prof. Antonio Palmisano presenta l'autrice Emanuela Scarponi 

Giovanni Fabiano, giornalista. cura Cinema e libri isola tiberina  

Evaldo Cavallaro, esperto d'oriente. 

Emanuela SCARPONI. Molte tecniche di relax, che oggi vengono utilizzate in Occidente si ispirano invero alle tradizioni ed alle culture buddhiste praticate quotidianamente da 2.000 anni, da queste persone, in modo molto semplice e naturale. Nel mondo occidentale, dove sentiamo tutti la mancanza di questa serenità e di questa calma soprattutto, per motivi ovvi, perché viviamo nel caos e nello stress quotidiano, cercano di trovare in questi metodi di meditazione la serenità che questi popoli intuitivamente hanno, dato che vivono in Paesi molto tranquilli. Questo è il problema principale di cui hanno parlato anche Antonio Luigi Palmisano ed Evaldo Cavallaro dei problemi dell'antropologia attuale.

Nel Capodanno del 2015 mi trovo a Kathmandu e nell'aprile 2015 avviene il terremoto, quindi tre mesi dopo la mia presenza in questa valle incantata tutto muore, tutto si distrugge; questo mi porta a tentare di aiutare queste persone, aiutarli a mantenere viva la loro tradizione. Questo è il motivo per cui nasce questo libro Kathmandu, la valle incantata.

Quello che sto provando ogniqualvolta mi accingo a scrivere un libro è che, in realtà, emerge una parte della personalità che non conoscevo a prima vista e quindi è molto interessante, perché si scopre un'altra parte di sé.

Questo è un réportage di viaggio, non ha la pretesa di essere un libro scientifico, ma cerco di interpretare, da viaggiatrice ed osservatrice attenta e amante della fotografia quelle che sono le caratteristiche dei popoli e delle civiltà differenti da noi, che mi rendono così estroversa, variopinta e ricca di curiosità per qualsiasi cosa avvenga. Allo stesso modo ho scoperto l'Isola Tiberina.

Oltre a scrivere questo libro ho pensato di creare un documentario, che poi verrà proiettato, altrettanto interessante e che dà una visione completamente diversa di questo Paese e dei costumi ed è un modo diverso di interpretare il senso

della conoscenza museale. Mi rivolgo ai professori ed agli intellettuali tutti, che devono stare tra le persone per cercare di comunicare innanzitutto: infatti se i musei fanno bene, anche le persone e i luoghi aperti come questo sono spettacolari per cercare di trasmettere dei valori. Questo credo sia assolutamente fondamentale e, dalla comunicazione, poi si trasmettono valori in vari modi: una mostra multimediale permette di percepire maggiormente varie sfaccettature di una realtà,

utilizzando tipologie diverse, non solo la parola, non solo le parole scritte, ma anche i video, documentari e anche le fotografie. Cerco così di rendere tridimensionale una cultura e questo è il mio tentativo umile di rapportarmi con queste popolazioni.

Adesso do di nuovo la parola ad Antonio Palmisano, che sarà più bravo a presentarmi.

 

Antonio Luigi PALMISANO. Questo è il secondo libro che Emanuela ha pubblicato. Il primo libro lo pubblicò

diversi anni fa e mi chiesero di farti la prefazione. Di solito non faccio prefazioni, perché è sempre molto imbarazzante scrivere prefazioni, non solo perché uno è costretto a leggere il libro, ma perché se non gli piace poi si sente in imbarazzo, quindi sono argomenti molto delicati. Stavo pensando quando scrissi la prima prefazione: santo cielo, sarà la solita storia, il solito viaggio; ma quello che mi colpì del primo suo lavoro e che per fortuna ritrovo nel secondo lavoro è quanto segue: noi abbiamo infiniti modi di viaggiare, ogni essere umano ha infiniti modi di viaggiare, cambiano da persona a persona, ma cambiano nella stessa persona in tempi diversi. Il mio modo di viaggiare quando avevo cinque anni non è quello di quando ne avevo trenta, di quando ero sposato o divorziato; cambia nel corso della nostro vita in modo diverso. E poi ovviamente dipende molto da quello che uno sta cercando, ammesso che stia cercando, oppure gli può essere capitato ed il modo

suo era un modo di viaggiare - come dire - timido inizialmente e molto rispettoso di quello che stava facendo, delle persone che stava incontrando. Era sul serio curiosa, ma non quella curiosità a tutti costi (dai dimmi cosa hai fatto, è vero che voi mangiate questo?), non era pressante, era una curiosità, che è quella dell'incontro con un altro e di emozione. Sono convinto che nel primo suo volume lei fu molto emozionata dalle donne che aveva incontrato in Namibia perché, da quello che avevi scritto trovavo questa emozione. Per me è molto importante quella dimensione, che poi traspare nel racconto. Dopodiché diciamo che sei diventata tecnicamente sempre più brava e vuol dire che hai imparato dalla prima esperienza di viaggio e dal primo modo di scrivere; quindi questo libro è ancora più ricco del primo dal punto di vista delle osservazioni tue e dell'emotività tua espressa che ora riesci a far anche fruttare da quel punto di vista. Lo si vede anche dal modo tuo di

fare le foto, che non sono le foto fatte - come dire - iconografiche, molto iconografiche, standardizzate, mainstream, che vogliono ritrovare lo stereotipo, il clichè; anche nelle foto che si vedevano lì hanno qualcosa di diverso dai clichè, non fosse altro per la composizione dei colori. Hai attenzione, quando fai questo, a ritrovare delle armonie di colori e, quelle foto che hai scelto e messo, in quelle scale cromatiche ci sono delle interessanti armonie proprio palesi, dando un forte risalto a chi ti sta davanti, che finisce per non essere più oggetto; questo è importantissimo dal punto di vista antropologico, cioè riconoscere nell'altro la sua soggettività, non come oggetto davanti all'obiettivo, con una storia.

Quindi hai creato questa immagine di questa persona, con dei colori e delle cromie che sono tutte tue, perché avresti potuto prendere un'altra luce, fare diversamente, c'è qualcosa di ricorrente in tutte quelle foto ed è questa armonia della quale ti sto parlando, quei tre colori di base. E poi li lasci esprimere quelli che loro sono, con un sorriso appena accennato, uno sguardo un po' pensieroso. Si

vede che non sono imbarazzati davanti a te, si vede che sono lì, non a farsi fare la foto perché uno gli dà un dollaro o cinque dollari, ma perché gli piace farsela fare da te. Questo è un successo enorme, perché è un modo che dimostra che c'è stato un dialogo, ci sarà stato un dialogo in una delle lingue europee, perché è ciò che diceva prima Cavallaro: le forme di dialogo sono non verbali e principalmente, in quelle situazioni, non esiste dubbio e dipendono da cose infinitesimali, ad

esempio da come è stato il tuo sguardo diretto, da come ti sei posizionata fisicamente. Vedo fotografi che fanno delle foto in posizioni in cui il soggetto sembra quasi sottomesso. Così come ce ne sono altri che fanno foto a quest'altezza. Un modo di viaggiare con amore, con grande interesse, con grande rispetto.

Non stai facendo un viaggio per dimostrare qualcosa (ehi ragazzi sono stata a 4.500 metri di quota e ho fatto queste foto). Non c'è un record da battere: sono stata in un posto dove non è stato nessuno. A Kathmandu ci sono stati milioni di persone, ma il Kathmandu che tu fai vedere - devo dirti la verità - non me lo avevano fatto vedere altri. Questo sì che è importante, da questo punto di vista il tuo libro è molto importante, perché è un libro che ha questo grande rispetto

che traspare sia nello scritto che nelle foto e questo è di un'importanza estrema.

 

Emanuela SCARPONI. Mi sono arricchita tantissimo sia andando in Nepal, vedendo questi personaggi che fanno tantissime cose. Ho migliorato anche la comprensione della vita, questo è! Conoscendo e incontrando culture diverse si percepisce maggiormente il senso dell'umanità. È una cosa meravigliosa.

Antonio Luigi PALMISANO. Voglio dire: quanti réportage abbiamo visto sul Nepal! Il modo in cui lei sta lì con gli altri, che cosa la colpisce: guardate la fto della mucca sacra: la didascalia spiega il vero utilizzo della mucca tra i buddisti che generalmente vengono accusati di morire di fame ma di lasciare vive le mucche ed altri animali perché ritenuti irrazionalmente sacri; non è cosi: essa viene usata per i lavori agricoli, per il latte e il combustibile; la mucca sacra allatta un cucciolo di cane, cioè si rompono questi stereotipi anche sul Nepal. Ma questo è il

Nepal? Dove la mucca sacra dà latte al cucciolo di cane? Allora perché lo ha visto lei e non lo hanno visto tutti gli altri fotografi che sono andati in Nepal? Ci sarà una ragione. Non penso che non sia capitato a nessuno di vedere la mucca che allattava il cane. Perché non lo hanno rilevato come un qualcosa di importante, di interessante, di indicativo, che ti dà anche l'immagine di un Nepal dove c'è interazione reale. Poi dialogando fra specie diverse, dove c'è questa dimensione

corale, di connubio, di generosità. È un'icona di una generosità che esiste lì, questo è il punto! È molto riuscito il suo modo di fare le cose. Veramente!

 

Emanuela SCARPONI. Oltretutto si pensa sempre alla mucca sacra come ad un impiccio, in realtà il Buddhismo ritiene la mucca un animale sacro e quindi non lo si tocca, le persone non si nutrono della carne. In verità non è proprio così! È talmente sacra che non viene uccisa, ma - da quello che ho capito - produce latte innanzitutto e poi viene utilizzata anche per altri motivi. Non viene uccisa, ma

comunque aiuta la sopravvivenza del popolo.

Si arriva in questi luoghi incredibili: in mezzo ad una confusione pazzesca, popolazioni variopinte, vestiti meravigliosi e coloratissimi, il terzo occhio delle donne e poi, improvvisamente, in questa folla inesauribile di persone colorate, ci sono queste mucche per strada, che sono immobili e che impediscono a tutti di passare ed è tutto normale, sembra di entrare in un mondo completamente differente. E questa è l'India! In Nepal c'è la stessa cosa, ma è più tranquilla e serena.

Cosa ho fatto io anche in questo viaggio? Si chiama da Varanasi a Kathmandu. È un'esperienza di viaggio che ho fatto e cerco di capire cosa vedo e cosa incontro e quindi racconto dei Safiu, che sono una specie di santi che vivono in strada e meditano e quindi mi sono incontrata persino con la storia della letteratura italiana, perché Varanasi - che è un posto incredibile e bellissimo, unico al mondo - ricorda l'inferno di Dante.

Tutti abbiamo notato questa cosa e quindi ci siamo chiesti: perché il Gange, con la cremazione dei corpi e queste piccole barche lungo il fiume, che portano le ceneri e che, grazie a questa tradizione, l'uomo, secondo il buddhismo e l'induismo

riesce a raggiungere il Nirvana, cioè si libera del corpo ormai inutile, non più funzionante e fuoriesce. Sono riuscita a fotografare una colomba in volo e per me quella è la foto più bella che ho scattato.

Cosa unisce l'India al Nepal? Esattamente questo, il trait d'union tra questi due Paesi, che ho visitato, con al centro Kathmandu, è stato il viaggio a ritroso della coscienza umana, cioè dell'anima che, lasciando il corpo, va verso il Nirvana e quindi si raggiunge il Nirvana che è situato, nella tradizione, al di sopra dell'Himalaya.

Rifacendo a ritroso il cammino dell'anima umana secondo la filosofia buddhista (si dice sempre filosofia e non religione) perché in realtà non esiste una

religione, ma esiste una filosofia di vita, che è molto razionale e che permette di individuare corpo e anima, materia ed essenza, materia e spirito, ognuno seguendo il proprio punto di vista.

Ho cercato di entrare nella loro mentalità, nella mentalità buddhista ed induista cercando quindi di interpretare questo pensiero ho - come mi è capitato di fare - ripercorso a ritroso l'essenza dell'umanità che si trova in ognuno di noi. Si è partiti da Varanasi, dove non esiste più un corpo e dove la coscienza, per me, dell'uomo, risale il suo cammino verso l'infinito. Questo ho fatto e siamo arrivati nella Valle di Kathmandu, che è un posto assolutamente incredibile, perché sembra sospeso nel cielo; per quanto sia in alto innanzitutto e tutta la catena dell'Himalaya è meravigliosa e dà un senso di tranquillità, di serenità e di profondità interiore, che è propria dei luoghi così spirituali. Credo che queste meditazioni siano profondamente spirituali ed abbiano molto da insegnarci, anche se noi siamo "civilizzati".

 

Antonio Luigi PALMISANO. Vorrei fare una domanda di questo genere: io viaggio naturalmente da uomo e sono convinto che noi uomini vediamo cose molto diverse dalle donne e voi donne vedete cose molto diverse da noi uomini, almeno per l'esperienza che ho avuto io quando mi confronto con alcune colleghe, amiche o donne con le quali ho viaggiato. È come se fosse proprio diverso quello che voi

vedete rispetto a quello che vediamo noi.

Secondo te è vera questa mia impressione? Tu hai un modo tuo di vedere le cose? Ti riconosci in altre donne quando si è altrove? C'è una maniera di porsi diversa nei confronti del luogo in cui ti trovi o vi trovate?

 

Emanuela SCARPONI. Certamente la mentalità dell'uomo è di per se diversa. Forse siete maggiormente attratti dalla natura e dall'architettura. Le donne sono forse più attratte dalle persone. Penso che ci sia un maggiore desiderio di comunicare da parte delle donne ed è sempre più facile per le donne e quindi poi si guardano i bambini. Il senso materno che noi abbiamo è quello di guardare altri popoli e magari di fotografare molte donne, molti bambini, ma anche degli uomini, purché di bell'aspetto....

Sono interessanti questi Sa Fiu, ogni volta che ho visto questi santi, questi personaggi, al di là del fatto che lo facessero per vari motivi, magari anche di turismo, sono veramente strani ed io sono rimasta impressionata da loro, figuriamoci Alessandro Magno, immaginate Alessandro Magno che incontrò a quell'epoca questi personaggi nella jungla indiana.

Poi un'altra cosa bella che ho scoperto ed approfondito ed è l'emigrazione dell'uomo, cioè il fatto che l'uomo è nato in Africa, ma poi si è spostato verso Oriente; le prime civiltà sono del Tigri ed Eufrate (come sappiamo tutti), ma poi, ad un certo punto, grazie alla lingua che loro parlano e che si sono portati dietro, noi scopriamo che l'uomo emigra e va in India.

Ed ecco che il Sanscrito, per quanto mi riguarda (che ho studiato già all'università), prende forma. Il sanscrito è la lingua più antica del mondo, viene parlata dalle popolazioni indoeuropee ed è la base delle nostre lingue indoeuropee tra cui la nostra.

La cosa simpatica è che mentre noi di lingue moderne vediamo il

latino come una lingua d'origine, vedendo il sanscrito si vede in prospettiva contraria e cioè che il latino è ciò che il sanscrito diventerà nel Mediterraneo.

Così scopro gli antichi libri Veda, che nascono in Afghanistan, dalla popolazione degli Indoari e sono alla base di tutti quelli che sono poi i libri scritti

successivamente come la Bibbia ad esempio. Per cui, per avere ancora una prospettiva diversa di tutta la storia dell'umanità, bisogna andare a ritroso nel tempo e vedere cosa c'è scritto in questi libri. La parola Veda diventerà in latino video e questo è fantastico, cioè cambiare prospettiva di visione della storia.

 

Antonio Luigi PALMISANO. Bisogna averlo il coraggio di cambiare prospettiva.

 

Emanuela SCARPONI. Ma è splendido, è divertente perché si torna indietro e conoscendo il passato si capiscono meglio il futuro e il presente.

Sapere che (io sono laureata in lingue e quindi gioco in casa) si può tracciare l'emigrazione dell'uomo tramite la lingua che si porta dietro è splendido. Serve anche questo! Sapere la lingua oltre che comunicare con altri popoli. Penso che tutti dovremmo avere un dizionario etimologico.

Credo che viaggiare sia molto bello, ma scrivendo delle riflessioni successive, permette di ripercorrere i medesimi luoghi e viaggiare nella nostra anima per rivivere e rielaborare le nostre emozioni provate che sono indelebili nella nostra psiche profonda e ci permettono di imparare dagli altri popoli esperienze che arricchiscono la nostra personalità e la nostra vita. In questa maniera la vita diventa meravigliosa!

 

Antonio Luigi PALMISANO. Quando tu torni a chi racconti per primi?

 

Emanuela SCARPONI. Agli amici!

 

Antonio Luigi PALMISANO. Avranno riso, avranno gioito, avranno fatto altre domande, cioè c'è interattività diversissima. È fondamentale il racconto tuo agli amici, o a tua madre, o a tuo fratello, o ai parenti.

 

Emanuela SCARPONI. Noi già siamo influenzati da sempre, perché siamo figli di viaggiatori; mia mamma è lì e ci ha insegnato a viaggiare. Mio fratello viaggia, i figli viaggiano e viaggiamo tutti. Ognuno per se e abbiamo tutti esperienze diverse. Di tanto in tanto ci incontriamo.

 

Antonio Luigi PALMISANO. Voglio dire: il racconto del viaggio è una parte sostanziale del viaggio.

 

Emanuela SCARPONI. A quanti degli amici (che si alzino in piedi) è piaciuta la mia esperienza in Nepal e che vorrebbe farla? Quanti avete sentito parlare di questo? Non sempre si riesce a prendere dal prossimo ed è anche pericoloso, perché si subiscono anche delle influenze negative, però laddove esiste un patrimonio interiore che possa arricchire le considerazioni della vita, questo è bellissimo. Questo si incontra specialmente nei popoli che ancora portano la loro autenticità di visione di cui parlavo. Poi ho anche approfondito le tematiche di fisica quantistica, con solo dei riferimenti bibliografici, non mi sono azzardata ad andare oltre, che trattano sempre della comunicazione. Ho avuto il consulente fisico, che non vuole essere citato.

 

Giovanni FABIANO. Quando si fa un libro con tante fotografia come quello che hai fatto tu - guardandole in realtà quando si sfoglia il libro ne guarderebbe ancora, quindi non è quello il discorso - arrivi alla fine che ti senti soddisfatta di quello che hai fatto o ti sembra che manchi ancora qualcosa?

Avresti voluto avere altre cinquanta pagine per poter inserire altre cento fotografia. Lo chiedo a tutti quelli che fanno libri fotografici, perché mi sembra sempre di comprendere che la cosa peggiore è quella di dover fare una selezione delle foto, perché ne avrei da mettere ancora...

 

Emanuela SCARPONI. Non ho fatto io la selezione, era impossibile, non l'avrei potuta fare.

 

Giovanni FABIANO. Staresti ancora scegliendo quali foto mettere.

 

SCARPONI. L'ha fatta Maurizio, mio fratello, ha scelto foto, allestimento e tutto il resto.

 

Emanuela SCARPONI. Non l'avrei potuta fare, perché per me sono state tutte foto interessanti. Si dice che gli arabi non vogliano farsi fotografare perché gli si ruba l'anima. Io non capivo cosa intendessero. In realtà è possibile che nel momento in cui si capta qualcosa di interessante per il proprio cervello, in realtà si ruba, si prende. Quindi può darsi che questi detti abbiano una loro logicità, solo che noi non la vediamo. Per questo ho cercato di interpretare, anche logicamente, quello che queste persone pensano. Questo è stato il mio sforzo, quello di tramutare in parole semplici concetti difficili e a noi lontani, questo per cercare di agevolare non solo la comunicazione. Invece un'altra parte importante è che si parte da Dante Alighieri per arrivare agli antichi libri Veda. Questo lo vedrete pure nel documentario e penso che sia bellissimo. Io che mi immedesimo in Dante Alighieri potete immaginare. Una professoressa d'inglese, che ha sempre guardato alla Gran Bretagna, agli Stati Uniti e poi si immedesima in Dante Alighieri, ho sempre

pensato al mio professore Sechi, che mi ha fatto una testa così con la Divina Commedia. Però, devo dire, che in effetti ne è nata una riflessione profonda e da lì che viene interpretata poi la voce bellissima di questo speaker, che oggi non è potuto venire, questo attore di teatro che mi ha aiutato. Ed alla fine del viaggio si arriva all'interpretazione dei valori fondamentali dei Veda che insegnano gli antichi libri Veda e cioè l'utilizzo dei sensi di cui prima si parlava. Quindi ho tentato di

interpretare questo viaggio come un viaggio di rinascita spirituale.

Ho anche parlato del destino e ho detto, beh, non bisogna avere paura della vita, perché se mi fossi trovata nel terremoto del 25 aprile 2015 a quest'ora ero morta, quindi voleva dire che non dovevo morire per raccontare ciò che ho visto.

 

Giovanni FABIANO. Allora se tu vuoi, se magari hai altro da aggiungere, magari vediamo se c'è qualche domanda dal pubblico. Ormai la curiosità che ci hai messo nel vedere il documentario è tale che

vogliamo vederlo il prima possibile.

 

SCARPONI. Mi sono divertita tantissimo sia a fare il documentario, sia a scrivere, sia a fare foto.

Ho messo in mezzo parecchie persone, abbiamo qui Rosa Maria, con cui abbiamo riflettuto sulla

spiaggia sulle parole utilizzate, mio fratello Maurizio, mia madre con le correzioni di bozze e infine

Antonio Palmisano.

 

PALMISANO. Questa è una tua dote ed è fuori dal concetto del viaggio individuale, coinvolgi tutti

e questo è molto bello, perché è proprio questo davvero che ha senso. Coinvolgere tutti! Non è una

cosa che ti sei goduta solo tu, alla fine hai fatto godere tutti e questo è dialogo.

 

Giovanni FABIANO. Abbiamo qualche domanda dal pubblico o commenti?

 

Emanuela SCARPONI. Lui è Paolo Ammendola, tra l'altro è un personaggio ed io imparo da loro. Paolo è uno dei pochi scienziati italiani scelti per organizzare le missioni nello spazio a Euston, quindi è uno degli scienziati italiani richiamati dagli Stati Uniti.

 

Paolo AMMENDOLA. Vorrei sapere il momento in cui ti sei emozionata di più e il momento di maggiore criticità in questo percorso, in questo viaggio.

 

Emanuela SCARPONI. Ci sono stati vari momenti: Varanasi è stato l'inizio del viaggio unico e bellissimo, con la piazza Durbar di Patan, dove sono rimasta incantata dalle varie sfaccettature di questo borgo medievale. La valle di Kathmandu è meravigliosa. È fatta di tre borghi medievali, che sono tre città

dominate da tre piazze, che si chiamano tutte alla stessa maniera: Durbar square, Durbar square, Durbar square.

Patan è il luogo dove c'è il tempio buddhista e dove ci sono le cremazioni. Ci sono sempre dei fiumi e c'è il bagno purificatore dell'uomo, dove l'uomo si purifica, si lava, fa questo bagno dentro il Gange e anche nel fiume che bagna Patan; quindi l'elemento che unifica questi Paesi indiani, nepalesi, tibetani e tutta quella fascia è esattamente l'acqua ed è splendido come aspetto, perché anche nel caso dell'induismo e del buddhismo, l'acqua, come nel cristianesimo, assume un

ruolo fondamentale e questo si ritrova ovunque.

E poi, devo dire, che un momento meraviglioso è stato; io ho visto piccolo Buddha di Bernardo Bertolucci, che ho cercato di rintracciare in tutte le maniere senza riuscirci. Come sono riusciti a fare loro le riprese non lo so, sono stati dei geni, perché la molteplicità dell'architettura Malla è talmente variopinta e fatta di tende rosse, di ornamenti a pagoda (pensavo fossero cinesi e invece vengono proprio dalla Valle di Kathmandu), rendono talmente pluridimensionale la locazione in cui ci si sta, che non ci si riesce a riprendere, ci si sta proprio dentro e questa è una grande emozione che si prova, perché ci si perde in queste piazze di questa valle di Kathmandu con attorno queste infinite catene montuose meravigliose e, in alto, la volta stellata del cielo. Sembra di stare dentro un quadro. Lo sforzo è quello di cercare di entrare persino nei quadri. Si era dentro a un mondo sconosciuto e sembrava di stare indietro nel tempo. Quando si fanno questi viaggi in questi Paesi così spirituali è come se il tempo, ancora di più

in Africa, però qui c'è un aspetto spirituale differente, che si può maggiormente studiare, in realtà si torna indietro nel tempo medievale - in questo caso - ma mentre si è lì, quindi si è sia nel presente che nel passato. Eppure, con la loro filosofia di vita, anche nel futuro visto che per loro è la stessa cosa, cioè spirito e materia sono la stessa cosa. Noi siamo materia e spirito e lo spirito ritorna ad

essere materia nella reincarnazione. Hanno una visione negativa della reincarnazione, perché se ci si è comportati male si torna nella vita - per loro - infernale, però è un concetto filosofico interessante da approfondire.

Il momento più tragico è stato questo: purtroppo hanno dei problemi di acqua potabile (non si sa come: hanno l'Himalaya, le sorgenti dell'Himalaya arrivano fino al Gange, questo fiume che attraversa cinque o sei Paesi prima di arrivare al mare, i ghiacciai eterni e quindi dovrebbero avere tanta acqua e tanta energia), che manca molte ore al giorno a Kathmandu e questo è incomprensibile. Purtroppo il terremoto ha peggiorato la situazione, quindi il Nepal ha bisogno

anche di aggiornamenti tecnologici di questo tipo. Purtroppo è un momento difficile per la popolazione, come ha scritto la nostra guida nepalese che è sopravvissuta al terremoto insieme alla sua famiglia. Quindi, purtroppo, il momento tragico è stato quando mi sono resa conto che ho bevuto acqua che non era potabile e ho detto Dio, Dio!

Questo è stato il momento triste, ma basta compare le bottigliette di acqua confezionata e si sta a posto ed è un dispiacere, perché pensare che

Sull'Himalaya non ci sia acqua potabile delle sorgenti è dura, vuol dire che c'è qualcuno che la utilizza male. Peccato per la popolazione!

Poi, anche lì, ci dovrebbe essere uno sfruttamento maggiore dell'energia elettrica, invece manca l'energia elettrica e quindi credo che se l'Italia riuscisse anche ad intrattenere rapporti politici con questi Paesi, probabilmente riuscirebbe a dargli una mano e questo è quello che abbiamo tentato di fare!

PRESENTAZIONE DI KATHMANDU: LA VALLE INCANTATA

 

EMANUELA SCARPONI. Grazie a tutti voi per essere qui presenti, mi chiamo Emanuela Scarponi e sono l'autrice di questo libro, che è un reportage di viaggio fotografico dal nome: «Kathmandu: La Valle Incantata».

L'Ufficio stampa è di Cinzia Loffredo, che è qui presente, esperta del settore e, ancora più esperto del settore è Evaldo Cavallaro; psicologo e esperto di ipnosi.

Io ho fatto questa esperienza di viaggio e l'ho riportata, seguirà poi un documentario che parlerà di Kathmandu, poiché il 25 aprile del 2016, a dispetto di tutte le filosofie del mondo, purtroppo è crollata una città e volevo che rimanesse in mente a tutti quanti e rimanesse immortale il ricordo della cultura e l'architettura Malla presente nella città di Kathmandu. Chiunque sia viaggiatore sa perfettamente che raggiungere Kathmandu è un obiettivo fondamentale per avere una visione più ampia del mondo. Questa giornata, dedicata a tematiche così particolari e settoriali, comunque ricomprende anche questo argomento, poiché molti di questi interrogativi, presenti in tutti noi, trovano delle risposte filosofiche nelle religioni e nelle filosofie orientali e nepalesi, cioè nell'induismo e nel buddhismo.

La cosa molto interessante è che, anche nella conferenza di egittologia, si affrontano le medesime tematiche, sempre aperte tra tutti gli scienziati, che cercano adesso risposta negli studi di fisica quantistica e quant'altro, per cercare di capire perché, in effetti, questi antichi popoli riuscivano a dare risposte ad interrogativi ancora oggi attuali e senza risposta ancora oggi.

Quindi ho riportato questo reportage di viaggio e fotografico, che ha due livelli di lettura: uno concreto e reale, cioè fatto di visite di siti archeologici e luoghi sacri indiani, che partono da Varanasi; un posto incredibile dove tutti dovrebbero andare, perché avviene la cremazione che si vedrà meglio nelle immagini del documentario.

Sono solita parlare per tre tipi di linguaggi: la scrittura e quindi la riflessione, ma anche i documentari, frutto di immagini scattate e filmate durante il percorso. Da Varanasi si raggiunge Lumbini, dove nasce il Buddha e poi sul Gange ripercorrendo esattamente quello che per gli induisti è il percorso dell'anima quando il corpo muore e viene distrutto. Da lì l'anima va e riprende il suo percorso fino al Nirvana, in alto negli alti cieli sopra l'Himalaya.

Ciò che unisce il Nepal all'India sono l'induismo e il buddhismo, dove si ha il concetto di acqua come elemento purificatore dell'animo umano, che poi si ritrova anche nella nostra religione cattolica. Questo per dire che, in effetti, il mondo nel quale noi viviamo e che ci insegue per dare un'origine alla nostra vita è il medesimo che troviamo nelle popolazioni antiche e negli antichi libri Veda.

Vedrete poi nel documentario che si inizia con delle frasi di Dante Alighieri, che parla del Gange, poiché Varanasi con il Gange effettivamente sembra dare l'immagine del fiume Acheronte, con Caronte che porta le anime all'inferno, viste le cremazioni e i fuochi; quindi ho fatto anche uno studio e un paragone su Dante e l'Oriente, di cui molti hanno parlato.

La fine del viaggio coincide con la lettura degli antichi testi Veda, che sono i più antichi libri del mondo. Quindi passiamo dalla filosofia occidentale a quella orientale in pieno. Buddha è un rivoluzionario esattamente come Gesù; cioè Buddha interviene in una situazione di grande difficoltà storica dove le caste governavano il sistema sociale. Lascio ad Evaldo Cavallaro l'interpretazione del libro.

 

 

EVALDO CAVALLARO. Lei parla della Valle incantata però, in realtà, forse più che la valle ad essere incantata è stata Emanuela ad essere incantata del viaggio in Nepal, del Gange, di Buddha e così via.

Vorrei passare al filmato e chiudere l'intervista che faccio ad Emanuela con alcune riflessione e una piccola lettura di un brano.

Innanzitutto, nel leggere il libro di Emanuela, ho rivissuto le atmosfere di tre film fondamentali, che probabilmente conoscete tutti e avete visto tutti e, se non li avete visti, consiglio assolutamente di vederli. Uno ovviamente è il Piccolo Buddha di Bertolucci, che è citato anche da Emanuela. L'altro è Passaggio in India, vi ricordate il vecchio film di David Lean, del 1984, dove effettivamente la protagonista si trova immersa in questa atmosfera, nei templi.

Anzi, parlando di templi, siccome Emanuela scrive nel libro che alcuni templi che si trovano in Nepal sono ricchi di scene da un lato religiose e anche erotiche, alcuni amici che sono voluti venire oggi mi chiedevano quando organizzi il prossimo viaggio, perché vogliamo vederli assolutamente.

Ma l'altro film che ho visto recentemente, l'anno scorso, un film vecchio, un film del 1947 addirittura, che abbiamo visto con Lucia (mia moglie) su suggerimento di un nostro amico, è Narciso nero; se non l'avete mai visto è un film interessantissimo, grandioso e le protagoniste sono alcune suore cristiane che si trovano ad "aprire" un piccolo monastero e a vivere in un monastero che già esisteva, in quest'atmosfera incredibile, stranissima, coinvolgente, magica, surreale e al tempo stesso estremamente "devastante" dal punto di vista psicologico, proprio nell'Himalaya. E da qui Narciso nero. I registi sono Michael Powell e il famoso Emeric Pressburger. Consiglio assolutamente di vederlo, perché lo capirete leggendo questo brano del libro.

Emanuela si trova a visitare e comincio: la terza piazza che visito è quella di Bhaktapur, anch'essa sviluppatasi di fronte al palazzo Reale, ma con una differenza sostanziale ................ È un susseguirsi continuo di templi dedicati a Shiva, templi a forma di Pagoda. Ogni tipologia è caratterizzata da materiali, forme, colori di popolazioni differenti. Tutto questo è collegato attraverso stradine in cui è visibile l'architettura popolare delle case costruite in legno. Sarà che è un giorno di festa, sarà che è il momento del tramonto, sarà che stranamente sento silenzio, sarà che non sono sola, sarà che essendo la terza che vedo inizio a fare attenzione ai dettagli, ma è qui che perdo letteralmente la testa.

Tutto ciò che mi circonda mi entra nel profondo ed ubriaca i miei sensi. Rimbalzo, giro come una trottola, mi fermo, resto immobile; è qui che mi innamoro, è qui che la cultura dei Malla entra nella mia anima. Lo percepisco in ogni mia cellula, ora so con certezza cosa significa essere in Nepal. L'occhio si fissa nell'obiettivo, cerco di fotografare i palazzi, i tetti, le pagode, le finestre, i colori, .............. architettonici, ma non so quale grandangolo ci vorrebbe per dare l'idea della tridimensionalità di questa sporgente piazza magica.

Tutto sembra muoversi intorno, cambia ogni volta l'immagine, è quasi impossibile rendere l'idea da una foto, provo con la telecamera. La piazza è maestosa, non entra in altezza o in larghezza, non entra in profondità, si incolla di fronte e perdo la prospettiva angolare, vi sono letteralmente dentro, dentro un mondo sconosciuto fatto di pagode rosse, mattoni, tetti, finestre in legno, portoni scolpiti, in mezzo ad una folla colorata di esseri umani delle più svariate etnie. C'è da domandarsi: che qualità avesse la roba che ti avevano dato? Bravissima, complimenti.

 

EMANUELA SCARPONI. No, no, è tutto naturale.

Evaldo Cavallaro qui ha presentato il libro e devo dire che l'analisi psicologica e tutta la visione del viaggio è stata totale. Ciò che non avrei mai voluto.

 

EVALDO CAVALLARO. Un'ultima cosa. Vi ricordate - almeno come lo riferisce Herman Hesse in Siddharta - che cosa dice quello che il piccolo Buddha, nel senso che non è ancora diventato il Buddha, quando lascia la casa principesca materna, quindi lascia gli agi, lascia la ricchezza, lascia il benessere, lascia la sicurezza per conoscere il mondo e gli dicono: ma come farai a sopravvivere? Vi ricordate quali sono le parole con cui Siddharta risponde? È fantastico ed è estremamente importante anche per tutti noi oggi (non ho figli, ma per chi abbia figli è sicuro) e dice: non ho bisogno di niente, so pensare, so aspettare, so digiunare. Non mi serve nient'altro per vivere nel mondo.

 

EMANUELA SCARPONI. E così non aggiungo altro.

Vediamo adesso il documentario, che sarà anche scientifico e devo dire: APN ONG pubblisher siamo noi. Siamo diventati anche editori e andremo avanti così. Questo è il nostro destino.

Ringraziamo Cinzia Loffredo per averci organizzato questa presentazione del libro e ringraziamo per lo spazio che ci avete dato e buona visione.