Articolo di Emanuela Scarponi

Spesso anche i buoni testi di storia della letteratura ignorano
oppure esaminano solo nelle linee generali, autori africani o asiatici che in questo
nostro secolo hanno presentato una ricca produzione letteraria - in versi e/o in prosa -
nella lingua inglese o in quella francese. Per quanto concerne il campo della letteratura
africana di espressione francese, un personaggio africano di particolare rilievo è
Léopold Sédar Senghor.

Per poter meglio apprezzare l'autore occorre prima presentare la sua origine, il
suo luogo natale, l'uomo, il personaggio: tutto ciò esercita un’influenza determinante
sulla sua formazione e produzione letteraria.

Infatti dell'opera di questo figlio del continente africano, cui egli è
rimasto sempre molto legato, nulla si potrebbe gustare se non si tenesse conto dei
seguenti fattori decisivi:la sua patria, il Senegal, il suo paese natio; Joal; le sue
profonde radici nella terra africana, alla quale egli si é abbeverato sin dalla nascita ed
ha analizzato i complessi problemi socio-politico-culturali; la sua seconda patria, la
Francia, dov'egli ha trascorso parecchi anni, ha compiuto una parte dei suoi studi, ha
insegnato assimilando giorno dopo giorno, la lingua francese compiuto una parte dei
suoi studi, ha insegnato, assimilando giorno dopo giorno la lingua francese, fino a farla
diventare il suo secondo idioma, anzi il primo quale mezzo internazionale di
comunicazione del suo pensiero, dei suoi appelli, dei suoi sentimenti. Se si dà uno
sguardo alla carta geografica, si nota che nel continente africano il Senegal confina a
Nord con la Mauritania, a Sud con la Guinea e Guinea Bissau, ad Est con la
Repubblica del Mali, mentre ad Ovest esso ha di fronte l'enorme distesa dell’Oceano
Atlantico.

E' in questa terra lambita in parte dalle acque dell'Oceano che il
piccolo Léopold ha visto la luce nel 1906 da padre cattolico, grande proprietario
terriero che fece fortuna con il commercio. Ruolo importante fu svolto soprattutto dalla
madre, la quale per le consuetudini in vigore nel gruppo dei Sérères continuò a
rimanere legata, anche dopo il matrimonio, al suo clan, continuò a fruire dei suoi beni
e ad essere considerata e rispettata.

A tale proposito sarebbe di particolare interesse uno studio dal

titolo: la donna nell'opera di Senghor. Balzerebbe subito evidente l'ammirazione che
egli ha sempre avuto per la donna, vista soprattutto nel difficile ma nobile compito
dell'educazione dei figli. E'un'educazione nella quale il bambino si abbevera alla fonte
dell'africanità, di cui egli riceve l'essenza.

Il prenome Léopold si spiega perché egli è figlio di un
cristiano,mentre Sédar è giustificato dalla sua appartenenza alla razza Sérère.I primi
anni della sua vita sono caratterizzati dall'ambiente africano; anche la lingua nella
quale egli esprime la gioia o il lamento, la preghiera e la gratitudine è africana: il
SERERE.

Nel 1913, mentre l'Europa sente già i prodromi della lunga e tremenda
guerra mondiale, il piccolo Léopold Sedar entra nella scuola missionaria di Joal ed
inizia lo studio di quella lingua internazionale - il francese - nella quale dovrà poi
eccellere come insegnante e come scrittore.

La sua educazione si svolge in un ambiente cattolico sotto lla
guida dei "Pères du Saint Esprit" nel collegio Libermann a pochi chilometri dal citato
villaggio di Joal. Se in Europa, la guerra è ormai scoppiata ed infuria, in quella piccola,
la località del Senegal, il ragazzo Senghor progredisce nella cultura francese, impara a
servir messa e prende dimestichezza con i canti della liturgia romana.
Dal natio villaggio di Joal al liceo di Dakar il passo è importante: c'è il primo
impatto con un grande centro, la capitale della sua terra africana, c'è l'inizio dei suoi studi
liceali.
Nel ragazzo divenuto più maturo spiccano le doti del giovane avido di conoscere;
a differenza dei suoi coetanei egli preferisce la lettura ai giochi, lo sceivere alla pratica di
gare sportive.
Che cosa poté provare l'africano poco più che ventenne quando all'inizio del 1928,
ottenuta una borsa di studio, partì per la Francia, di cui egli aveva tanto studiato la storia
ed i vari aspetti della cultura? Quale emozione dovette soffocare quando si trovo' per la
prima volta nella città di Parigi, delle cui luci e della cui fama egli aveva sentito parlare nel
suo liceo in terra d'Africa?
Lasciamo la parola allo stesso Senghor:
“...c'est un professeur de la Sorbonne, M. Ernout, je crois, que je dois la chance d'etre au
lycee Luis-le grand. J'etais dèbarquè à Paris un jour gris d'octobre 1928. Malgreè tout ce
que j'en avis lu, le dèpaysement fut grand, qui s'accentua, quelques sémaines après, lorsque
je m'assis dans un amphiteatre, de la Sorbonne.

Livré à la libertè de l'etudiant, je n'arrivais pas à m'organiser, à travailler, j'etais

dèsemparè. Quel giorno Leopold Sèdar Senghor sentì la nostalgia del suo paese natio.
Come vedremo, la nostalgia costituirà uno dei temi ofonafmentali nella creazione letteraria
del nostro autore. Erano i suoi compagni di studio uomini che eccelleranno nel campo
della letteratura, quali Thierry Maulnier e Paul Guth, oppure nell'ambito della poitica come
George Pompidou, Primo ministro del Presidente de Gaulle, e successivament anche lui
capo di Stato, dal 1969 al 1974. Agli inizi degli anni trenta Senghor conseguì la licence dès
lettres per poi ottenere, nel 1935, l'agrégation de grammaire.. Questi due titoli universitari
gli procurarono la soddisfazione d'insegnare materie classiche in un liceo francese, prima
nella città di Tours dal 1935 al 1944 e poi a Parigi dal 1944 al '48. Ne aveva compiuta di
strada l'africano del Senegal quando il 3 settembre del 1939 la Francia insieme con la Gran
Bretagna scese in guerra a fianco della Polonia invasa dalle truppe naziste del Terzo
Reich! Ma il cammino sarebbe stato molto più lungo e costellato di tappe gloriose, sia dal
punto di vista politico, sia da quello letterario. Prima di entrare nella parte centrale di
questa conversazione, ossia quella concernente Senghor ed il movimento letterario noto
con il nome di Négritude, Senghor e la civiltà dell'universale, Senghor poeta, mi sia
concesso di spendere qualche parola sull’uomo politico. Pochissimi sono stati nello
stesso tempo figli del loro Paese africano e naturalizzati cittadini francesi com'è il caso
del nostro autore. E' pur vero che non capita spesso di assorbire profondamente la cultura
del Paese europeo nel quale si è accolti ed amare questa terra fino al punto di servirla in
guerra nelle vesti di semplice soldato, subire per essa la ha prigionia e soffrire nei campi di
concentramento. Questo figlio naturalizzato francese non era rimasto insensibile
all'appello lanciato dal Generale de Gaulle quando nel 1940 tutto sembrava che in
Francia sprofondasse nelle tenebre dell'occupazione nazista. Ecco però che, dopo gli
anni bui coincidenti con il Governo di Vichy, uno sprazzo di luce ritorna, e Senghor
riprende il "cursus honorum che lo porterà in tre lustri dalla cattedra di lingue e culture
africane nell'Ecole Nationale della Francia d'Oltre-Mare a Presidente del suo Senegal, la
terra a lui così cara. Infatti dal 1949 al I960 egli s’impone non soltanto come letterato, ma
anche come personalità politica a livello internazionale. Le molteplici missioni da lui
svolte con abilità in noti centri del nostro continente – quali Bruxelles, Lisbona, Firenze,
Strasburgo – giustificano ampiamente la sua dichiarazione di affetto all'Europe à qui nous
sommes liès par le nombril”. E' un altro esempio luminoso di legame tra
letteratura e politica come la Francia ha più volte dato in questi utlimi due secoli. Basti
pensare a Chateauxbriand, a Lamartine, a Stendhal nel XIX secolo ed a Claudel, a
Saint-John Perse, a Giraudoux in questo XX secolo.


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