamando l’Africa”. Queste le parole di Wole Soyinka, unica voce dell’Africa a dire la verità sul tema. Riprendendo così le sue parole dall’intervista rilasciata ad Alessandra Muglia Wole Soyinka accusa Putin di affamare l’Africa, ed auspica che i leader lo dicano.
Lo scrittore nigeriano, primo africano ad aver vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 1986, grida il suo dolore per le guerre, così vome la maggior parte degli africani pensanti ma evidenzia la grande vulnerabilità dell’Africa che è costretta a collaborare.
«La guerra in Ucraina rischia di affamare e destabilizzare l’Africa” sostiene Wole e considera Vladimir Putin un tiranno che sta portando il mondo indietro di secoli.
L’Africa ha provato cosa sia l’imperialismo violento. Ora la Russia si sta comportando come l’America in passato. Ma il mondo dovrebbe andare avanti.
Oppositore e prigioniero politico della dittatura nella Nigeria post-coloniale, Wole Soyinka è chiaro sul punto: ora che gli effetti di questa “ignobile aggressione” si sentono in Africa, dai negozi chiusi a Mogadiscio per i prezzi alle proteste violente a Kampala, in Uganda, contro il caro vita - l’autore dell’opera contro la tirannia kongi’s harvest, 1965, risponde dalla sua casa di Abeokuta, la cittadina nigeriana dov’è nato.
Sostiene che i leader africani si sono mobilitati per evitare il peggio. Non vogliono che si aggiunga la carenza di cibo a quel che già devono affrontare. Dai colpi di Stato in Burkina Faso e Mali alla Nigeria alle prese con quella che chiamo la “trilogia” del terrore: non c’è solo Boko Haram.
Pare sia stato il presidente ucraino Zelensky a sollecitare un incontro coi leader africani e che loro, per non irritare Putin, hanno deciso di recarsi in Russia prima di andare in Ucraina nei prossimi giorni.
L’Africa è succube di Putin?

Dovremmo anche in questo caso tornare alla Seconda Guerra mondiale ed alle sue conseguenze sulla divisione del pianeta tra le due potenze mondiali di allora, Russia ed America.
Ma oggi le cose sono cambiate.
L’Asia é il vero terzo polo economico del mondo.

Soyinka continua: «Noi africani siamo emersi da decenni di lotte contro il colonialismo e l’apartheid e ora facciamo fatica a prendere posizione contro i prepotenti. Ma la maggior parte delle persone pensanti che ho incontrato nel continente sono inorridite per questa invasione, per l’enorme distruzione, le atrocità e la grande quantità di sfollati causate non da alluvioni o terremoti ma dal potere di un prepotente chiamato Vladimir Putin. E questo la leadership africana dovrebbe enfatizzarlo».
Il presidente di turno dell’Unione africana Macky Sall non ha menzionato il blocco dei porti ucraini da parte dei russi come causa della crisi del grano ed a Bruxelles ha puntato il dito sulle sanzioni.
E' notizia dell'ANSA-AFP di KIEV dello scorso 16 agosto: la prima nave umanitaria noleggiata dalle Nazioni Unite per trasportare cereali ucraini è partita oggi dal porto di Pivdenny, nel Sud dell'Ucraina, con un carico di circa 23.000 tonnellate di grano destinato all'Africa. Lo ha reso noto il Ministero delle infrastrutture ucraino.
"La nave Brave Commander con grano per l'Africa ha lasciato il porto di Pivdenny. Questa mattina il cargo è partito per il porto di Gibuti, dove il carico sarà consegnato all'arrivo ai consumatori in Etiopia", ha dichiarato il ministero su Telegram.
Il continente non è autosufficiente economicamente e questo problema va affrontato attraverso la collaborazione interafricana. Deve raggiungere un livello minimo di autonomia che consenta di poter intraprendere azioni indipendenti nel mondo. Quindi sì, l’Africa è vulnerabile.
Concludiamo con le stesse parole dello scrittore così da avere una chiara idea sulla posizione dell'Africa nel merito: “Apprezziamo il contributo dato dall’Urss nella lotta per l’indipendenza africana ma non possiamo dimenticare che anche il periodo della Guerra fredda è stato segnato da opportunismo e sfruttamento, a iniziare dal saccheggio di materie prime, sia da parte dell’Occidente sia da parte della cosiddetta progressista Urss. I giovani africani che andavano a studiare nell’Urss erano vittime di razzismo allo stesso modo che in Occidente. Quindi non abbiamo debiti di gratitudine verso Mosca, soprattutto la Mosca di oggi».

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13 Ottobre 2022

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