04-02-2020


                                                                                                                 I Boscimani: la caccia e la danza

     I Boscimani sono il popolo più antico dell’Africa meridionale. Nonostante il loro stile di vita in una prospettiva prettamente etnocentrica ci possa apparire primitivo, essi vantano una lunga serie di tradizioni dal carattere piuttosto articolato.
Fra queste, quelle che sembrano particolarmente interessanti sono il modo in cui intendono la caccia e il valore “sacro” attribuito alla danza. La dieta dei Boscimani è costituita soprattutto dalle noci, ma essi tuttavia si dedicano alla caccia, prevalentemente la caccia alle antilopi.
     Per i Boscimani cacciare vuol dire cercare gli animali e parlare con essi. La caccia viene praticata per mezzo della sistemazione di trappole o utilizzando l’arco o la lancia. Prima di trovare un’antilope devono aspettare anche molti giorni: una volta avvistato l’animale, devono correre e quasi immedesimarsi con esso, i Boscimani dicono che correndo diventano come l’antilope. Finito l’inseguimento, inseguito ed inseguitori sono sfiniti, i Boscimani guardano l’animale negli occhi e comunicano con esso. L’animale in questo modo dovrebbe riuscire a capire che deve dare loro la sua energia, per permettere ai loro bambini di sopravvivere.
Si verifica così una sorta di assimilazione fra la preda ed i cacciatori, grazie alla quale si esplica un intento comunicativo, segno di una lotta ancestrale che si combatte ad armi pari. Ancora oggi i San si tramandano le medesime conoscenze.
     Per quanto riguarda la caccia può essere interessante spiegare come essa si svolge: innanzitutto vengono preparate le frecce, legando a piante simili a canne di bambù dei resti di ossa, usate come punte, che vengono coperte di veleno, estratto da particolari coleotteri, con un ramo elastico ed assieme a filamenti di piante fibrose viene preparato l’arco.
     Fin da piccoli i bambini vengono addestrati alla caccia che richiede anni di addestramento, esperienza ed allenamento nella ricerca, e cacciare di animali.
    Il cacciatore deve infatti rendersi conto di ogni più piccola traccia, che può rilevare la presenza dell'animale da cacciare. Ai bambini viene regalato un vero e proprio corredo, con archi e frecce giocattolo, per esercitare la mira. Ma, con il tempo, viene perfezionato, e tra i 15 ed i 18 anni, il ragazzo uccide la sua prima preda. Questo segna il suo passaggio verso l'età adulta, sancito da riti, tatuaggi ed incisioni sulla pelle. Dopo di ciò, il ragazzo viene considerato pronto per il matrimonio, altro rito di passaggio che porta quindi ad un miglioramento del proprio status.
     A proposito di ricerca di tracce e caccia, esistono molti termitai nel deserto ed i Boscimani seguono le tracce fresche dei formichieri che uccidono subito e li svuotano delle termiti che invece gli uomini rimettono in libertà, lasciandole sopravvivere.
    Un importante valore viene attribuito dai Boscimani alla danza, che considerano come una preghiera in grado di attivare le forze soprannaturali. Essi credono in una divinità celeste, che, per esempio in Namibia viene chiamata N!adima, ossia cielo o creatore.
Considerano una divinità anche la luna, ritenendola all’origine della morte. Poteri soprannaturali vengono attribuiti anche alle forze della natura e agli eroi protagonisti della loro storia più antica, ricordati oralmente attraverso racconti di generazione in generazione.
      Durante la danza i Boscimani tremano, saltano e sembrano entrare in trance, per invocare l’aiuto dei loro antenati e delle divinità. Questi devono aiutarli a scacciare le malattie e devono assisterli durante i riti di iniziazione.
     La danza di guarigione dura in genere circa sei ore, ma in alcune occasioni può durare anche un giorno intero. Le occasioni in cui si pratica la danza possono essere diverse: durante la caccia, la semina e la produzione artistica.
     Le donne stanno in cerchio e gli uomini ballano intorno a loro; il tutto avviene attorno ad un fuoco. I giri di danza diventano sempre più vorticosi e l’atmosfera inizialmente allegra si trasforma: alcuni entrano in trance, cominciano a sudare e il loro respiro diventa affannoso.
     E’ proprio questo il momento in cui si realizza l’obiettivo propiziatorio della danza e colui che la mette in atto entra in contatto con la divinità.
     La cultura della popolazione “San” del deserto del Kalahari, rimarcando la matrice culturale dell’area oggetto di studio, crea un ponte diretto tra la tradizione millenaria dei Boscimani e la nostra formazione classica di ricerca delle origini.
E quanto detto è particolarmente vero in questa circostanza, che ci permette di approfondire la conoscenza di una popolazione nomade di cacciatori e raccoglitori dell’Africa australe che vive nel territorio da almeno 20.000 anni, con ritrovamenti anche ben più antichi.
    Oltremodo interessante è l’origine genetica particolare che sembra costituire uno dei più antichi rami dell'evoluzione dell'Uomo moderno, essendo i Boscimani rimasti isolati geneticamente per un tempo stimato di 100.000 anni circa, oltre all'uso di un linguaggio di comunicazione unico del tutto originale basato su schiocchi, il linguaggio “clic”, e su segnali manuali trasmessi durante la caccia (infatti sono anche chiamati per tale caratteristica “uomini scorpione”).
Non meno significative sono le arti visuali, presenti in numerosi siti archeologici e caratterizzate dalla chiarezza di “petroglifi”, che risultano particolarmente significative ai fini di una comprensione della capacità espressiva primordiale umana, intesa anche come capacità di trasmissione e conservazione della cultura e della filosofia di un popolo.
Emanuela Scarponi